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Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Con William Pitt il Giovane, divenuto nel 1783, a 24 anni, il più giovane primo ministro della storia britannica (1783-1801 e 1804-1806), si delineò la figura di primo ministro nella sua accezione moderna. Pur essendo favorevole alle riforme politiche, all’abrogazione delle restrizioni imposte ai protestanti non anglicani e all’abolizione del commercio degli schiavi, non ottenne una maggioranza parlamentare per dar corso a tali misure; i vicini eventi della Rivoluzione francese, provocarono infatti nel Regno Unito l’isolamento dei riformatori e l’introduzione di una legislazione fortemente repressiva.
Tra la fine del XVIII secolo e il 1815 l’Europa fu sconvolta dalla guerra (vedi Guerre napoleoniche). La prima coalizione contro i francesi, voluta da Pitt (con Prussia, Austria e Russia), si sciolse nel 1796, e nel 1797 la Gran Bretagna subì una sconfitta navale e tentativi di invasione francesi, che portarono all’Atto di unione con l’Irlanda (1801) e alla formazione del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; l’assemblea legislativa di Dublino venne soppressa e i 100 rappresentanti irlandesi entrarono a far parte del Parlamento di Londra. L’ascesa al potere di Napoleone I preoccupò ancor più gli inglesi, che costituirono con Russia, Austria e Regno di Napoli la seconda coalizione. Dopo ripetute sconfitte subite dalla coalizione, solo la vittoria navale riportata da Horatio Nelson a Trafalgar (1805) scongiurò l’invasione napoleonica della Gran Bretagna. La Francia fu definitivamente sconfitta solo nel 1815, nella battaglia di Waterloo; il Regno Unito, che emerse dalle guerre napoleoniche come la maggiore potenza del mondo, era anche afflitto da una gravissima crisi economica e sociale.
A Giorgio III, sofferente di una malattia mentale, succedette, nel 1820, il figlio Giorgio IV. L’impero britannico guadagnò alcuni ex possedimenti olandesi, come la Colonia del Capo e Ceylon (l’odierno Sri Lanka). Sul fronte interno, il malcontento della popolazione sfociò in numerose rivolte, che furono duramente represse dal governo, che tuttavia, negli anni Venti, avviò una politica di riforme al fine di scongiurare il pericolo di una sollevazione rivoluzionaria. Nel 1830 Guglielmo IV succedette a Giorgio IV e al governo britannico si insediò un gabinetto whig presieduto da Charles Grey. La principale questione politica del biennio 1831-32 fu la riforma parlamentare voluta dai whig. Approvata dopo un infuocato dibattito nel giugno del 1832, questa contemplava una ridistribuzione dei seggi in favore delle nuove città industriali e l’estensione del diritto di voto al ceto medio di proprietari, quasi raddoppiando l’elettorato. La riforma favoriva il sistema partitico sia a livello locale che nazionale, indebolendo l’influenza del sovrano e della Camera dei Lord. La legge di riforma del lavoro del 1833 limitava l’orario lavorativo di donne e bambini e istituiva degli ispettori; nello stesso anno fu abolita la schiavitù. Nel 1837 a Guglielmo IV succedette la nipote diciottenne Vittoria, il cui regno avrebbe segnato un’epoca di fondamentale importanza per la storia britannica. Il governo conservatore di Robert Peel (1841-1846) abolì i dazi commerciali, reintroducendo al contempo la tassa sul reddito e, nell’inverno 1845-46, in seguito alla carestia che aveva colpito l’Irlanda, approvò la totale abolizione delle leggi sul grano, con il sostegno dei whig e l’opposizione di due terzi del suo partito. La conseguente divisione dei conservatori riportò al potere i whig (1846). Nel 1846 l’Irlanda fu colpita da una nuova carestia, che provocò la morte di circa un milione di persone tra il 1847 e il 1851. La soppressione delle leggi sulla navigazione (1849) diede un forte impulso agli scambi commerciali. Fu inoltre abolito il lavoro femminile e minorile nelle miniere (1842), e nelle fabbriche l’orario di lavoro fu limitato a 10 ore giornaliere (1847). Venne infine introdotta una regolamentazione delle strutture sanitarie urbane (1842) e delle ferrovie (1844).
