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Bangladesh

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Bangladesh: bandiera e innoBangladesh: bandiera e inno
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7.3

Instabilità politica e terrorismo

Nell’aprile del 2000, con una “legge sulla sicurezza pubblica”, il Parlamento conferì al primo ministro poteri straordinari, sollevando aspre reazioni da parte delle associazioni per i diritti umani e delle opposizioni, che intensificarono le agitazioni chiedendo le dimissioni del governo. Nell’aprile del 2001 salì la tensione con l’India: per fermare i lavori di costruzione di una strada in territorio conteso ai confini con l’Assam, le truppe del Bangladesh lanciarono un’offensiva che causò la morte di una ventina di soldati indiani.

Nelle elezioni del 1° ottobre 2001 il Partito nazionalista riconquistò la maggioranza e dopo cinque anni Khaleda Zia tornò a ricoprire la carica di primo ministro. Nel novembre seguente venne eletto presidente Badruddoza Chowdhury, che pochi mesi dopo fu costretto a rassegnare le dimissioni e sostituito da Iajuddin Ahmed. L’impegno preso dal governo per combattere la criminalità, nonostante le rigide misure adottate (e denunciate dall’opposizione come lesive dello stato di diritto), stentò a dare esiti positivi. Nel 2002 iniziò peraltro a delinearsi con alcuni attentati dinamitardi la minaccia del terrorismo di matrice islamica. Nello stesso anno il Bangladesh accolse in visita ufficiale il presidente pakistano Pervez Musharraf, che porse formali scuse per le sofferenze e i danni arrecati al paese dalle forze pakistane nel 1971.

Nel 2004 si riacuì lo scontro tra governo e opposizione. Fatta oggetto di una serie di attentati che presero di mira, in agosto, la stessa Hasina Wajed, la Lega Awami chiamò più volte il paese allo sciopero generale, abbandonando nel contempo il Parlamento. La campagna terroristica colpì in seguito altri esponenti della Lega, ma anche l’alto commissariato britannico e organizzazioni non governative come la Grameen Bank dell’economista Muahammad Yunus. L’ondata di violenze causò un peggioramento delle relazioni con l’India, che nel 2005 boicottò i lavori della South Asian Association for Regional Cooperation (SAARC). Nello stesso anno il governo bengalese ammise per la prima volta l’esistenza di gruppi terroristici islamici, mettendo fuorilegge due organizzazioni; una di queste in agosto rivendicò un’azione terroristica condotta con 350 ordigni di basso potenziale su tutto il territorio nazionale, che causò due morti e più di cento feriti. In novembre, altri attentati colpirono Chittagong e Gazipur, causando la morte di dodici persone.

7.4

Sviluppi recenti

Nel febbraio 2006 la Lega Awami rientra in Parlamento, ponendo fine al boicottaggio. A ottobre, al termine del mandato di Begum Khaleda Zia, la guida del governo è assunta ad interim dal presidente Iajuddin Ahmed tra le proteste della Lega Awami.

Di fronte all’esplosione di nuove violenze, nel gennaio 2007 viene proclamato lo stato d’emergenza. Le elezioni politiche previste per quel mese vengono rimandate prima di alcuni giorni e poi indefinitamente; alla guida del governo provvisorio è chiamato l’economista Fakhruddin Ahmed. In marzo, sei militanti di organizzazioni estremiste islamiche sono condannati a morte e giustiziati. Il governo provvisorio avvia una campagna anticorruzione che colpisce esponenti politici di entrambi i principali schieramenti; anche Begum Khaleda Zia è accusata di corruzione, mentre Hasina Wajed è a sua volta indagata per la morte di quattro persone uccise durante scontri tra opposte fazioni nell’ottobre 2006.

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