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    Il Concilio ecumenico Vaticano II è stato il ventunesimo e, finora, ultimo dei concilii della Chiesa cattolica. Indetto da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, al suo annuncio ...

  • Centro Studi e Ricerche sul Concilio Vaticano II

    Comitato Scientifico: Romeo Astorri (Milano); Guy Bedouelle o.p. (Fribourg); Alfonso Carrasco Rouco (Madrid); Philippe Chenaux (Roma); Jean-Dominique Durand (Lyon-Roma);

  • Documenti Concilio Vaticano II

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Concilio Vaticano II

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Concilio Vaticano IIConcilio Vaticano II
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Introduzione

Concilio Vaticano II Ventunesimo concilio ecumenico della Chiesa cattolica, divenuto simbolo dell’apertura della Chiesa al mondo. Il concilio fu convocato da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 ed ebbe 178 sedute, delle quali la prima l’11 ottobre 1962 e l’ultima l’8 dicembre 1965. Di 2908 tra vescovi e altri titolati a parteciparvi, all’apertura ne erano presenti 2504 provenienti da tutto il mondo.

Nel maggio 1959 si chiesero indicazioni a vescovi, facoltà teologiche e università; furono quindi nominate 13 commissioni preparatorie composte da più di mille partecipanti. Membri votanti furono i vescovi cattolici e i generali degli ordini religiosi maschili, ma erano presenti, per la prima volta nella storia dei concili, delegati-osservatori delle Chiese protestanti e ortodosse, e dei laici cattolici maschi; nel 1964 furono aggiunte inoltre alcune uditrici.

Gli argomenti da trattare vertevano sui moderni mezzi di comunicazione, sulle relazioni tra cristiani ed ebrei, sulla libertà religiosa, sul compito dei laici nella Chiesa, sulla liturgia, sulle relazioni con gli altri cristiani e non-cristiani, credenti e atei, sui compiti del clero e sulla formazione sacerdotale.

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Documenti principali e conclusioni

Il Concilio emanò sedici documenti, in particolare le costituzioni sulla divina rivelazione (Dei Verbum, 18 novembre 1965) e sulla Chiesa (Lumen Gentium, 11 novembre 1964) e la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo moderno (Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965).

Per la costituzione sulla divina rivelazione ci si avvalse dei migliori biblisti; la costituzione sulla Chiesa sottolineò il modello biblico nell’organizzazione della comunità cristiana, invece del modello giuridico precedentemente dominante: definendo la Chiesa “popolo di Dio”, evidenziò la natura di servizio degli uffici sacerdotale ed episcopale, la responsabilità collegiale, condivisa da tutti i vescovi dell’intera Chiesa e la chiamata di tutti i membri della Chiesa a essere santi e a partecipare alla missione di diffondere il Vangelo.

La costituzione pastorale, muovendo da un’analisi teologica dell’uomo e del mondo, si volse poi a settori specifici come matrimonio e famiglia, vita culturale, sociale ed economica, la comunità politica, guerra e pace, relazioni internazionali.

La costituzione sulla liturgia promosse una partecipazione comunitaria più attiva alla messa, quale rito centrale del culto cristiano. Fu il primo passo verso mutamenti che dal 1971 produssero, ad esempio, la sostituzione del latino con le varie lingue nazionali. Altri documenti cercarono un terreno comune di trattativa e di incontro con ortodossi, protestanti e non cristiani, e condannarono ufficialmente l’antisemitismo.

Papa Giovanni XXIII aveva indetto il Concilio con una nota positiva, ponendo tra i suoi obiettivi l’aggiornamento della Chiesa cattolica e la realizzazione dell’unità dell’umanità e dei cristiani. Papa Paolo VI, che continuò il Concilio dopo la morte di Giovanni XXIII nel 1963, accolse questi obiettivi aggiungendovi quello del dialogo con il mondo moderno.

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Reazioni

La reazione al Concilio Vaticano II fu generalmente favorevole. Uno dei risultati più rilevanti fu lo sviluppo delle relazioni tra le Chiese cristiane, ma il diffondersi di correnti di cambiamento, alcune delle quali estranee alle decisioni conciliari, allarmò i gruppi cattolici tradizionalisti, timorosi che le riforme fossero state troppo radicali: emerse così un dissenso organizzato, con critiche al Concilio e ai due papi rivolte in particolare alle riforme liturgiche.

Il più risoluto tra i tradizionalisti che rifiutavano le riforme del Concilio Vaticano II fu l’arcivescovo francese Marcel Lefèbvre (1905-1991): egli giunse ad affermare che le novità conciliari nascevano dall’eresia e sfociavano in essa. Fu tentata, senza successo, una riconciliazione. Paolo VI lo sospese a divinis (cioè dalle funzioni di sacerdote e vescovo) nel 1976, ma egli continuò la sua attività, compresa l’ordinazione di sacerdoti per comunità tradizionaliste, motivo per il quale fu scomunicato nel 1988.

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