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Ciclo tebano

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1

Introduzione

Ciclo tebano Insieme delle opere letterarie e delle leggende orali che nella mitologia greca narrano vicende relative alla città di Tebe e ai discendenti del suo fondatore Cadmo. Le versioni del mito sono rese principalmente dalle tragedie del teatro attico e dalla Tebaide, poema epico in dodici libri del latino Publio Papinio Stazio. Al ciclo sono connessi i miti di Eracle, figlio di Alcmena, e di Penteo, re tebano ucciso dalla madre Agave invasata da Dioniso.

Al centro dei miti tebani è sempre il tema dei rapporti di parentela e di famiglia che, se distorti, possono minare la stabilità sociale. Neppure la consapevolezza degli eventi futuri, simboleggiata nei miti dall’indovino cieco Tiresia, può nulla contro il disordine provocato dalla deviazione.

2

Cadmo e Armònia

Tebe fu fondata dal principe fenicio Cadmo il quale, partito per salvare la sorella Europa rapita da Zeus, ricevette dall’oracolo di Delfi l’ordine di abbandonare la ricerca e di fondare invece una città nel punto in cui una vacca, indicata dall’oracolo, si fosse fermata a riposare.

Vicino al sito prescelto zampillava una fonte sacra, ma Cadmo dovette uccidere il drago che la custodiva e che aveva fatto strage dei suoi uomini. Poi, su consiglio della dea Atena, seminò i denti del drago e ne vide sorgere uomini armati, che combatterono tra loro finché ne sopravvissero soltanto cinque, i quali aiutarono Cadmo a fondare la nuova città di cui costituirono l’aristocrazia. Cadmo divenne re di Tebe ed ebbe in sposa Armònia, figlia di Ares e di Afrodite. Per le nozze, a cui presenziarono gli dei, Cadmo donò ad Armonia un peplo e una collana che tuttavia, invece di recarle fortuna, procurarono rovina e morte a tutta la discendenza.

3

Edipo, Laio e Giocasta

La maledizione si scatenò sulla città quando questa fu perseguitata dalla Sfinge e quando, nel vano tentativo di ingannare il destino, il re tebano Laio – il quale secondo alcuni miti fu il primo uomo ad avere rapporti omosessuali – abbandonò il figlio Edipo mandandolo a morte. Ma il caso e il fato vollero non solo che Edipo sfuggisse alla morte, ma che senza saperlo uccidesse il proprio padre e sposasse la madre, Giocasta, macchiandosi d’incesto e attirando sulla città e sulla propria casa una contaminazione insanabile.

4

I sette contro Tebe

Secondo quanto narra Eschilo, dopo che Edipo partì per l’esilio, il minore dei suoi figli maschi, Eteocle, prese il potere; suo fratello Polinice si rifugiò ad Argo e sposò la figlia del re Adrasto, il quale organizzò una spedizione contro i tebani per restituire il trono a Polinice. La spedizione fu guidata da sette eroi: oltre a Polinice e Adrasto, parteciparono Anfiarao, Tideo di Calidone, Partenopeo di Arcadia, Capaneo e Ippomedonte di Argo. Le sette porte di Tebe erano difese da sette guerrieri tebani, ognuno dei quali affrontò un argivo. Anfiarao precipitò in una voragine aperta nel suolo da Zeus; Capaneo venne incenerito da un fulmine per avere osato sfidare il potere del re degli dei; Eteocle e Polinice si uccisero l’un l’altro, realizzando così la maledizione di Edipo e causando ulteriori rovine alla propria famiglia, tra cui la morte della sorella Antigone. L’assedio terminò con la sconfitta e la morte di tutti gli argivi, tranne Adrasto, che fuggì ad Atene.

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