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Evoluzione

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Charles DarwinCharles Darwin
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5.6

Velocità dei meccanismi evolutivi

Dal momento che le mutazioni su cui opera indirettamente la selezione naturale insorgono casualmente, non ci sono regole sulla durata dei processi evolutivi: ognuno di essi può avere una durata differente. Esistono, ad esempio, “fossili viventi” come i celacanti, che sono rimasti pressoché invariati da molti milioni di anni fa sino ai giorni nostri; in altri casi, l’isolamento geografico di alcune popolazioni per qualche migliaio di anni può essere stato sufficiente a provocare la comparsa di nuove specie.

5.7

Selezione di parentela e selezione sessuale

Il concetto di selezione naturale può essere esteso in due direzioni: la selezione di parentela e la selezione sessuale. Per selezione di parentela si intende l’evoluzione di una caratteristica che può non essere vantaggiosa per l’individuo che la porta, ma lo è certamente per il suo nucleo familiare. Un esempio è costituito dall’evoluzione delle femmine sterili nelle comunità di insetti sociali come le api (vedi Ape mellifera).

La selezione sessuale comporta, invece, l’evoluzione di caratteri che possono influenzare la scelta del partner. Esempi sono i rituali di corteggiamento, le dimensioni corporee o gli abbellimenti in grado di attrarre il partner. Darwin era colpito dal fatto che le qualità che attraevano sessualmente erano spesso l’opposto delle qualità che portavano alla sopravvivenza dell’individuo. Ad esempio, la coda vistosa e ingombrante dell’uccello del paradiso è d’impedimento al volo e, oltre alle femmine, può attrarre anche i predatori.

La selezione artificiale è un processo di modificazione delle caratteristiche delle specie, operato dall’uomo fin dall’antichità. Su scala ridotta e in tempi molto più rapidi, essa mima quello che accade in natura, con la differenza che qui la pressione selettiva viene operata in modo artificiale dall’uomo, in base alle sue esigenze, sui prodotti di incroci controllati. In questo modo sono state selezionate le innumerevoli varietà di piante coltivate o le razze degli animali domestici e da allevamento.

5.8

Evoluzione divergente ed evoluzione convergente

L’evoluzione divergente è un processo di variazione di un determinato carattere, originariamente comune a diversi gruppi di organismi, in più direzioni. Un esempio è l’arto primitivo comune ad alcuni vertebrati, che si è differenziato in strutture diverse, sia dal punto di vista anatomico sia funzionale, diventando, nei diversi casi, il braccio degli uomini, l’ala degli uccelli o la zampa delle rane. Queste strutture sono dette omologhe, perché derivano da una stessa struttura, pur sembrando differenti.

Per evoluzione convergente si intende, invece, il fenomeno opposto: lo sviluppo di strutture simili dal punto di vista funzionale, a partire da strutture non affini dal punto di vista evolutivo. Tali strutture sono dette analoghe: un esempio è rappresentato dall’occhio dei molluschi e da quello dei mammiferi.

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