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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
La Slovacchia è amministrativamente suddivisa in otto distretti (okres), che includono anche il territorio autonomo della capitale. I distretti, a loro volta suddivisi in 79 province, non possiedono poteri definiti dall’ordinamento costituzionale. Le otto divisioni amministrative sono: Banská Bystrica, Bratislava, Košice, Nitra, Prešov, Trenčín, Trnava, Žilina. La città di Bratislava, capitale del paese, ha una popolazione di 425.000 abitanti (2003); altro centro di rilievo è Košice.
Rispetto alle confinanti regioni ceche, l’economia slovacca è sempre stata piuttosto arretrata; infatti, nel contesto della Cecoslovacchia, la Slovacchia contribuiva per un quarto alla composizione del prodotto interno lordo e per un decimo al bilancio federale. Il settore industriale, il cui sviluppo iniziò solo dopo il 1948, rimase a lungo vincolato all’industria bellica e quasi interamente dipendente dalla domanda dell’Unione Sovietica e degli altri paesi del blocco orientale. L’economia del paese ha pertanto sofferto per scioglimento, alla fine degli anni Ottanta, del Consiglio di mutua assistenza economica (vedi COMECON) e di altre strutture di cooperazione tra stati comunisti. Nel gennaio 1993, all’atto della divisione della Cecoslovacchia, i due governi ceco e slovacco decisero inizialmente di mantenere una medesima valuta, l’unione commerciale e l’apertura delle frontiere, ma dall’8 febbraio 1993 le due repubbliche adottarono unità valutarie differenti, provocando forti ripercussioni sulle relazioni commerciali tra i due paesi. Subito dopo la proclamazione dell’indipendenza, la Slovacchia è divenuta membro del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dal cui aiuto economico (e da quello dell’Unione Europea) dipende tuttora. Secondo i dati Eurostat, il tasso di disoccupazione ammontava al 17,5% nel 2003. Diversamente dalla Repubblica Ceca, negli anni Novanta la Repubblica Slovacca ha inizialmente rifiutato riforme economiche troppo radicali, per adottare in seguito misure rivolte alla liberalizzazione del mercato. I settori economici più attivi del paese continuano a essere pertanto rappresentati dall’industria e dall’agricoltura; il prodotto interno lordo della Slovacchia ammontava nel 2006 a 55.049 milioni di dollari USA, corrispondenti a 10.212,30 dollari pro capite.
L’agricoltura slovacca è limitata a circa un terzo del territorio del paese e contribuisce per il 3,6% (2006) alla formazione del prodotto interno lordo, occupando il 4,7% della popolazione attiva. Nelle fertili regioni pianeggianti si coltivano in prevalenza grano, orzo, mais, segale, girasoli, barbabietole da zucchero e patate. I versanti montuosi, più poveri, producono segale, avena, patate, colza e altri ortaggi, oltre a lino e foraggio. Diffuso è anche l’allevamento, in particolare di suini e bovini.
In Slovacchia, oltre a zinco, rame, ferro e magnesite, la risorsa più comune e redditizia è costituita dal carbone e dalla lignite, il cui impiego, oltre all’attività estrattiva, ha prodotto gravi danni ambientali compromettendo altresì la salute della popolazione. All’inizio del 1993 il governo ha reso operativa una legge destinata a ridurre l’inquinamento presente nel paese ma, nonostante questi sforzi, i giacimenti carboniferi possiedono ancora una vitale priorità economica. Primaria fonte di energia elettrica è il nucleare; nel paese sono attivi 6 reattori, che producono il 57% dell’energia totale; il 31% proviene da centrali alimentate a combustibile e il 12% da impianti idroelettrici.
L’industria pesante e i grandi impianti per la produzione bellica, retaggio del regime comunista, hanno parzialmente impedito l’aumento della produzione industriale slovacca, che tra il 1991 e il 1992 è calata di quasi il 50%, riprendendo a crescere solo dopo il 1994. I principali impianti comprendono industrie siderurgiche, meccaniche, alimentari, tessili, chimiche, cementifici, cartiere, fabbriche di vetro e di gomma. Nel 2006 il comparto industriale forniva il 31,6% del PIL, impiegando il 38,8% della forza lavoro.
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