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Eisenhower, Dwight David

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Dwight D. EisenhowerDwight D. Eisenhower
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1

Introduzione

Eisenhower, Dwight David (Denison, Texas 1890 - Washington 1969), generale e uomo politico statunitense, trentaquattresimo presidente degli Stati Uniti d’America (1953-1961).

2

La carriera militare

Diplomato all’Accademia militare di West Point, fu decorato per meriti di guerra durante il primo conflitto mondiale. Nel 1942 fu nominato comandante delle forze statunitensi in Europa dal capo di stato maggiore dell’esercito George C. Marshall. Eisenhower guidò le forze alleate durante l’occupazione dell’Africa del Nord e dell’Italia nella seconda guerra mondiale, e diresse le operazioni dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944).

Alla fine della guerra divenne capo di stato maggiore: si occupò della smobilitazione dell’esercito e della creazione di un’adeguata forza militare di difesa. Nel 1951 fece ritorno in Europa come comandante supremo della NATO, l’Organizzazione del trattato del Nord Atlantico.

3

Il mandato presidenziale

3.1

La politica interna

Nel 1952 si presentò alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti come candidato del Partito repubblicano. Grazie all’enorme popolarità legata ai successi ottenuti in guerra, incontrò il favore anche dei democratici e fu eletto con uno scarto di oltre sei milioni e mezzo di voti sul suo avversario Adlai Stevenson.

In politica interna seguì una linea moderata: ampliò il programma di previdenza sociale e riformò il sistema scolastico. Nel 1954 la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole e Eisenhower non esitò a inviare le truppe federali a Little Rock, in Arkansas (1957) per sedare i disordini e garantire i diritti civili alla popolazione di colore.

Il suo sostegno al movimento antisegregazionista fu comunque piuttosto tiepido e le critiche alla sua amministrazione evidenziarono anche la modesta risposta alle accuse mosse dal senatore Joseph McCarthy contro presunti sovvertitori comunisti all’interno del governo.

3.2

La politica estera

Sul piano della politica estera, un anno dopo la sua elezione a presidente Eisenhower firmò l’armistizio che pose fine alla guerra di Corea (27 luglio 1953), ormai giunta a un punto di stallo. Rafforzò il sistema di alleanze occidentali (favorì, tra l’altro, l’ingresso della Repubblica Federale Tedesca nella NATO) e firmò accordi con i paesi del Terzo Mondo, con l’obiettivo di porre un freno all’espansionismo sovietico.

Nella gelida atmosfera della Guerra Fredda, a lui si devono i primi tentativi di distensione con l’Unione Sovietica, contrassegnati da una prima conferenza “al vertice” a Ginevra nel 1955 tra le due superpotenze e la visita negli Stati Uniti del primo ministro sovietico Nikita Kruscev nel 1959. Il clima di disgelo fu però interrotto dall’incidente dell’U-2, l’aereo-spia americano abbattuto mentre sorvolava il territorio sovietico.

Il mandato presidenziale fu rinnovato a Eisenhower per la seconda volta nel 1957; anche dopo la scadenza del mandato, comunque, egli rivestì un ruolo politico importante e i suoi consigli ebbero una notevole influenza su molte iniziative dei presidenti che gli succedettero: John F. Kennedy e Lyndon B. Johnson.

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