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Giornalismo

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Eugenio ScalfariEugenio Scalfari
Struttura articolo
2.3

Il giornalismo televisivo

Le trasmissioni televisive divennero commercialmente praticabili solo nel corso degli anni Cinquanta. La loro espansione a partire da quel momento fu però vertiginosa. I telegiornali della sera, che inizialmente erano lunghi circa quindici minuti, sono stati prolungati ai trenta minuti attuali, e i notiziari locali nelle maggiori città arrivano a un’ora o anche più. In Italia, dove le trasmissioni televisive furono avviate nel 1954, l’azienda radiotelevisiva di stato, la RAI, conservò il monopolio fino al 1979. In quell’anno avvenne una liberalizzazione delle emittenti televisive che portò, inizialmente, a una situazione di assoluta anarchia, in cui nacquero alcune migliaia di emittenti locali.

Nel corso degli anni Ottanta però le reti di proprietà della Fininvest di Silvio Berlusconi hanno conquistato una posizione di assoluto predominio nel campo delle televisioni private, fino a configurare una situazione che è molto vicina a un duopolio, con i network nazionali contrapposti ai tre canali di stato. Mentre la televisione pubblica continua a finanziarsi in prevalenza grazie al pagamento di un canone di abbonamento annuale obbligatorio, le emittenti private dipendono economicamente dalle quote pagate dagli inserzionisti pubblicitari. Dai primi telegiornali pionieristici si è passati a una situazione in cui praticamente ogni rete alterna sistematicamente, durante l’arco di tutta la giornata, notiziari giornalistici a programmi di intrattenimento.

3

I giornalisti come critici sociali

Nel corso del XIX secolo i giornali e le riviste si impegnarono sempre più nell’analisi di problemi o istanze di natura politica o sociale, utilizzando tale impegno anche come un mezzo per attrarre il pubblico di massa. In questo senso i giornalisti hanno sempre esercitato un’importante funzione informativa a favore dell’opinione pubblica.

Negli anni Sessanta, ad esempio, la televisione statunitense fece arrivare in tutte le case le dimostrazioni per i diritti civili, e mostrò anche i mezzi brutali usati talvolta dalle autorità per reprimerle. I reporter impegnati sul fronte della guerra del Vietnam, quando si resero conto che i notiziari ufficiali mentivano rispetto alle proporzioni e alle caratteristiche dell’impegno bellico statunitense, avviarono una campagna d’informazione che sarebbe diventata decisiva per convincere l’opinione pubblica a prendere posizione contro la guerra.

Nel 1972 e nel 1973, guidata dalle indagini di due reporter del “Washington Post”, la stampa mise in luce i legami fra l’amministrazione del presidente repubblicano Richard Nixon e una rapina avvenuta nel quartier generale del Partito democratico: è la vicenda conosciuta come scandalo Watergate. Le udienze in Senato sulla vicenda e, successivamente, i lavori preparatori per la procedura di impeachment (cioè di messa in stato d’accusa del presidente e conseguente sua estromissione dalla carica) furono trasmesse in diretta dalla televisione e attrassero un largo pubblico. Subito dopo il presidente Nixon dovette rassegnare le dimissioni.

Nel complesso la stampa italiana non ha sempre avuto un atteggiamento così rigoroso e fermo nel denunciare i casi di corruzione. Tuttavia, non vanno dimenticati i fondamentali contributi dati da molti giornalisti italiani nello scoprire e denunciare alcune clamorose vicende di disfunzione politica e sociale: basti ricordare lo scandalo della Banca Romana (1894), le inchieste sul caso di corruzione economica (lo scandalo Lockheed) che coinvolse alcuni politici italiani e che portò alle dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone (1978) o i molti giornalisti “scomodi” assassinati negli ultimi decenni dalla mafia e dalla ‘ndrangheta.

A causa dei vigorosi attacchi fatti dalla stampa ai governi e delle denunce spesso violente nei confronti delle situazioni di disagio sociale, non poche persone si sono convinte che le indagini giornalistiche si fossero spinte oltre i limiti nel loro ruolo di salvaguardia dell’opinione pubblica. Da questa persuasione derivarono varie reazioni: in molti casi l’insoddisfazione per il comportamento della stampa portò alla formazione di organismi preposti al controllo dei fenomeni di irresponsabilità dei giornalisti. Ad esempio, in Gran Bretagna la Press Complaints Commission controlla rigidamente ogni trasgressione che possa andare a danneggiare il sistema informativo; allo stesso modo l’organizzazione francese Reporters Sans Frontières, così come l’associazione Amnesty International controllano e combattono le violazioni della libertà di stampa da parte dei governi.

Nel corso del XX secolo non si può dire che la libertà di stampa sia stata seriamente impedita in Occidente, salvo che nel periodo delle due guerre mondiali. Tuttavia, se questa è stata la tendenza generale, non bisogna dimenticare le innumerevoli dittature che, nel passato e anche al presente, impediscono l’esercizio della libertà d’informazione e manipolano l’opinione pubblica con la propaganda di regime.

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