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    REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA (1950-1990). Organismo politico creato nei territori della Germania orientale occupati dall'Unione sovietica a seguito della ...

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Repubblica Democratica Tedesca

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Erezione del Muro di BerlinoErezione del Muro di Berlino
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1

Introduzione

Repubblica Democratica Tedesca o RDT (tedesco Deutsche Demokratische Republik, DDR), stato dell’Europa centrale costituito il 7 ottobre del 1949; era uno dei due stati in cui fu divisa la Germania dopo la sconfitta del Reich tedesco nella seconda guerra mondiale. Nell’orbita di influenza sovietica fin dalla sua costituzione, la RDT cessò di esistere il 3 ottobre 1990 in seguito all’avvenuta riunificazione con la Repubblica Federale Tedesca.

Alla fine della seconda guerra mondiale i leader delle potenze vincitrici, riuniti nella conferenza di Potsdam, decisero di dividere temporaneamente la Germania e la capitale Berlino, situata nella zona sovietica, in quattro zone d’occupazione (francese a sud-ovest, inglese a nord-ovest, statunitense a sud e sovietica a est). Il sopraggiungere della Guerra Fredda rese impossibile trovare una soluzione concordata al problema della ricostruzione della Germania e la divisione da temporanea divenne “definitiva”, con un governo comunista nella parte orientale del paese sotto il controllo dell’Unione Sovietica e un regime liberal-democratico in quella occidentale controllata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

La RDT includeva i Länder di Berlino, Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia, con capitale Berlino. Al momento della riunificazione aveva una popolazione di circa 16 milioni di abitanti, e un apparato produttivo più sviluppato rispetto alla media degli altri paesi del Blocco orientale (Unione Sovietica esclusa).

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Gli anni di Ulbricht

Walter Ulbricht fu il protagonista della politica della Germania Orientale per oltre venticinque anni. Attivista comunista sin dalla gioventù, fu tra i fondatori, nel 1946, del Partito socialista unificato tedesco (SED, Sozialistische Einheitspartei Deutschlands) rimanendone alla guida sino al 1973 e ricoprendo nel contempo le cariche di primo ministro della Repubblica e di presidente del Consiglio di stato.

Deciso ad avviare la ricostruzione del paese, uscito distrutto dalla guerra, sulla base di strette relazioni con gli altri stati comunisti, nel 1950 stipulò un trattato con la Polonia per il riconoscimento della linea di confine sull’Oder-Neisse ed entrò a far parte del Comecon, mentre cinque anni dopo si fece promotore del patto di Varsavia. Confermandosi tra i più fedeli alleati dell’URSS, inviò truppe a sostegno della repressione della rivolta cecoslovacca del 1968 (vedi Primavera di Praga).

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Le relazioni con la Germania Occidentale

Negli anni Cinquanta le relazioni tra le due Germanie si mantennero estremamente tese, riflettendo il più generale clima della Guerra Fredda che aveva portato alla divisione dell’Europa in due blocchi. Ulteriori difficoltà pose la divisione di Berlino nei due settori occidentale e orientale: per frenare il flusso inarrestabile di tedeschi che si trasferivano in Occidente semplicemente passando da un settore all’altro della città (flusso calcolato in oltre due milioni di persone), nel 1961 Ulbricht ordinò la costruzione di una barriera di cemento fortificata che isolava completamente Berlino Est da Berlino Ovest, il cosiddetto Muro di Berlino.

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Il rigido controllo del partito

Sul piano della politica interna, la principale preoccupazione di Ulbricht fu ricostruire l’economia del paese, impresa gravata di difficoltà perché l’Unione Sovietica pretendeva il pagamento di tre quarti delle riparazioni tedesche complessive. Nel 1953 l’aumento delle quote di produzione disposte dal governo per soddisfare le richieste di pagamento sovietiche (aumento che non si traduceva in un miglioramento del livello di vita della popolazione) e la carenza di generi alimentari provocarono rivolte di lavoratori che furono represse con l’aiuto delle truppe di occupazione sovietiche.

Dopo un decennio i deludenti risultati ottenuti spinsero le autorità centrali all’adozione di un nuovo piano economico (1963) accompagnato da forme di parziale decentramento: il drenaggio di risorse da parte dell’URSS ne venne così molto limitato; da quel momento la ripresa economica della Germania Orientale non tardò a manifestarsi, alimentata anche da livelli di innovazione tecnologica decisamente superiori alla media del blocco comunista. Fu così possibile una politica di aumento dei salari e l’edificazione di un efficiente stato sociale che, offrendo numerosi servizi, consolidò il consenso e la stabilità del regime (senza peraltro allentare i rigidissimi controlli messi in atto dalla polizia segreta).

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