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Bonaventura da Bagnoregio (Bagnoregio 1217 ca. - Lione 1274), filosofo e teologo cristiano, santo e dottore della Chiesa. Nel 1235 Bonaventura si trasferì a Parigi per studiare teologia con Alessandro di Hales, divenendo maestro reggente nel 1254. Entrato nell’ordine dei francescani nel 1243, ne venne eletto ministro generale nel 1257, all’epoca in cui l’ordine era fortemente diviso sulla questione della povertà professata da san Francesco. Egli ricompose il dissidio e venne perciò considerato come il secondo fondatore dell’ordine. Papa Gregorio X (1271-1276) lo ordinò cardinale arcivescovo di Albano nel maggio 1273 e lo incaricò di presenziare alla preparazione del secondo Concilio di Lione (1274), deputato a ricomporre il cosiddetto “Scisma greco” con la Chiesa d’Oriente (vedi Scisma). Bonaventura morì l’anno seguente. Tra le sue opere principali si ricordano il Commentario alle Sentenze (1250-54), il Breviloquium (1254-57) e l’Itinerarium mentis in Deum (1259).
Il pensiero di Bonaventura si caratterizza in primo luogo per l’affermazione del primato della teologia sulla filosofia e per la riduzione di tutte le scienze alla teologia. Questa concezione non lo portò tuttavia a un rifiuto della cultura filosofica, com’era avvenuto invece un secolo prima con Bernardo di Chiaravalle. Nonostante le critiche mosse al sistema aristotelico (che proprio negli stessi anni veniva assimilato nei quadri del pensiero cristiano da Tommaso d’Aquino), Bonaventura ne fece propri alcuni temi, rielaborandoli alla luce della filosofia di Agostino. Bonaventura accolse la teoria aristotelica della coesistenza di un principio materiale e di un principio formale in un’unica sostanza individuale, ma la inserì in un sistema di ispirazione platonica e agostiniana, affermando che l’anima non è semplicemente forma del corpo, come volevano gli aristotelici, ma è una sostanza di per sé, separabile dal corpo.
Da Agostino, Bonaventura derivò anche la dottrina dell’illuminazione divina dell’intelletto umano: se l’anima si forma i concetti universali delle realtà empiriche a partire dall’opera dei sensi, le nozioni spirituali (la conoscenza che l’anima ha di Dio e di se stessa) le derivano invece da un’interiore luce divina, la quale consente inoltre di cogliere la “similitudine” che collega il mondo al suo creatore. L’anima può così compiere un’ascesa mistica che dalla contemplazione del mondo visibile conduce fino all’unione estatica con Dio: per questa dottrina, esposta nell’Itinerarium mentis in Deum, Bonaventura può essere considerato fra i maggiori esponenti della mistica medievale, insieme con Bernardo di Chiaravalle.
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