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Introduzione; Le teorie repubblicane nell’antichità; Dal Medioevo all’età moderna; Le repubbliche nella storia; Le repubbliche contemporanee
Repubblica Termine di derivazione latina (res publica, “la cosa pubblica”) che indica una forma di Stato basata sul principio della sovranità popolare, in cui il popolo delega il potere di governare a propri rappresentanti scelti tramite elezioni. Il termine fu usato per la prima volta a Roma nel 509 a.C., dopo la cacciata della dinastia etrusca dei Tarquini, per indicare la nuova forma di governo, antitetica alla monarchia e costruita sul concetto di bene comune, di cosa pubblica. Di fatto il concetto di “repubblica” non rientra nella tradizionale tipologia delle forme di governo di derivazione aristotelica, ma indica una particolare dimensione della convivenza, fondata sull’interesse comune e sul consenso di tutti a uno specifico modo di organizzare la vita pubblica. La repubblica può quindi rivelarsi aristocratica o popolare, libertaria o autoritaria. È del resto molto importante distinguerla dalla democrazia. Nel modello ideale di stato repubblicano, in cui il governo è espressione reale della volontà popolare che lo ha legittimato, repubblica e democrazia possono infatti coincidere. Nel corso della storia sono tuttavia comparse alcune forme di governo repubblicane che si sono grandemente discostate da questo modello teorico. Non a caso, nel XX secolo questa forma statuale fu usata sia dalle dittature sia dalle democrazie. Pertanto, oggi il termine “repubblica” è in genere impiegato per denotare ogni forma di Stato al cui vertice stia un presidente, o una simile figura elettiva, in possesso di un mandato temporaneo e limitato.
Le prime riflessioni sul concetto di repubblica si trovano negli scritti di Platone. Nel dialogo intitolato Repubblica, il filosofo greco delinea il modello di un ipotetico Stato perfetto, in cui i cittadini sono rigidamente suddivisi in tre differenti caste: quella dei produttori, costituita da quanti lavorano per soddisfare i bisogni materiali; quella dei guardiani, responsabile della sicurezza interna ed esterna dello Stato; quella dei governanti, la quale, essendo composta dagli unici cittadini capaci di individuare il bene comune, ossia i filosofi, detiene il potere di fare le leggi e di amministrare la giustizia. L’esperienza repubblicana di Roma fu difesa da Cicerone nel De republica. Egli individuò nel consenso della comunità dei cittadini la fonte della legittimità del potere politico e del diritto: “buono” è solo il governo che realizza l’interesse comune rispettando le leggi. La magistratura repubblicana, antitetica alla monarchia, era quindi contraddistinta dalla temporaneità, dalla responsabilità, dalla collegialità e dalla provocatio ad populum, ovvero dalla possibilità che i cittadini chiedessero pubblico conto al magistrato delle sue azioni. Lo schema incoraggiava le virtù civiche, che si esprimevano nella partecipazione alla vita pubblica, e le virtù morali che spingevano ogni cittadino a sentirsi parte integrante di un unico organismo, spingendolo a rinunciare all’egoismo privato.
In epoca medievale alcuni argomenti di Cicerone furono ripresi dagli apologeti dei Comuni, ad esempio da Marsilio da Padova nel Defensor pacis, ma fu Niccolò Machiavelli, considerato da molti il padre del pensiero politico moderno, a riproporre il modello repubblicano. Nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio Machiavelli indicò nella repubblica il regime più adatto alla conservazione della libertà. A suo parere la repubblica doveva costituirsi nell’ambito di un territorio ristretto; al suo interno era necessaria una certa eguaglianza; le leggi dovevano esprimere la volontà popolare; l’intergrazione sociale sarebbe stata fornita dal principio della virtù, che avrebbe insegnato ai singoli ad anteporre al proprio vantaggio personale il bene della comunità. Le riflessioni di Machiavelli stimolarono una nuova versione della tipologia delle forme di governo, fondata sulle differenze tra monarchia, repubblica e dispotismo. Secondo il filosofo francese Charles-Louis de Montesquieu la repubblica nasce “dal basso” ed è governata da leggi che esprimono la volontà dei cittadini; la monarchia nasce invece “dall’alto” ed è soggetta alla volontà del re, sia pure nel contesto della presenza di alcune leggi fondamentali che lo stesso sovrano non può violare; nei regimi tirannici la vita della comunità è invece regolata soltanto dall’arbitrio incondizionato del despota. Jean-Jacques Rousseau fuse le differenti istanze della repubblica e della democrazia, descrivendo una città-stato ideale in cui la volontà generale, espressione della sovranità del popolo, fosse ispirata e guidata dalle virtù repubblicane. Un differente approccio alla questione fu fornito da James Madison, padre della Costituzione degli Stati Uniti d’America, che delineò un modello di repubblica in cui la stabilità e l’equità del governo “dei molti” fossero assicurate non dalla diffusione della virtù, ma da meccanismi di tutela delle minoranze e da controlli incrociati tra i diversi rami del potere, organizzati da un sistema di pesi e contrappesi.
Secondo alcuni storici un primo esperimento repubblicano fu effettuato dalla confederazione di tribù ebraiche formatasi in Palestina sin dal XV secolo a.C., poi passata sotto un regime monarchico nel 1020 a.C. A partire dall’VIII secolo molte delle città-stato della Grecia assunsero una forma repubblicana. Cartagine ebbe un governo repubblicano per più di tre secoli, fino a quando fu distrutta dai romani nel 146 a.C. La stessa Roma antica fu una repubblica per quasi cinquecento anni. In Asia gli stati dell’India settentrionale adottarono una forma repubblicana di tipo oligarchico, che scomparve solo nel 321 a.C., all’avvento della dinastia Maurya. La repubblica più antica, nel senso moderno del termine, pare essere quella di San Marino, fondata secondo la tradizione intorno alla metà del IV secolo d.C. I Comuni italiani del Medioevo, simili per struttura organizzativa della vita politica alle antiche città-stato, costituirono il terreno di coltura del repubblicanesimo moderno. Le potenti Repubbliche marinare italiane, relativamente affrancate sia dal potere del Sacro romano impero sia da quello della Chiesa cattolica romana, adottarono il modello anche perché questo concedeva loro la possibilità di regolare il conflitto fra le istanze della nascente borghesia mercantile e gli interessi che l’aristocrazia feudale conservava nelle città (vedi Feudalesimo). Alcuni Comuni – ad esempio Firenze, Siena e Lucca – seguirono un medesimo percorso, adattando il paradigma repubblicano ai contrasti interni delle loro città. Un processo simile ebbe luogo nei Paesi Bassi e tra le libere città della Lega anseatica, nonché nella lega dei cantoni svizzeri che nel 1291 fondarono la Repubblica elvetica. Durante la Riforma protestante i principi repubblicani si rafforzarono e si diffusero ulteriormente; un celebre esperimento repubblicano fu effettuato nella Ginevra di Giovanni Calvino dal 1541 al 1564. Sotto gli influssi religiosi e politici del protestantesimo nacquero quindi i primi stati moderni basati sulla forma repubblicana: le Province Unite dei Paesi Bassi, fondate nel 1581 e riconosciute formalmente come repubblica nel 1648, e il Commonwealth (1649-1660), frutto della rivoluzione puritana guidata da Oliver Cromwell.
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