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La fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento furono dominati dalle figure di Leonardo e Michelangelo. A Firenze, nel 1501 Michelangelo iniziava a scolpire il marmoreo David (1501-1504, Accademia, Firenze), che divenne presto riferimento ineludibile per tutta la scultura posteriore. Nella tradizione iconografica, il David era sempre stato raffigurato nel momento dell’azione; Michelangelo decise invece di rappresentare l’attimo precedente il lancio della pietra, sottolineando così la decisione, la scelta. Analoga attenzione alle pieghe della psicologia umana fu all’origine, anche se all’interno di un contesto completamente diverso, dell’affresco dell’Ultima cena (1495-1497, Santa Maria delle Grazie, Milano) di Leonardo, in cui viene colto lo stupore degli apostoli nell’attimo immediatamente successivo all’annuncio di Cristo che uno degli apostoli lo avrebbe tradito. Con l’ascesa al soglio pontificio di Giulio II (1503), Roma divenne il più importante centro dell’arte e dell’architettura rinascimentali. Alla corte papale lavorarono, tra gli altri, Bramante, Michelangelo e Raffaello. Bramante fu autore di un progetto per la nuova Basilica di San Pietro (1506 ca.), da costruire sulle vestigia dell’antica basilica costantiniana, in cui prevedeva pianta a croce greca (con i bracci della stessa lunghezza) dominata da una cupola centrale. Dopo la morte di Bramante nel 1514, il dibattito sull’opportunità di adottare la pianta centrale per la chiesa più grande della cristianità vide coinvolti i più importanti architetti dell’epoca: Raffaello, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane e Michelangelo. Fu quest’ultimo a imporsi infine, con un progetto che riprendeva l’idea originaria di Bramante. Per quanto concerne l’architettura privata, episodio importante fu villa Farnesina a Roma (1509-1511), costruita da Peruzzi per la famiglia Chigi: l’edificio divenne il tipo più diffuso di villa suburbana. Nato a Urbino e formatosi nella bottega del Perugino, Raffaello giunse a Roma nel 1508, lo stesso anno in cui Michelangelo iniziava gli affreschi della Cappella Sistina. Architetto e pittore, Raffaello fu incaricato di realizzare le decorazioni delle Stanze di Giulio II, nei Palazzi Vaticani. Conosciuti in tutto il mondo sono i suoi affreschi per la Stanza della Segnatura: la Disputa del Sacramento, ricca di riferimenti teologici sul sacramento dell’Eucaristia, e La scuola di Atene, caratterizzata da una calibratissima composizione, che si sviluppa attorno alle due figure di Platone e Aristotele. Lontano dalla capitale continuava intanto la grande tradizione della pittura veneta. Dalla lezione di Giorgione, maestro del colore dal tratto gentile e delicato, prese avvio l’arte di Tiziano. La pennellata fluida, l’armonia della composizione e la classica serenità delle figure (evidenti ad esempio in L’Amor sacro e l’Amor profano, 1515 ca., Galleria Borghese, Roma) sono i segni distintivi della sua pittura. Tiziano eseguì anche molti ritratti, che divennero presto modelli indiscussi del genere, per tutto il secolo e per buona parte del successivo. La tradizione veneziana proseguì per tutto il Cinquecento con altri grandi artisti: Lorenzo Lotto, Veronese e Tintoretto. A Parma fiorì il genio del Correggio, il cui nome è legato agli splendidi cicli di affreschi della cosiddetta Camera della Badessa (1519, refettorio del Convento di San Paolo), alla decorazione della chiesa di San Giovanni Evangelista (1520-1523) e di parte della cupola del Duomo (1526-1530). Pittore capace di grande efficacia espressiva, rivelò un’approfondita conoscenza della pittura romana che rielaborò in uno stile fortemente originale. La ricchezza di temi e soggetti delle sue opere, generalmente attinti alla mitologia classica, i mossi giochi di luce, gli scorci prospettici impostati su sorprendenti punti di fuga preludono al rifiuto dell’equilibrio dei canoni della classicità, e aprono la strada ai linguaggi più lirici e decorativi tipici del manierismo. Il sacco di Roma del 1527 da parte delle truppe di Carlo V provocò la fuga dalla città di numerosi artisti e architetti, tra cui Giulio Romano e Sansovino. Il primo si stabilì a Mantova, dove Federico Gonzaga gli commissionò la costruzione e la decorazione di Palazzo Te (iniziate a partire dal 1527): gli affreschi che impreziosiscono le sale del palazzo rappresentano per molti aspetti un momento di transizione verso il manierismo. Sansovino si trasferì invece a Venezia, introducendo il linguaggio classico nell’architettura della città lagunare: a lui si devono importanti edifici in piazza San Marco (Zecca, 1536-1548; Loggetta, 1537-1540; Libreria Marciana, 1537-1554) e alcuni palazzi sul Canal Grande (Palazzo Correr, 1561). Il ritorno alle forme classiche, studiate con rigore filologico, impronta tutta l’opera di Andrea Palladio. I suoi edifici civili a Vicenza (il Palazzo della Ragione, detto anche Basilica Palladiana, 1549; il Teatro Olimpico, iniziato nel 1580 e terminato da Vincenzo Scamozzi) e le ville (Villa Barbaro a Maser, 1555-1560; La Malcontenta, presso Mira, 1560) divennero modelli archetipici di uno stile, il “palladiano”, che nei secoli successivi si diffuse in tutto il mondo.
