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Brasile

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Brasile: bandiera e innoBrasile: bandiera e inno
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7.14

Crisi economica e sociale

Nell’ottobre 1998, sostenuto da tutte le forze moderate, Cardoso fu rieletto alla presidenza del Brasile con il 53% dei voti; lo sfidante di Cardoso fu ancora “Lula”, che ottenne il 32% dei voti. La crisi finanziaria, di cui si erano percepiti i segnali durante tutto il 1998, si abbatté sul Brasile all’indomani delle elezioni presidenziali per trasformarsi in vera tempesta agli inizi del 1999, quando il real perse il 40% del suo valore.

Per protestare contro la politica economica di Cardoso, il Movimento dos sem terra (“Movimento dei senza terra”, un’associazione contadina nata negli anni Ottanta che rivendica una più equa distribuzione delle terre statali) organizzò una singolare “Marcia popolare per il Brasile”; un migliaio di membri dell’associazione, partiti a luglio 1999 da Rio de Janeiro, raggiunsero a ottobre Brasilia dopo aver percorso più di 1500 chilometri. Agli inizi del 2000 il Brasile festeggiò il 500° anniversario della sua “scoperta”; l’evento fu commemorato dagli indios – che lo considerano l’inizio del loro sterminio – con una serie di manifestazioni di protesta.

Grazie al buon andamento delle esportazioni (favorito dalla “svalutazione competitiva” del real), a una seppur tenue ripresa della produzione industriale e ai drastici tagli apportati alla spesa sociale, tra il 2000 e il 2001 l’economia brasiliana diede qualche segno di miglioramento. Le misure di austerità aggravarono però ulteriormente la situazione delle classi più povere e causarono un diffuso malcontento (il Brasile è il paese che presenta la distribuzione del reddito più ineguale al mondo, con una ristretta classe agiata che detiene la gran parte della ricchezza del paese e una grossa quota di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà).

Nell’importante test elettorale delle municipali, che si svolse tra ottobre e novembre 2000, i partiti di governo furono sonoramente battuti dai partiti della sinistra, che conquistarono molti importanti centri, tra cui São Paulo, Recife, Belém, Porto Alegre. Proprio in quest’ultima città, nel febbraio 2001 si svolse il primo Forum sociale mondiale, in contrapposizione con il Forum economico mondiale di Davos (dove ogni anno si riuniscono i maggiori leader politici ed economici del mondo). Il Forum, fortemente critico nei confronti delle politiche neoliberiste sostenute dalle maggiori istituzioni economiche internazionali (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione mondiale per il commercio), chiese l’avvio di una nuova strategia politica ed economica internazionale atta a contrastare la povertà. Con lo slogan “un altro mondo è possibile”, il Forum si ripeté con successo nel febbraio 2002, conquistandosi l’attenzione della stampa internazionale.

Nel 2002 gli effetti della gravissima crisi dell’Argentina investirono in pieno anche il Brasile. In agosto il paese ottenne dal Fondo monetario internazionale un prestito di 30 miliardi di dollari (il più consistente mai concesso dal FMI) e il permesso di prelevarne altri dieci dalle proprie riserve.

7.15

La sinistra al governo

Le elezioni presidenziali dell’ottobre 2002 impressero una radicale svolta alla vita politica brasiliana. Luis Inácio da Silva detto “Lula”, il leader del Partito dei lavoratori, conquistò, dopo tre tentativi falliti nel 1989, 1993 e 1998, la presidenza del Brasile, portando le sinistre per la prima volta al governo. La vittoria delle sinistre suscitò grandi speranze di cambiamento nella popolazione brasiliana, destinate in parte a essere deluse a causa della critica situazione economica in cui versava il paese. Costretto a ricorrere al sostegno di altri partiti per raggiungere la maggioranza nel Parlamento brasiliano, e condizionato dal forte debito pubblico, Lula perseguì a sua volta una politica di rigore, comprimendo la spesa sociale. Nel suo primo anno di mandato lanciò tuttavia un programma denominato “fame zero”, rivolto ad alleviare le condizioni delle fasce sociali più disagiate. Adottò poi misure, anche se di portata limitata, per affrontare gli enormi problemi legati alla crisi degli alloggi, alla sanità, all’educazione, ottenendo importanti risultati nella lotta contro l’AIDS e la mortalità infantile.

Il Brasile di Lula fu attivissimo sulla scena internazionale, ponendosi alla testa dei paesi in via di sviluppo nella critica all’egemonia dei paesi più industrializzati. Il Brasile si oppose infatti, rafforzando l’intesa del Mercosur, alle strategie economiche messe in atto dagli Stati Uniti sul continente, rivendicando regole più favorevoli ai paesi più poveri nell’ambito dell’Organizzazione mondiale per il commercio.

Il governo non avviò invece la riforma agraria attesa dai contadini e dal movimento dei “sem terra”, la cui protesta riesplose nel 2004 con una massiccia ondata di occupazioni di terre. Nelle elezioni amministrative dell’ottobre dello stesso anno il partito di Lula accrebbe il suo radicamento nel paese, perdendo però clamorosamente due centri quali São Paulo e Porto Alegre, la città diventata famosa nel mondo per il suo esperimento di “bilancio partecipato”.

Nel giugno del 2005 lo scoppio dello scandalo detto del mensalão (cioè il “mensile”, con riferimento alla tangente versata ai deputati dell’opposizione per ottenerne i voti), provocò una grave crisi politica e le dimissioni di diversi esponenti di primo piano del governo e del partito di Lula. Critiche giunsero al presidente anche per l’assenza di misure adeguate contro la criminalità e il problema della sicurezza ebbe un gran peso nella sconfitta del referendum dell’ottobre 2005 per la limitazione della vendita delle armi da fuoco.

7.16

Sviluppi recenti

Le elezioni presidenziali dell’ottobre 2006 vedono la conferma di Lula (Luis Inácio da Silva) alla presidenza del Brasile. Sfiorata la vittoria già al primo turno, Lula si impone sull’avversario Geraldo Alckmin del Partito socialdemocratico al secondo turno, ottenendo il 61% dei voti.

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