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Properzio, Sesto (Assisi 50 ca. - Roma 15 ca. a.C.), poeta latino. Esponente di una famiglia della piccola nobiltà italica, danneggiata dalle confische terriere durante la guerra civile, si recò ancor giovane a Roma. Agli studi giuridici e alla carriera forense preferì presto la poesia e la frequentazione dei salotti eleganti della capitale, fino a essere ammesso (forse nel 28 a.C.) nel circolo di Mecenate.
Scrisse unicamente elegie, soprattutto di argomento amoroso, dedicate a una donna chiamata Cynthia, il cui vero nome, secondo alcuni critici, sarebbe stato Hostia: in realtà il personaggio, dai contorni fortemente letterari, è ben lungi dall’essere stato identificato con sicurezza. Nel primo dei suoi quattro libri, pubblicato intorno al 28 a.C., Properzio canta i tormenti della passione amorosa con il suo alternarsi di esaltazione e di sofferenza: l’amore è infatti schiavitù totale (servitium) verso la donna amata e porta il poeta-amante a perdere la propria dignità, tanto da non esitare a definirsi “misero” proprio nel componimento d’esordio della raccolta. Le ventotto elegie di questo libro contengono dunque una vastissima casistica di situazioni amorose, in parte derivanti dall’esperienza autobiografica e in parte desunte dalla tradizione della poesia erotica a lui precedente. Properzio subì infatti l’influsso di Catullo e di Cornelio Gallo, e in particolare del poeta alessandrino Callimaco, da cui attinse il gusto per il mito inteso sì come elemento letterario ed erudito, ma anche come simbolo di universalizzazione dell’esperienza umana, compresa quella amorosa. Sintesi dunque di autobiografia, suggestioni letterarie, nobilitazioni mitologiche, le elegie properziane divennero a loro volta – come quelle dei contemporanei Tibullo e Ovidio – modelli della poesia d’amore di varie epoche successive.
Il successo dell'opera gli guadagnò l'amicizia di Mecenate, sempre in cerca di nuovi ingegni da attirare alla corte di Augusto. Degli altri tre libri, due contengono ancora appassionate elegie d'amore, anche se nel terzo si evidenzia una doppia crisi: quella del suo rapporto d’amore con Cynthia e quella della sua vena poetica erotica. Nel quarto libro, invece, su suggerimento di Mecenate (o forse dello stesso Augusto), l'autore incluse componimenti di carattere patriottico, le cosiddette “elegie romane”. In queste Properzio volle dare ragione di culti e tradizioni religiose del popolo romano, con quel gusto eziologico ed erudito di approccio alla mitologia derivato da Callimaco, e in particolare dagli Aitia. Da questo attinse pure la ricerca dello stile raffinato ed elegante, il rifiuto della solennità e verbosità dell’epica; non si deve dunque pensare alla poesia civile di Properzio come a un’esperienza solenne di sapore arcaizzante, permeata unicamente dello spirito del mos maiorum, ma come a un innovativo connubio di temi romani e gusto alessandrino, assai più consono alla personalità “moderna” dell’autore. Lo stile di Properzio, da sempre considerato poeta “difficile”, si caratterizza per inconcinnitas (irregolarità) e abbondante uso di ardite figure retoriche, atte ad accentuare il pathos dell’esperienza amorosa. La lingua, varia, ricercata, incline a qualche sperimentalismo, è ricca di parole-chiave ascrivibili al lessico della poesia erotica e riprese da numerosi altri poeti d’epoca successiva.
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