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Bambola

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Introduzione

Bambola Pupazzo dalle fattezze umane usato come giocattolo dai bambini o come oggetto votivo.

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Antichità

Tra i più antichi reperti di bambole rinvenuti nei siti archeologici figurano alcuni esemplari scoperti in tombe inca e azteche, realizzati e dipinti con cura. Una delle bambole ritrovate a Babilonia è in alabastro e presenta braccia mobili, mentre in Egitto questi oggetti erano perlopiù realizzati in legno dipinto. Greci e romani fabbricavano bambole di legno, d'osso, di stoffa e d'argilla, per le quali realizzavano anche case e accessori in miniatura. Era inoltre diffusa l'usanza che le spose offrissero le loro bambole ad Afrodite o Artemide, come pure quella di porre le bambole nelle tombe dei bambini, costume ripreso poi in età cristiana, come dimostrano le bambole ritrovate nelle catacombe. Le bambole più preziose ed elaborate erano destinate all'uso votivo e rappresentavano figure divine.

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La bambola in occidente dal medioevo all'età moderna

Nell'Europa del XII secolo apparvero i primi burattini, pupazzi snodati in legno o metallo, che venivano mossi per mezzo di fili. Si diffusero inoltre bambole commestibili, come quelle di pane, che secondo la tradizione conferivano santità se mangiate il 1° novembre.

Per le bambole il periodo di maggiore fortuna cominciò nel Rinascimento, grazie soprattutto all'invenzione veneziana di un materiale a base di pasta di legno e carta, che fu utilizzato nei cinque secoli successivi. Allo stesso periodo risale la comparsa dei burattini a guanto e delle bambole con funzione di manichino, usate per presentare ed esibire nuovi modelli di abiti e acconciature

Nel Quattrocento i principali centri di produzione furono la Germania, l'Inghilterra, la Francia, i Paesi Bassi e l'Italia: le bambole, fabbricate in legno, argilla, stracci o cera, erano spesso vestite con abiti tipici del paese di provenienza. Le bambole divennero oggetti di lusso e gli esemplari più belli venivano spesso donati a re e nobili. Nel XVI secolo un'ulteriore innovazione fu rappresentata dalla cosiddetta bambola a birillo, realizzata in legno tornito, priva di arti e dotata di una base che le consentiva di rimanere in piedi.

Il Seicento vide un progresso nella scelta dei materiali – con l'introduzione delle teste in ceramica, gomma o alabastro – e nelle tecniche costruttive, che permisero di realizzare bambole con occhi mobili e capelli veri. Nel medesimo periodo in Sicilia nacquero i 'pupi', vestiti in costumi tradizionali o con armature da guerra e impiegati negli spettacoli di marionette.

Fino al Settecento le bambole avevano sempre presentato fattezze da adulto, ma nel 1710 venne prodotta la prima bambola bebè, in cera, dotata di occhi mobili e in grado di piangere.

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Bambole occidentali nell'Ottocento

Nel XIX secolo la qualità delle bambole migliorò grazie all'utilizzo di porcellana e cartapesta e all'invenzione dei giunti sferici, che conferirono maggiore flessibilità agli arti. Altra novità molto apprezzata furono le bambole di carta da ritagliare insieme ad abiti e accessori.

Tra i produttori più abili dell'epoca si distinsero due famiglie italiane emigrate in Gran Bretagna, i Montanari e i Pierotti, che si specializzarono rispettivamente nella produzione di teste per bambole e di pupazzi rappresentanti personaggi storici.

Lo sviluppo industriale portò una rivoluzione anche nella produzione delle bambole quando nel 1851 la Goodyear Rubber Company introdusse sul mercato una bambola infrangibile, in gomma vulcanizzata. Questo tipo di materiale, usato per il corpo e unito a teste e arti in celluloide o biscuit, si prestò molto meglio a realizzare bambole dall'aspetto di neonati, che non i tradizionali manichini: verso la fine del secolo, la bambola dall'aspetto adulto era stata quasi completamente soppiantata dal bambolotto bebè. Nello stesso periodo l'industria della bambola si sviluppò anche in Italia, soprattutto in Lombardia, Lazio, Veneto, Toscana e Piemonte. La produzione si concentrò sulle bambole di stoffa e tra le altre si distinse la ditta torinese Lenci.

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