![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Allah Nome di Dio nell'Islam. Il concetto islamico di divinità presenta elementi simili a quelli espressi dall'ebraismo e dal cristianesimo: Allah è infatti considerato uno, perfetto, increato, eterno, onnipotente e creatore dell'universo. Unità e unicità di Dio costituiscono due principi fondamentali dell'Islam, contenuti nella professione di fede (shahada) 'Non esiste altro Dio al di fuori di Dio e Maometto è il suo Profeta', che è l'origine di numerose speculazioni teologiche. I musulmani criticano da sempre i dogmi cristiani della divinità di Cristo e della Trinità, nonché la credenza cristiana nella morte di Cristo sulla croce; si tratta di aspetti che indeboliscono il monoteismo cristiano e lo rendono attaccabile: è infatti difficile conciliare la Trinità (o anche solo la concezione teologica di Cristo) con l'unità di Dio quando non si faccia riferimento al dogma. I musulmani considerano Cristo un profeta, al pari di Abramo e di molti altri, ma non il figlio di Dio (Dio è onnipotente e non ha quindi bisogno di figli) e negano che sia morto in croce (fu un altro che morì sulla croce al suo posto).
Gli studiosi hanno avanzato spiegazioni contrastanti sull'origine della parola 'Allah'. Secondo alcuni, gli abitanti dell'Arabia preislamica erano politeisti, ma uno tra i numerosi dèi del loro pantheon doveva essere superiore agli altri. Luogo di culto privilegiato in epoca preislamica era, secondo la tradizione musulmana, La Mecca, dove si trovava la Kaaba ed era venerato al-ilah ('il dio'), dalla cui contrazione derivò probabilmente la forma 'Allah' con cui Maometto indicava il Dio unico di cui egli era Profeta. Secondo altri studiosi, invece, 'Allah' derivò dall'aramaico, ma tale tesi è ritenuta la meno attendibile. Nell'Islam Dio viene indicato con numerosi altri nomi; secondo la tradizione musulmana sono 99, spesso definiti 'i bei nomi'. Tra i più noti: al-Rahman ('il Misericordioso') e al-Rahim ('il Compassionevole'). È significativo notare che alcuni nomi propri arabi sono formati premettendo la parola abd ('servo di') a uno dei nomi di Dio: ad esempio, Abd Allah, Abd al-Rahman, Abd al-Rahim ecc.
Risultato dell'epoca di crescita e assestamento dell'Islam fu l'elaborazione della teologia speculativa, attraverso un corpus di trattazioni aventi per oggetto i problemi relativi alla natura divina e al rapporto tra Dio e il mondo. Non esistono opere risalenti ai primi due secoli dell'Islam: il primo scritto teologico databile con certezza risale al IX secolo (III secolo dell'egira). La teologia musulmana è stata fortemente influenzata da quelle ebraica e cristiana, ma rilevanti sono stati anche gli scambi in direzione opposta. Numerose correnti dell'Islam si confrontarono sulle questioni teologiche; le dispute che ne derivarono non furono esclusivamente di carattere intellettuale e teorico, ma furono connesse con la lotta per il potere politico e religioso sulla comunità musulmana. La scuola mutazilita, ad esempio, fu appoggiata dal califfato nella prima metà del IX secolo e in quel periodo le sue dottrine vennero considerate ortodosse. In seguito, prevalsero invece i tradizionalisti (o letteralisti), oppositori dei mutaziliti, più aderenti a un'interpretazione letterale del Corano di questi ultimi, autori di una raffinata speculazione all'interno dell'Islam sunnita. Numerose dottrine mutazilite influenzarono però gli sciiti e diverse sette musulmane.
Una delle problematiche teologiche fondamentali riguarda la predestinazione, ovvero la questione se le azioni umane siano libere opzioni del singolo o siano invece predeterminate da Dio. La tradizione islamica da un lato considera Dio il creatore di tutte le cose, che tutto sa e tutto prevede, dall'altro afferma anche che Dio attribuisce agli uomini la responsabilità delle loro azioni, ricompensandoli o punendoli di conseguenza. La coesistenza di queste due concezioni comporta un equilibrio instabile: se si pone l'accento sulla potenza divina, si rischia di considerare Dio come un tiranno che tormenta gli uomini, mentre se si sottolinea la responsabilità umana si rischia di negare l'onnipotenza divina. Alcuni teologi musulmani, e tra questi i mutaziliti, enfatizzarono i principi della trascendenza e dell'unicità di Dio e il libero arbitrio, cioè la responsabilità dell'individuo per le proprie azioni e la sua libertà di scegliere tra bene e male. Gli oppositori del mutazilismo sostennero che il libero arbitrio pone limiti inaccettabili al potere di Dio e che l'uomo deve obbedire alla legge divina rivelata dal Profeta, senza cercare di comprendere le motivazioni sottese alle decisioni di Dio. Libero arbitrio e predestinazione rappresentano due estremi al cui interno si espressero molte posizioni di compromesso, che tendevano a mediare tra responsabilità umana e onnipotenza divina. Di particolare rilievo in tal senso fu la scuola di al-Ashari (873-935): per evitare il rischio di porre un'altra potenza creatrice a fianco di quella divina, Ashari concepì l'uomo come libero – e quindi responsabile delle proprie azioni – ma non gli attribuì la 'creazione' delle sue opere, bensì la loro 'acquisizione': la potenza creatrice degli atti umani non è immanente all'individuo, bensì esterna all'uomo.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |