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L'inflazione da domanda si verifica allorché la domanda aggregata supera le scorte disponibili, forzando aumenti dei prezzi e incrementando le spese per salari e materie prime e i costi d'esercizio e finanziari. L'inflazione da costi si verifica quando i prezzi aumentano per coprire le spese totali e mantenere margini di profitto. Una diffusa spirale costo-prezzo si presenta, a lungo andare, non appena gruppi e istituzioni rispondono a ogni nuova tornata di aumenti. La deflazione appare quando gli effetti della spirale si invertono. Per spiegare le variazioni degli elementi fondamentali della domanda e dell'offerta, gli economisti hanno indicato tre fattori: la quantità disponibile di moneta; il livello aggregato del reddito; e un insieme di elementi che deprimono la produttività. I sostenitori del monetarismo ritengono che le variazioni nel livello dei prezzi riflettano quelle nell'offerta di moneta. Essi suggeriscono che, per creare prezzi stabili, l'offerta di moneta dovrebbe aumentare a un tasso stabile commisurato alla reale capacità produttiva dell'economia. I detrattori di questa teoria ribattono che le variazioni nell'offerta di moneta sono una risposta ad aggiustamenti dei livelli dei prezzi, e non la causa degli stessi. La teoria dell'inflazione dell'economista inglese John Maynard Keynes si basa invece sul livello aggregato del reddito. Secondo la scuola keynesiana, sono le variazioni nel reddito nazionale che determinano i tassi di consumo e investimento; pertanto, le spese statali e le politiche di imposizione fiscale dovrebbero essere utilizzate per mantenere una piena produttività e alti livelli di occupazione. L'offerta di moneta dovrebbe venire regolata in modo da finanziare il livello desiderato di crescita economica evitando crisi finanziarie e alti tassi di interesse che scoraggiano il consumo e l'investimento. Le spese statali e le politiche fiscali possono venire utilizzate per sconfiggere inflazione e deflazione regolando la domanda e l'offerta. Una terza teoria si concentra su taluni fattori suscettibili di erodere la produttività, quali, ad esempio: mutamenti nella composizione ed età della forza lavoro; l'eccessiva proliferazione di regolamentazioni pubbliche; il dirottamento di investimenti di capitale a usi improduttivi; la crescente scarsità di alcune materie prime ecc.
Gli effetti specifici dell'inflazione e della deflazione sono molteplici e cambiano nel tempo. La deflazione, causata dalla stagnazione della produzione economica e dalla disoccupazione, innesca ribassi dei prezzi che talvolta possono incoraggiare aumenti di consumo, investimento e commercio estero. L'inflazione inizialmente accresce i profitti aziendali, dato che salari e altri costi rimangono indietro rispetto agli aumenti dei prezzi, con l'effetto di incrementare investimenti di capitale e pagamenti di dividendi e interessi. Le spese personali possono aumentare per la tendenza a comprare prima che i prezzi dei beni salgano ulteriormente; la potenziale rivalutazione delle proprietà immobiliari può attirare compratori. L'inflazione interna migliora temporaneamente la bilancia commerciale, se il medesimo volume di esportazioni può essere venduto a prezzi più alti. Nonostante questi guadagni temporanei, tuttavia, l'inflazione alla lunga distrugge le normali attività economiche. I tassi di interesse salgono per compensare aumenti previsti dell'inflazione, e tali aumenti scoraggiano la spesa dei consumatori e riducono il valore di azioni e obbligazioni. L'impatto dell'inflazione sul reddito dei singoli individui dipende da molte variabili. Coloro che hanno redditi relativamente fissi, e specialmente chi appartiene alla fascia di reddito basso, risentono dell'inflazione in fase di accelerazione, mentre chi è dotato di potere contrattuale può tenere il passo dell'inflazione o addirittura beneficiarne. Coloro i quali dipendono invece da attività patrimoniali con valori nominali fissi, come i conti correnti di risparmio, pensioni, assicurazioni e titoli di credito a lungo termine, subiscono un'erosione della ricchezza reale; altre attività con valori flessibili, come proprietà, opere d'arte, materie prime e beni durevoli possono tenere il passo dell'inflazione o superarla. In genere l'inflazione avvantaggia i debitori e svantaggia i creditori, in quanto i debiti vengono pagati con denaro che perde potere d'acquisto nel tempo e i tassi di interesse tendono a restare indietro rispetto agli aumenti dei prezzi. A lungo andare, una diffusa 'psicologia inflazionistica' domina le decisioni economiche dei settori pubblico e privato.
Le politiche di stabilizzazione tentano di eliminare gli effetti distorti di inflazione e deflazione ripristinando la normale attività economica. Il requisito fondamentale è un'espansione stabile della moneta e del credito, commisurata alla crescita reale e ai bisogni del mercato finanziario. Le banche centrali possono influenzare la disponibilità e il costo della moneta e il volume del credito, sia controllando le riserve obbligatorie sia con altre procedure di regolazione. La stretta monetaria imposta durante le espansioni cicliche riduce la pressione inflazionistica; una politica accomodante durante le recessioni cicliche favorisce la ripresa della finanza. È peraltro ovvio che le misure monetarie devono essere affiancate da politiche fiscali e della spesa pubblica finalizzate anch'esse all'obiettivo della stabilizzazione. Alcuni studiosi hanno raccomandato l'uso di varie politiche dei redditi per combattere l'inflazione. Queste variano dalle disposizioni vincolanti su salari, prezzi, canoni e tassi di interesse, agli incentivi e disincentivi fiscali fino alle semplici indicazioni di applicazione facoltativa. I sostenitori di tali politiche affermano che le autorità dovrebbero adottare le misure monetarie e fiscali fondamentali, mentre i critici sottolineano l'inefficacia dei precedenti programmi di controllo nei paesi industrializzati e mettono inoltre in discussione l'opportunità di accrescere il controllo statale sulle decisioni economiche private. Le future politiche di stabilizzazione si concentreranno, con ogni probabilità, sul coordinamento delle politiche monetarie e fiscali e sugli sforzi volti a ripristinare la produttività e a sviluppare nuove tecnologie.
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