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Nazionalizzazione

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1

Introduzione

Nazionalizzazione Passaggio di attività produttive dal settore privato al settore pubblico dell’economia mediante provvedimenti di carattere legislativo. Il diritto internazionale riconosce agli stati il diritto di nazionalizzare attività economiche di proprietà di società straniere dietro corresponsione di un equo indennizzo.

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Nazionalizzazione tra economia pianificata e controllo statale

Una politica di nazionalizzazione viene intrapresa quando un governo ritiene di tutelare l’interesse generale della nazione ponendo alcune attività economiche o interi settori produttivi sotto il diretto controllo dello Stato. Nella sua forma più estrema, la nazionalizzazione si confonde con il collettivismo. In seguito alla Rivoluzione d’ottobre (1917) e alla costituzione dell’Unione Sovietica, la nazionalizzazione su vasta scala costituì la premessa dell’economia centralizzata, il modello economico al quale, dopo la seconda guerra mondiale e fino agli inizi degli anni Novanta, si conformarono tutti i paesi dell’area di influenza comunista (vedi Blocco orientale).

Anche nei paesi occidentali, dopo la seconda guerra mondiale, molti governi adottarono una politica di nazionalizzazioni rivolta a porre sotto il controllo pubblico settori strategici dell’economia. In Gran Bretagna, ad esempio, in seguito alla vittoria del Partito laburista alle elezioni del 1945, il governo di Clement Attlee attuò un vasto programma di nazionalizzazione: nel 1946 furono nazionalizzate la Banca d’Inghilterra, le miniere di carbone e il settore ospedaliero; nel 1947 toccò ai trasporti e all’industria elettrica; il gas fu nazionalizzato nel 1948, l’industria siderurgica nel 1949. Successivamente i laburisti nazionalizzarono le industrie aeronautica e cantieristica.

Analogo passaggio dal settore privato a quello pubblico si verificò in Francia negli ambiti bancario, dei trasporti, energetico. In Francia le ultime nazionalizzazioni furono effettuate negli anni Ottanta, durante la prima presidenza di François Mitterrand.

In Italia particolare importanza assunse la nazionalizzazione dell’industria elettrica (1962). Ma già da tempo (1905) erano state nazionalizzate le ferrovie. L’Italia, inoltre, attraverso le partecipazioni statali stava sperimentando fin dagli anni Trenta un altro modello di intervento diretto dello Stato nell’attività produttiva. Il sistema delle partecipazioni statali, infatti, senza alterare la natura privatistica delle imprese, diede ai governi italiani del dopoguerra, tramite l’IRI, il controllo di banche, di settori industriali considerati strategici, come la siderurgia, dell’Alitalia e della RAI. Nel 1953 fu costituito l’ENI, che riunì aziende operanti nel settore energetico.

Anche in molti paesi ex coloniali i governi ricorsero alla nazionalizzazione per sottrarre il controllo delle risorse nazionali a società o paesi stranieri; nel 1956, ad esempio, Gamal Abdel Nasser, il nuovo presidente dell’Egitto, nazionalizzò il canale di Suez, evento che causò una grave crisi e l’intervento militare della Gran Bretagna, della Francia e di Israele (vedi Crisi di Suez). La nazionalizzazione di settori strategici nei paesi del Terzo Mondo ha suscitato in molti altri casi la reazione di stati occidentali e delle grandi e potenti compagnie multinazionali che, ritenendosi colpiti nei loro interessi, sono giunti a ispirare e finanziare colpi di stato contro i governi legittimi.

3

Dalla nazionalizzazione alla privatizzazione

Alla fine degli anni Settanta del Novecento si registrò un’inversione di tendenza, soprattutto perché le industrie controllate dallo Stato venivano considerate eccessivamente burocratizzate e inefficienti. Negli anni Ottanta, sotto la guida del primo ministro Margaret Thatcher, in Gran Bretagna si sviluppò quindi la tendenza alla privatizzazione, cioè la vendita delle imprese controllate dallo Stato al settore privato. Una tendenza analoga è in atto in molti paesi, fra i quali l’Italia, poiché lo Stato non può più farsi carico di settori industriali non strategici e, per di più, in perdita (la siderurgia, ad esempio, o i trasporti aerei).

Diverso è invece il caso del passaggio in mano privata di settori di primaria importanza per la vita di un paese, come il sistema sanitario, quello carcerario o quello energetico: in questi campi gli esiti delle esperienze britannica e statunitense sono tuttora molto controversi.

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