![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 8 di 8
Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Nel quadro della profonda crisi economica che aveva spinto più della metà della popolazione sotto la soglia di povertà, alla fine di aprile del 2001 tra i berberi della Cabilia esplose una violenta rivolta, innescata dalla brutale uccisione di un diciottenne per mano della polizia. In seguito alla dura repressione della protesta da parte dell’esercito – che aprì il fuoco sulla folla, causando decine di morti e centinaia di feriti – il moto di ribellione si estese rapidamente dal capoluogo Tizi Ouzou agli altri centri della regione. La lotta delle popolazioni berbere si intensificò e si estese alle altre parti del paese e, in giugno, la marcia di un milione di persone sulla capitale Algeri si concluse con violentissimi scontri. Ad aggravare ulteriormente la situazione, agli inizi dell’estate ripartì l’offensiva terroristica del GIA, causando centinaia di vittime. Nell’aprile 2002, a un mese dalle elezioni legislative, il Parlamento votò un emendamento alla Costituzione che istituì la lingua berbera come lingua nazionale, ma si trattò di un gesto poco più che simbolico nel processo di riconoscimento dell’identità berbera.
Le elezioni politiche del 2002 videro il ritorno in forze del Fronte di liberazione nazionale (FLN), l’ex partito unico, che conquistò – secondo i dati ufficiali contestati dalle opposizioni – circa un terzo dei suffragi e la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento (199 su 389). Il Raggruppamento nazionale democratico, maggioritario nella precedente legislatura, ottenne solo l’8,2% dei suffragi e 47 seggi, superando di poco i due partiti islamisti moderati del Movimento di riforma nazionale e del Movimento della società per la pace (ex Hamas), che conquistarono rispettivamente 43 e 38 seggi. Le elezioni – alle quali partecipò solo il 46% degli aventi diritto e furono boicottate dal Raggruppamento per la cultura e la democrazia e da altri partiti di opposizione – registrarono l’affluenza più bassa dall’indipendenza; in Cabilia, dove non si era ancora spenta la protesta, si recò alle urne meno del 2% degli elettori. Al termine dello scrutinio elettorale Alì Benflis fu confermato nelle sue funzioni di primo ministro e segretario generale dell’FLN. Agli inizi del 2003, Jacques Chirac compì la prima visita di un capo di stato francese in Algeria dopo l’indipendenza del paese. Salutata con entusiasmo, essa rappresentò soprattutto una dimostrazione di sostegno da parte della Francia, indispensabile nel processo di normalizzazione delle relazioni internazionali perseguito da Bouteflika. Un nuovo conflitto si aprì all’interno del governo algerino agli inizi del 2004, quando il primo ministro Benflis, intenzionato a non appoggiare la candidatura di Bouteflika nelle imminenti elezioni presidenziali, venne rimpiazzato da Ahmed Ouyahia, primo ministro dal 1995 al 1998 e segretario generale del Raggruppamento nazionale democratico. Per tutta risposta, l’FLN ritirò i suoi rappresentanti dal governo candidando Benflis alle presidenziali. Le elezioni, svoltesi in aprile, si chiusero con la schiacciante vittoria di Bouteflika, che si impose sugli avversari con oltre l’83% dei voti, ma le opposizioni denunciarono numerose irregolarità nelle operazioni di scrutinio. Nel settembre 2005 l’Algeria si recò alle urne per il referendum sulla “Carta per la pace e la riconciliazione”, una legge rivolta secondo il governo che la propose a chiudere definitivamente il violento scontro civile che aveva insanguinato il paese dal 1992. La Carta sancì di fatto la non perseguibilità dei reati, anche gravi, perpetrati durante lo scontro civile sia dai terroristi islamici sia dalle forze di polizia e dell’esercito alle quali, secondo un documento ufficiale pubblicato pochi mesi prima del referendum, erano da attribuirsi circa 6.000 delle 150.000 vittime dello scontro civile. Secondo i dati ufficiali – contestati da diversi partiti dell’opposizione, che disertarono le urne – il referendum vide un’elevata partecipazione (circa l’80% degli aventi diritto) e venne approvato a larga maggioranza (97%).
Nel corso del 2006 si rafforza nel paese il fenomeno terroristico. Il Gruppo salafita per la preghiera e il combattimento che nel gennaio 2007 prende il nome di Al Qaeda per il Maghreb islamico, mette a segno una serie di attentati (di cui uno ad Algeri a poca distanza dalla sede del governo) provocando decine di morti e centinaia di feriti. Nelle elezioni politiche di maggio, precedute da una serie di scontri tra esercito e gruppi terroristici, si conferma al primo posto il Fronte di liberazione nazionale, che perde tuttavia un terzo dei seggi passando da 199 a 136. Al secondo posto si conferma il Raggruppamento nazionale democratico, seguito dagli islamici moderati del Movimento della società per la pace. Il Raggruppamento per la cultura e la democrazia, che aveva boicottato le elezioni del 2002, ottiene 19 seggi.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |