Elementi correlati
Dati e statistiche
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Brasile

Risultati di Windows Live® Search

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search
Pagina 8 di 9

Brasile

Articolo
Multimedia
Brasile: bandiera e innoBrasile: bandiera e inno
Struttura articolo
7.9

L’Estado Novo

Il nuovo regime fu ufficialmente denominato Estado Novo (“stato nuovo”). Una serie di decreti estese e migliorò l’assistenza ai lavoratori delle piantagioni, garantendo a Vargas il consenso di gran parte della popolazione. Il carattere totalitario del suo regime non gli impedì peraltro di mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali. Intervenuto a fianco degli Alleati nella seconda guerra mondiale e ottenuto in questo modo il rinnovato sostegno del potente vicino statunitense, il regime di Vargas fu in grado di lanciare un vasto programma di espansione industriale, basato sulla produzione della gomma e di altre materie prime indispensabili alla produzione bellica. Sul piano interno, tutte le restrizioni alle attività politiche furono gradualmente rimosse, e nell’immediato dopoguerra furono annunciate libere elezioni in vista delle quali fu decretata un’amnistia per tutti i prigionieri politici.

Durante la campagna elettorale alcune disposizioni di Vargas fecero temere l’aprirsi di una nuova fase totalitaria del regime, così che nell’ottobre del 1945 un colpo di stato militare lo obbligò alle dimissioni. Le elezioni presidenziali tenute in dicembre furono vinte a grande maggioranza dall’ex ministro della Guerra, Eurico Gaspar Dutra, mentre il Parlamento formulò una nuova Costituzione, entrata in vigore nel settembre del 1946.

Nei mesi seguenti, sullo sfondo dell’accendersi della Guerra Fredda, apparve chiara la scelta filoccidentale del Brasile, confermata dall’adesione al trattato di Rio e dall’introduzione di misure restrittive limitanti l’attività di esponenti e movimenti comunisti nel paese.

7.10

La seconda presidenza di Vargas

Nel gennaio del 1951 Getúlio Vargas tornò al potere, dopo aver sconfitto a larga maggioranza i candidati rivali alle presidenziali dell’ottobre precedente. Formato un gabinetto di coalizione con tutti i partiti maggiori, egli adottò misure di emergenza per riassestare il bilancio nazionale, ridurre il costo della vita, aumentare i salari ed estendere l’assistenza sociale; in un secondo momento giunse anche alla decisione di nazionalizzare le risorse petrolifere. La contraddittorietà del programma finì col renderlo oggetto di una dura opposizione sia da parte delle forze moderate sia di quelle radicali, frange delle quali avevano già iniziato a mettere a segno azioni terroristiche.

L’assassinio nell’agosto del 1954 di un ufficiale dell’aviazione in un attentato portò alla richiesta di dimissioni di Vargas da parte dei militari; certo dell’imminenza di un pronunciamento ai suoi danni, il presidente annunciò il passaggio di consegne al suo vice, João Café Filho, e alcune ore dopo si suicidò.

7.11

Le amministrazioni Kubitschek, Quadros e Goulart

L’ex governatore del Minas Gerais, Juscelino Kubitschek, vinse le elezioni presidenziali dell’ottobre 1955 con l’appoggio dei sostenitori di Vargas e dei comunisti. Egli annunciò un ambizioso programma quinquennale di sviluppo economico, sostenuto da un consistente prestito della Banca americana di import-export, e avviò la costruzione della nuova capitale federale, Brasilia. La rapida crescita industriale di quegli anni si sovrappose alla contemporanea caduta dei prezzi internazionali del caffè e l’inflazione provocò numerose rivolte e scioperi di lavoratori e studenti.

