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Ippocastano Nome comune delle piante arboree caducifoglie, classificate nel genere Aesculus della famiglia delle ippocastanacee, diffuse soprattutto nelle regioni temperate dell'emisfero boreale. Il nome deriva dai due termini greci che significano cavallo e castagno, probabilmente perché all’epoca i suoi frutti, di aspetto simile a quelli del castagno, venivano macinati e somministrati ai cavalli come alimento e come cura per le difficoltà di respirazione.
Alti fino a 35 m, gli ippocastani hanno una chioma abbondante e folta, costituita da foglie opposte e palmate, formate da 5-7 foglioline non peduncolate. I fiori sono irregolari, gialli, rossi o biancastri, costituiti da quattro o cinque petali e riuniti in grandi infiorescenze a racemo. I frutti sono capsule spinose divise in tre valve, contenenti grandi semi marroni, chiamati castagne d'India; queste non sono commestibili, poiché contengono l’esculina, una sostanza tossica che, oltre a conferire un sapore amarognolo, può provocare conati di vomito e in alcuni casi indurre paralisi.
La specie più comune in Italia e in Europa è Aesculus hippocastanum, caratterizzato da fiori bianchi, originario delle regioni orientali dell’Europa e diffuso nel resto del continente a partire dal XVI secolo. È molto diffuso nelle città, lungo i viali, dove viene piantato a scopo ornamentale, nonostante sia piuttosto sensibile all’inquinamento. Il castagno d’India (Aesculus x carnea) è un ibrido ottenuto dall’incrocio tra Aesculus hippocastanum e Aesculus pavia; dal primo ha ereditato il portamento imponente, dal secondo il colore rosso dei fiori. Altri membri del genere sono l'ippocastano dell'Ohio (Aesculus glabra) e l'ippocastano giallo (Aesculus flava), entrambi diffusi in Nord America e molto apprezzati per il legno pregiato. Classificazione scientifica: Gli ippocastani costituiscono il genere Aesculus della famiglia delle ippocastanacee, ordine sapindali, classe dicotiledoni, divisione angiosperme.
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