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Rossellini, Roberto

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Roberto RosselliniRoberto Rossellini
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Introduzione

Rossellini, Roberto (Roma 1906-1977), regista italiano, uno dei maggiori protagonisti (con Vittorio De Sica e Luchino Visconti) del neorealismo italiano.

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Dagli esordi a Roma città aperta

Interrotti gli studi si dedicò al cinema, realizzando alcuni cortometraggi per conto dell’Istituto Luce (Daphne, 1936; Fantasia sottomarina, 1939; Il ruscello di Ripasottile, 1941) e collaborando alla sceneggiatura di Luciano Serra pilota (1938) diretto da Goffredo Alessandrini con la supervisione di Vittorio Mussolini. Il suo primo lungometraggio, La nave bianca (1941), e i seguenti Un pilota ritorna e L’uomo della croce (1943) sono anomali film di propaganda bellica, in cui l’atteggiamento smitizzante e umanitario di Rossellini prevale sulla retorica fascista.

Il senso della coralità con cui Rossellini restituisce lo sforzo dei soldati impegnati nel conflitto si ritrova in uno dei suoi film più celebri, Roma città aperta, che, girato fortunosamente con scarti di pellicola e mezzi improvvisati fra l’estate del 1944 e la primavera del 1945 nella capitale appena liberata, sarebbe diventato un manifesto della Resistenza. Il film intreccia le vicende umane e politiche di personaggi di estrazione diversa accomunati dalla lotta contro il nazismo, recuperando con uno stile semplice e diretto i modi del melodramma popolare. Memorabili furono le interpretazioni di Aldo Fabrizi e di Anna Magnani (a quest’ultima il regista avrebbe poi dedicato gli intensi ritratti di L’Amore, film in due episodi del 1948).

Roma città aperta ottenne successo solo dopo più di un anno, quando già era stato premiato al Festival di Cannes e riconosciuto all’estero come un capolavoro. Rossellini aveva intanto già girato Paisà (1946), pellicola che racconta in sei episodi l’avanzata degli Alleati attraverso l’Italia; co-sceneggiato da Federico Fellini e Vasco Pratolini, il film dà rilievo alla realtà in modo semplice e anti-ideologico. “Rossellini non dimostra, mostra”, dirà poi il critico e regista Jacques Rivette, che con i compagni della Nouvelle Vague elesse a maestro il regista italiano.

La trilogia dedicata alla guerra si concluse con Germania anno zero (1948), cupa e disperata descrizione del paesaggio morale europeo all’indomani delle devastazioni della guerra. Nel personaggio del giovane suicida Edmund si precisa l’interesse di Rossellini per l’analisi dell’individuo, qui ritratto in una tormentosa ricerca morale e spirituale.

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La seconda stagione rosselliniana

Il medesimo interesse per l’individuo anima i film della seconda stagione rosselliniana, segnati dalla magnetica presenza di Ingrid Bergman. In Stromboli terra di Dio (1949), Europa '51 (1952) e nei capolavori Francesco giullare di Dio (1950) e Viaggio in Italia (1953) la ricerca di Rossellini, che intreccia sempre strettamente etica e linguaggio (“vincere le cose, trovare un nuovo linguaggio: questa è la funzione dell’artista”, disse una volta il cineasta), perviene ai suoi esiti più maturi: il confronto fra il personaggio e la verità, la verità assoluta, si fa concreto, comunicato allo spettatore in modo diretto.

L’incomprensione e l’insuccesso da una parte, l’inesausta curiosità dall’altra indussero Rossellini a dedicarsi per alcuni anni a progetti eccentrici: dopo il divertito pedinamento zavattiniano di Ingrid Bergman (episodio del film collettivo Siamo donne, 1953), fra il 1954 e il 1957 girò per la RAI il documentario L’India vista da Rossellini e il lungometraggio India (1958). Il ritorno ai temi della Resistenza e del dopoguerra con Il generale Della Rovere (1959, da un racconto di Indro Montanelli, con una grande interpretazione di Vittorio De Sica) ed Era notte a Roma (1960) fu segnato, soprattutto nel primo caso, da un grande successo di pubblico.

Ma il cinema commerciale non era l’obiettivo principale di Rossellini, che negli anni Sessanta si dedicò a una serie di film storici girati per la televisione, tra cui L’età del ferro (1964), il capolavoro La presa del potere da parte di Luigi XIV (1966), Socrate (1970) e Blaise Pascal (1975), tutte dimostrazioni della libera pedagogia rosselliniana, informata al precetto che “l’importante è informare, l’importante è istruire, ma educare non è importante”.

La figlia Isabella Rossellini (avuta da Ingrid Bergman) ha intrapreso la carriera di attrice mentre il fratello Renzo, noto compositore, scrisse le musiche di alcuni suoi film.

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