Nel gennaio del 1961 il neopresidente Junio da Silva Quadros promosse un rigoroso programma di tagli alle spese statali, avviando inoltre una decisa azione tesa a stroncare la piaga della corruzione, ampiamente diffusasi nel corso della precedente amministrazione. Dopo le inaspettate dimissioni di Quadros, i militari si opposero all’assunzione dei poteri da parte del vicepresidente João Belchoir Marques Goulart, ritenuto simpatizzante del regime castrista a Cuba. Solo una riforma costituzionale che toglieva gran parte dei poteri al presidente rese possibile il passaggio di consegne, ma un anno dopo essere entrato in carica (settembre 1961) Goulart indisse e vinse un referendum per verificare il sostegno popolare a un ritorno al regime presidenziale (gennaio 1963). Forte della ritrovata autorità, il presidente si apprestò a realizzare un vasto piano di riforme, decretando agli inizi del 1964 l’entrata in vigore di controlli sui livelli degli affitti, la nazionalizzazione delle raffinerie petrolifere, l’espropriazione delle terre non coltivate e limitazioni all’esportazione dei capitali. Due mesi dopo l’annuncio di queste misure, il governo fu rovesciato dai militari; Goulart riparò in Uruguay e il generale Humberto Castelo Branco, capo di stato maggiore dell’esercito, prese il suo posto alla guida del paese.

7.12

Il governo militare

Il nuovo regime, con i poteri straordinari conferitigli dall’Atto istituzionale firmato in aprile, eliminò ogni opposizione politica e restrinse i diritti politici, adottando inoltre versioni addolcite di molte riforme prefigurate da Goulart, specialmente in materia di controlli statali sui livelli dei prezzi e dei salari. Una legge del 1965 restrinse le libertà civili, accrebbe le funzioni del governo e reintrodusse l’elezione del presidente e del suo vice da parte del Congresso. Il resto del decennio trascorse sotto il regime del maresciallo Artur da Costa e Silva, durante il quale il miglioramento della situazione economica nazionale si unì a una caratterizzazione sempre più autoritaria delle istituzioni e a un intensificarsi della repressione di ogni forma di opposizione politica. Quest’ultima tendenza fu accentuata dal successore di Costa, il generale Emílio Garrastazú Médici, che intensificando le misure repressive provocò un incremento dell’attivismo dei gruppi rivoluzionari. Nel contempo la crescita economica generale e lo sviluppo delle vaste regioni dell’interno del paese promosse dal governo risultarono soffocate dagli alti costi dell’energia, dall’inflazione incontrollata e da una bilancia commerciale in forte deficit.

Il quadro rimase immutato durante i due successivi mandati dei generali Ernest Geisel e João Baptista de Oliveira Figueiredo.

7.13

La restaurazione del governo civile

Nel 1985 Tancredo Neves fu il primo presidente civile eletto in poco più di un ventennio; morì prima di assumere l’incarico e fu sostituito da José Sarney. Questi prefigurò la necessità di drastiche misure di austerità per sradicare l’inflazione e far fronte allo schiacciante debito estero; coscienti infine che l’uscita dalla crisi economica non poteva avvenire che contestualmente al mutare anche del quadro politico nazionale, i militari acconsentirono nell’ottobre del 1988 alla reintroduzione dell’elezione diretta del presidente. Un anno dopo, il rappresentante del Partito conservatore di ricostruzione nazionale, Fernando Collor de Mello, ebbe così accesso alla presidenza della repubblica. Il suo programma per combattere l’inflazione ebbe come conseguenza la più grave recessione del decennio, mentre la sua popolarità crollò a seguito della messa in stato d’accusa per corruzione, che lo spinse alle dimissioni. Gli subentrò Itamar Franco, che riuscì a frenare l’inflazione e a rilanciare l’economia (svolta simboleggiata dall’introduzione della nuova valuta nazionale, il real) e che contribuì a consolidare le ancora giovani istituzioni democratiche brasiliane.

Alla fine del 1994 alla presidenza del Brasile fu eletto Fernando Henrique Cardoso, già ministro delle Finanze del governo di Itamar Franco, che si impose sul candidato delle sinistre Luis Inázio da Silva (detto “Lula”). Di idee socialdemocratiche e riformiste, Cardoso si adeguò alle tesi neoliberiste sostenute dai suoi alleati di governo; la messa in opera di un ampio programma di privatizzazioni e di abbattimento della spesa sociale gli consentì di ridurre l’inflazione, ma provocò un netto peggioramento delle condizioni di vita delle classi più povere e un aumento della disoccupazione (tra il 1997 e il 1998, la disoccupazione nel paese crebbe di quasi l’1% al mese; nell’industrializzato stato di São Paulo, nel 1998 raggiunse il 16,5%).

Precedente
| | | | | | | |
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft