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Questo metodo studia le tracce lasciate, nei minerali o nei vetri, dal passaggio di particelle nucleari emesse dalla fissione spontanea di impurità di uranio 238. L’età in anni viene calcolata determinando il rapporto tra la densità di tracce di fissione spontanea e quella di tracce di fissione indotta. Questo metodo, particolarmente efficiente per miche, tectiti e meteoriti, è stato usato per datare il periodo compreso tra circa 40.000 anni fa e un milione di anni fa, un intervallo che non è coperto né dal metodo del radiocarbonio né da quello potassio-argo. Le rocce che abbiano subito forti riscaldamenti o che siano state esposte al bombardamento di raggi cosmici, tuttavia, possono fornire date non corrette.
Tecniche di recente messa a punto consistono nella determinazione della concentrazione degli isotopi di renio e osmio in formazioni rocciose. Uno sviluppo interessante riguarda invece la tecnica radiometrica del berillio 10, già nota per l’analisi di campioni geologici e applicata ora anche a manufatti preistorici. Il berillio 10 è un isotopo radioattivo che si forma dal berillio stabile per effetto dell’esposizione all’azione dei raggi cosmici. Alcuni campioni di selce utilizzata in epoca preistorica per la costruzione dei primi manufatti – come punte di frecce e utensili da taglio – sono stati appunto sottoposti all’analisi del berillio 10, nell’ipotesi che la loro esposizione ai raggi comsici abbia avuto inizio nel momento della lavorazione dei manufatti. L’impiego di questa tecnica per la datazione di reperti preistorici apre nuove prospettive agli studi archeologici e paleontologici.
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