Nell’Europa settentrionale, nel momento in cui in Italia fiorivano le prime manifestazioni del Rinascimento, era diffuso lo stile del gotico internazionale. In Germania e in Francia, nelle Fiandre e nei Paesi Bassi, la “nuova maniera” rinascimentale fu conosciuta in ritardo e si impose in forme ibride, che risentivano della tradizione locale, soprattutto nella rappresentazione del paesaggio (sempre ricco di particolari) e nella resa della figura umana. Nei Paesi Bassi l’introduzione della pittura rinascimentale si deve a Jan van Eyck. Il suo stile, come si osserva nella celebre Pala di Gand (terminata nel 1432, St. Bavon, Gand), si fonda su una minuziosa attenzione per il mondo naturale. Van Eyck mise a punto un sistema di prospettiva lineare diverso da quello matematico affermatosi in Italia, più intuitivo, riducendo al minimo l’uso della prospettiva aerea per gli sfondi dei paesaggi. Affascinato dagli oggetti inanimati, dipinse opere dalla complessa iconografia, in cui ogni minimo dettaglio viene descritto con grande precisione e rilievo. Diversamente dalla produzione dei maestri italiani, nei quadri di Van Eyck mancano del tutto i riferimenti alla classicità. Il fiammingo Rogier van der Weyden, originario di Tournai, nelle Fiandre, si recò invece personalmente in Italia (attorno al 1450), dove i suoi dipinti furono apprezzati ed esercitarono qualche influsso sui protagonisti della scuola ferrarese: Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Tratto caratterizzante della sua arte, la carica espressiva dei volti e delle figure (si veda ad esempio la Deposizione del 1435 ca., Museo del Prado, Madrid), sconosciuta alla scuola italiana dell’epoca. Schiacciando il piano prospettico, Van der Weyden ridusse inoltre la tridimensionalità delle figure. Fra i più importanti pittori fiamminghi della generazione successiva, si ricordano Dierick Bouts e Hugo van der Goes: l’opera più famosa di quest’ultimo è il Trittico Portinari (1476 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze), eseguito per un mecenate fiorentino, decisamente lontano dalla pittura toscana contemporanea per l’estremo realismo. Molto originale fu l’opera di Hieronymus Bosch, pittore che si colloca in posizione di netta indipendenza rispetto alla tradizione fiamminga: il trittico Giardino delle delizie (1505-1510 ca., Prado, Madrid) rappresenta un mondo immaginario e surreale in cui passato, presente e futuro si fondono in immagini da incubo. Molto fantasiosa è pure l’iconografia elaborata da Pieter Bruegel il Vecchio: in pieno XVI secolo, quando oramai le innovazioni italiane erano accolte e assimilate con entusiasmo in tutt’Europa, Bruegel restò fedele al primo stile fiammingo, con dipinti e incisioni che illustravano, non senza una certa dose di ironia, proverbi e immagini tratti dalla tradizione popolare. Gli scultori dei Paesi Bassi furono molto meno innovativi dei pittori e conservarono un forte legame con lo stile gotico del secolo precedente; l’architettura infine sembrò non essere affatto influenzata dal Rinascimento. Anche in Francia le novità artistiche italiane furono accolte con una certa lentezza. Agli inizi del XVI secolo, le idee rinascimentali iniziarono a imporsi grazie alla presenza di molti artisti italiani alla corte di Francesco I. Il sovrano intendeva infatti dar vita a una grande corte, presso il castello di Fontainebleau (55 km a sud-est di Parigi), in grado di rivaleggiare con quelle italiane. Tra i più noti artisti della cosiddetta scuola di Fontainebleau, che affermò temi e soggetti manieristi, furono Rosso Fiorentino, Luca Penni (Firenze 1504 ca. - Parigi 1556) e Francesco Primaticcio, già allievo di Giulio Romano a Mantova. In Germania la pittura assorbì le nuove tendenze del Rinascimento italiano fondendole efficacemente con la tradizione tardogotica (come si osserva nell’opera di Konrad Witz). L’artista più importante del Rinascimento tedesco fu Albrecht Dürer, pittore e maestro di arti grafiche. Le sue perfette incisioni di soggetto allegorico (quali Melancholia I e San Girolamo nello studio, 1513-14, Louvre, Parigi) diffusero il suo stile in tutta Europa. I ritratti e i dipinti affollati di immagini, ricchi di dettagli e vivacemente colorati, coniugano l’austera magnificenza dello stile italiano a un’intensità espressiva e a una cura dei particolari tipiche dell’arte nordeuropea. Diversa la parabola artistica di Matthias Grünewald, che proseguì la tradizione medievale aprendosi in seguito, senza passare attraverso i canoni rinascimentali, a toni manieristi. La sua opera più celebre è costituita dalla serie di pale che ornavano l’altare di Isenheim (1512 ca. - 1515 ca., Museo d’Unterlinden, Colmar, Francia), enorme polittico in cui i personaggi sono figure attonite e tormentate in un paesaggio desolato. In Spagna la pittura non assorbì la lezione del Rinascimento italiano con la stessa originalità di quella dell’Europa del Nord, sebbene mostrasse di trarre ispirazione proprio dall’Italia e dall’Olanda. Per le opere decorative di maggior rilievo, i mecenati spagnoli si affidarono a pittori e scultori stranieri: nel Cinquecento, il primo pittore della corte spagnola di Carlo V era il veneziano Tiziano. Quanto all’architettura, solo verso la fine del XVI secolo venne realizzata in Spagna una struttura completamente rinascimentale, l’Escorial, fatto costruire da Filippo II presso Madrid. L’austera grandiosità del complesso (composto da un monastero, un seminario, un palazzo e una chiesa) e la totale mancanza di ornamenti segnarono l’inizio di un nuovo stile architettonico spagnolo.
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