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Teflon®

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Introduzione

Teflon® Nome commerciale della materia plastica denominata politetrafluoroetilene (PTFE). Questo composto è, da un punto di vista chimico, un polimero di addizione: è, cioè, formato dall’unione di tante “unità” fondamentali di tetrafluoroetilene, che si legano l’una all’altra in lunghe catene. Dotato di proprietà termoplastiche, per cui può essere fuso e raffreddato più volte, è un prodotto sintetico la cui accidentale scoperta si deve al chimico statunitense Roy J. Plunkett nel 1938; il composto fu però commercializzato solo nel 1946 dall’azienda statunitense DuPont, quando gli fu attribuito il nome con cui oggi lo conosciamo; in pochi anni la sua produzione registrò una rapida crescita.

Si tratta di un materiale praticamente inerte, cioè che non reagisce con altre sostanze, in virtù della presenza degli atomi di fluoro che possiedono una struttura elettronica stabile. Ha il più basso coefficiente di frizione fra tutti i solidi conosciuti, il che significa che oppone una bassissima resistenza allo sfregamento. Il punto di fusione è elevato, essendo compreso tra i 260 e i 327 °C; inoltre, il Teflon® è un ottimo isolante elettrico, non viene disciolto da alcun solvente, è inodore e non è infiammabile.

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Principali utilizzi

Usato per la prima volta nell’ambito del Progetto Manhattan, dal momento della sua commercializzazione il Teflon® è stato adottato per i più svariati utilizzi, grazie alle sue proprietà fisico-chimiche: se è conosciuto soprattutto come rivestimento per pentole antiaderenti, viene usato anche per la realizzazione di cavi ed elementi di cablaggio, dimostrandosi a tale scopo migliore del più economico polietilene; per la copertura di alcuni tipi di proiettili; per il rivestimento di componenti meccanici che devono avere ottime caratteristiche di scorrimento, come ruote dentate, cuscinetti a sfera e pistoni; per la produzione del Gore-Tex®, materiale sintetico largamente usato nei capi sportivi e in molti altri ambiti.

Ancora, il Teflon® si trova negli oggetti più disparati, come le lampade a infrarossi (usate ad esempio negli allevamenti di volatili per mantenere calde le covate di pulcini), ferri da stiro, bruciatori di cucine a gas, mestoli e altri utensili antiaderenti da cucina, griglie per cialde e crêpes, caffettiere, stufe e assi da stiro; e ancora, negli smalti per unghie, nelle lenti per occhiali, e perfino in alcuni tipi di pavimentazioni.

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Innocuo o cancerogeno?

L’ampia diffusione di questo materiale in tanti prodotti di uso quotidiano e, in particolare, negli strumenti destinati alla cottura e al contatto con i cibi, ha sollecitato l’attenzione sulla possibile nocività del Teflon®. Le opinioni in merito sono ancora discordanti. Se alcuni sostengono che la non reattività del polimero lo rende del tutto innocuo (anche se si ingerisse qualche frammento del rivestimento interno di padelle antiaderenti), altri ipotizzano effetti cancerogeni legati a un composto che viene usato nel processo produttivo: il PFOA o acido perfluorottanoico.

Nel luglio del 2005 è stata aperta contro la DuPont una class action, ossia un’azione legale che coinvolge più di un terzo della popolazione statunitense; la multinazionale è accusata di non avere informato i consumatori sugli eventuali rischi connessi al PFOA, pur essendo in possesso di dati scientifici dal 1981. L’Environmental Protection Agency ha condotto studi scientifici in base ai quali ha classificato il PFOA come “possibile cancerogeno per l’uomo”; ciò prelude a ricerche più approfondite per capire come il composto venga metabolizzato dall’uomo ed entri nel sangue.

Già in precedenza era stata promossa una class action dalla popolazione di Ohio e West Virginia, che denunciava l’inquinamento delle falde acquifere con il PFOA, e metteva il fenomeno in relazione con alcune malformazioni riscontrate in alcuni individui; la controversia ha determinato la decisione di effettuare analisi chimiche approfondite sui livelli di PFOA nelle acque di quei territori. Una risposta definitiva alla questione non è ancora possibile.

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