Tra la fine degli anni Quaranta e i tardi anni Sessanta del XIX secolo, il Regno Unito conobbe un periodo di grande prosperità economica, che solo in parte risentì delle guerre sul continente e oltremare. La Grande Esposizione di Londra del 1851 divenne l’emblema del primato industriale britannico. La rete ferroviaria raddoppiò la sua estensione, vennero inaugurate le comunicazioni via telegrafo e il processo di lavorazione inventato alla metà del secolo da Henry Bessemer ridusse il costo dell’acciaio, potenziando le attività del settore siderurgico. Alleatosi con la Francia di Napoleone III, il Regno Unito partecipò alla guerra di Crimea nel 1854. Nel 1859, sedata la Grande rivolta indiana, il governo britannico si sostituì definitivamente alla Compagnia delle Indie Orientali, facendo dell’India britannica una colonia della Corona. Il Regno Unito mantenne una difficile neutralità durante la guerra civile americana (1861-1865), favorì l’unificazione italiana e assistette con timore alla creazione di un impero tedesco sotto la dominazione prussiana di Otto von Bismarck. Dopo il 1865, la politica britannica fu dominata dal contrasto fra due eminenti figure politiche, William Ewart Gladstone e Benjamin Disraeli, che si alternarono al governo per sedici anni. L’adozione di barriere tariffarie da parte di Stati Uniti, Germania e Francia rivalutò l’importanza delle colonie come mercati e inaugurò un’epoca di concorrenza con la Russia in Medio Oriente e lungo il confine indiano. Hong Kong e Singapore furono i principali centri del commercio britannico in Cina e nel Pacifico meridionale. La realizzazione del canale di Suez (1869) ebbe come conseguenza indiretta il protettorato britannico sull’Egitto, nel 1882. La regina Vittoria divenne imperatrice delle Indie nel 1876. La politica del ministro delle colonie, Joseph Chamberlain, contribuì allo scoppio della guerra anglo-boera nel 1899, che, dopo la presa di Johannesburg e Pretoria nel 1900, si sarebbe conclusa nel 1902.
All’indomani della guerra boera, il Regno Unito concluse un trattato di alleanza con il Giappone (1902) e pose fine a diversi decenni di rivalità con la Francia con l’Entente cordiale (1904) che, dopo la composizione dei contrasti con la Russia, si costituì in Triplice Intesa (1907), con l’intento di controbilanciare la Triplice Alleanza fra Germania, Austria e Italia. All’inizio del regno di Edoardo VII, succeduto alla regina Vittoria, la politica britannica fu dominata dalle questioni interne. Durante il governo conservatore del primo ministro Arthur Balfour (1902-1905) venne riformata l’istruzione secondaria. Le elezioni generali del 1906 conferirono ai liberali una schiacciante maggioranza e divenne più forte il Partito laburista nato nel 1893, che ottenne 29 seggi. Grazie soprattutto a David Lloyd George e Winston Churchill, il governo gettò inoltre le fondamenta del Welfare State (vedi Stato sociale). La ripresa dei conservatori alle elezioni generali del 1910 obbligò i liberali a cercare l’appoggio dei nazionalisti irlandesi per rimanere al potere. Gli anni tra il 1911 e il 1914 furono segnati da grandi scioperi di minatori, portuali e lavoratori del settore dei trasporti. Le donne del movimento delle suffragette condussero importanti manifestazioni in favore dell’emancipazione femminile. Al tentativo dei liberali di approvare l’Home Rule per l’Irlanda si opposero i protestanti della provincia settentrionale dell’Ulster; in seguito le trattative tra le parti vennero interrotte dallo scoppio della prima guerra mondiale.
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