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Ciclo tebano Insieme delle opere letterarie e delle leggende orali che nella mitologia greca narrano vicende relative alla città di Tebe e ai discendenti del suo fondatore Cadmo. Le versioni del mito sono rese principalmente dalle tragedie del teatro attico e dalla Tebaide, poema epico in dodici libri del latino Publio Papinio Stazio. Al ciclo sono connessi i miti di Eracle, figlio di Alcmena, e di Penteo, re tebano ucciso dalla madre Agave invasata da Dioniso. Al centro dei miti tebani è sempre il tema dei rapporti di parentela e di famiglia che, se distorti, possono minare la stabilità sociale. Neppure la consapevolezza degli eventi futuri, simboleggiata nei miti dall’indovino cieco Tiresia, può nulla contro il disordine provocato dalla deviazione.
Tebe fu fondata dal principe fenicio Cadmo il quale, partito per salvare la sorella Europa rapita da Zeus, ricevette dall’oracolo di Delfi l’ordine di abbandonare la ricerca e di fondare invece una città nel punto in cui una vacca, indicata dall’oracolo, si fosse fermata a riposare. Vicino al sito prescelto zampillava una fonte sacra, ma Cadmo dovette uccidere il drago che la custodiva e che aveva fatto strage dei suoi uomini. Poi, su consiglio della dea Atena, seminò i denti del drago e ne vide sorgere uomini armati, che combatterono tra loro finché ne sopravvissero soltanto cinque, i quali aiutarono Cadmo a fondare la nuova città di cui costituirono l’aristocrazia. Cadmo divenne re di Tebe ed ebbe in sposa Armònia, figlia di Ares e di Afrodite. Per le nozze, a cui presenziarono gli dei, Cadmo donò ad Armonia un peplo e una collana che tuttavia, invece di recarle fortuna, procurarono rovina e morte a tutta la discendenza.
La maledizione si scatenò sulla città quando questa fu perseguitata dalla Sfinge e quando, nel vano tentativo di ingannare il destino, il re tebano Laio – il quale secondo alcuni miti fu il primo uomo ad avere rapporti omosessuali – abbandonò il figlio Edipo mandandolo a morte. Ma il caso e il fato vollero non solo che Edipo sfuggisse alla morte, ma che senza saperlo uccidesse il proprio padre e sposasse la madre, Giocasta, macchiandosi d’incesto e attirando sulla città e sulla propria casa una contaminazione insanabile.
Secondo quanto narra Eschilo, dopo che Edipo partì per l’esilio, il minore dei suoi figli maschi, Eteocle, prese il potere; suo fratello Polinice si rifugiò ad Argo e sposò la figlia del re Adrasto, il quale organizzò una spedizione contro i tebani per restituire il trono a Polinice. La spedizione fu guidata da sette eroi: oltre a Polinice e Adrasto, parteciparono Anfiarao, Tideo di Calidone, Partenopeo di Arcadia, Capaneo e Ippomedonte di Argo. Le sette porte di Tebe erano difese da sette guerrieri tebani, ognuno dei quali affrontò un argivo. Anfiarao precipitò in una voragine aperta nel suolo da Zeus; Capaneo venne incenerito da un fulmine per avere osato sfidare il potere del re degli dei; Eteocle e Polinice si uccisero l’un l’altro, realizzando così la maledizione di Edipo e causando ulteriori rovine alla propria famiglia, tra cui la morte della sorella Antigone. L’assedio terminò con la sconfitta e la morte di tutti gli argivi, tranne Adrasto, che fuggì ad Atene.
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