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Risultati di Windows Live® Search Astrolabio Strumento utilizzato fin dall’antichità per misurare l’altezza dei corpi celesti sull’orizzonte. Nella sua versione più semplice esso consiste di un cerchio, o di una sezione di cerchio, diviso in gradi e con un braccio mobile, detto “alidada”, imperniato al centro. Quando il punto zero indicato sul cerchio viene allineato con l’orizzonte, è possibile misurare l’elevazione (e l’azimut) di qualunque corpo celeste guardando lungo il braccio. Nelle versioni più sofisticate, al di sopra del primo cerchio, detto “madre” (ma più piccolo di questo), si trova la lamina, ovvero un sottile disco su cui è incisa una proiezione stereografica del globo e dell’emisfero celeste; sopra la lamina è montata infine la “rete”, un disco decorato e traforato contenente un certo numero di indicatori di stelle. L’astrolabio probabilmente fu inventato dall’astronomo greco Ipparco e fu a lungo utilizzato da Tolomeo. Il suo uso fu introdotto in Europa dagli arabi nel X secolo. Nel XVI secolo, poco prima dell’invenzione del telescopio, l’astronomo danese Tycho Brahe costruì un astrolabio con un raggio di 3 m, con il quale raccolse i dati che in seguito utilizzò per elaborare un proprio modello del sistema solare, alternativo sia a quello tolemaico sia a quello copernicano. Piccoli astrolabi costituirono i principali strumenti dei navigatori fino a che, nel corso del XVIII secolo, vennero resi obsoleti dal sestante. Una versione moderna dell’astrolabio, detta “a prisma”, è utilizzata ancora oggi per eseguire precise misurazioni di latitudine e longitudine. Dall’astrolabio derivò il notturlabio (noto anche come notturnale o, semplicemente, orologio notturno), che fino al XV secolo fu molto utilizzato per stabilire l’ora di notte. La misurazione dipendeva dalla possibilità di vedere Dubhe e Merak, due stelle dell’Orsa Maggiore chiamate anche “Puntatori”: tali stelle, allineate permanentemente con la stella polare, formano insieme a essa una sorta di ideale lancetta celeste che compie un giro completo ogni giorno. Il notturlabio è composto da due dischi sovrapposti: sul primo (e più grande) è inciso un calendario; sopra di esso ruota l’altro disco sul quale sono segnati due periodi di 12 ore; al di sopra è collocata l’alidada. Per sapere l’ora, si colloca l’alidada sulle 12 e, tenendo dritto lo strumento, si guarda verso la stella polare attraverso il foro centrale; l’alidada, una volta allineata con i Puntatori dell’Orsa, indica l’ora. Il notturlabio permetteva di stabilire l’ora con un’approssimazione di circa 15 minuti.
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