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Gioielleria

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Introduzione

Gioielleria Insieme dei gioielli e degli oggetti preziosi usati fin dalle epoche più antiche come ornamento personale, come segno di distinzione sociale o come emblema di una particolare fede religiosa. Più generalmente, il termine 'gioielleria' è riferito a oggetti di molti tipi, realizzati in ceramica, in metallo, con minerali o con materiali organici, quali piume, cuoio, pelo, squame, ossa, conchiglie, legno. In senso più stretto il vocabolo si riferisce a pietre preziose o semipreziose, lavorate e incastonate, e a oggetti fabbricati con metalli nobili quali oro, argento, platino, ma anche rame e ottone.

Molto di quanto si conosce dei gioielli prodotti nell'antichità è stato dedotto dai ritrovamenti nelle tombe, grazie all'usanza diffusa presso diversi popoli di seppellire i defunti insieme ai loro oggetti personali, oltre che dalle figure ritratte in dipinti e sculture. Merita ricordare inoltre che sino all'età moderna, in assenza di strumenti adatti, le pietre preziose non venivano tagliate e sfaccettate, ma levigate, dando loro una superficie tondeggiante chiamata, con un termine francese, cabochon.

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I gioielli egizi

Gli antichi egizi produssero splendidi gioielli in oro o argento, impreziositi con pietre quali corniola, diaspro, ametista, turchese e lapislazzuli oppure con smalto e vetro. La produzione egizia includeva diademi, collane dai grani larghi, pettorali di forma squadrata, bracciali di diverse fogge e anelli. Molti gioielli erano decorati con simboli religiosi, come lo scarabeo, il loto, il falcone, il serpente e l'occhio. Il periodo di massima fioritura della gioielleria egizia si ebbe durante il Nuovo Regno: ne è superbo esempio il corredo funerario rinvenuto nella tomba di Tutankhamon (XVIII dinastia), oggi conservato al Museo egizio del Cairo.

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I gioielli in Medio Oriente

Nelle tombe sumeriche, assire e babilonesi del III e II millennio a.C. sono state rinvenute grandi quantità di oggetti in oro e argento, nonché collane, orecchini e amuleti decorati con motivi zoomorfi e pietre preziose incastonate. Uno degli esempi più raffinati è il diadema reale in oro proveniente dalla città di Ur, oggi custodito al British Museum di Londra.

Gioielli di raffinata fattura venivano fabbricati anche in Anatolia, Persia e Fenicia. Le tecniche di lavorazione erano molto avanzate e comprendevano la granulazione (copertura a minuscole sfere d'oro), la filigrana, l'incastonatura di gemme e lo smalto cloisonné o champlevé.

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I gioielli greci e romani

Le testimonianze sui gioielli della Grecia antica non sono molto numerose. Fino al V secolo a.C. infatti la produzione di preziosi non fu tra le attività artigianali principali, soprattutto per la difficoltà di reperire l'oro. Più numerosi sono i reperti risalenti al periodo ellenistico, quando la Grecia entrò in contatto con i popoli orientali e la sua cultura ne venne largamente influenzata. Si affermò uno stile caratterizzato dall'abbondanza di elementi decorativi: i gioielli accrebbero il loro pregio e la loro bellezza e fu introdotto l'uso delle pietre preziose. Nello stesso periodo, si cominciò a decorare diademi e orecchini con figure di divinità o scene di stile naturalistico, secondo gli stili già affermati nella medaglistica e in numismatica.

Per quanto riguarda l'Italia, di particolare rilievo artistico è la gioielleria etrusca (VII-III secolo a.C.), inizialmente influenzata dalla produzione greca e orientale. I preziosi etruschi – in avorio, oro, terracotta, rame e bronzo – presentano un'ampia gamma di motivi ornamentali (geometrici, vegetali e figurativi) e testimoniano l'abilità degli artisti nelle tecniche di lavorazione più diverse, quali la granulazione, l'incisione e lo sbalzo.

Fino al V secolo a.C., a Roma la produzione di gioielli non fu particolarmente fiorente, sia per la scarsità d'oro, sia a causa delle leggi suntuarie. Solo alla fine della repubblica e agli inizi dell'era imperiale, quando il controllo statale sugli eccessi del lusso venne meno, la gioielleria romana raggiunse risultati di grande interesse. Nonostante l'assoluta semplicità di forme e motivi che caratterizzò i monili romani, la qualità tecnica e la purezza dei materiali ne fecero oggetti preziosissimi: gli artigiani svilupparono inoltre metodi nuovi quali il niello e l'opus interassile, che consiste nell'inserire sagome di metallo pregiato in un disegno realizzato in cavo o a traforo su una superficie. Altrettanto diffuse erano la tecnica della smaltatura e la lavorazione a intaglio di cammei, talvolta di grandi dimensioni. Di grande bellezza sono gli anelli, spesso con pietre incise a sigillo, i fermagli, i gioielli d'ambra e le collane, con maglie a catena e monete d'oro come ciondoli.

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