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Struttura articolo
Introduzione; Da Aristotele a Tommaso; L’età moderna; Kant: i limiti della conoscenza; La metafisica dopo Kant
L’esponente più celebre della dottrina dualistica fu Cartesio, secondo il quale estensione fisica (res extensa) e pensiero (res cogitans) sono entità radicalmente diverse e sono le uniche sostanze dell’universo; il suo dualismo, tuttavia, non spiega in modo soddisfacente come queste entità fondamentali siano in relazione fra loro.
Nell’opera di Gottfried Wilhelm Leibniz si ipotizza che l’universo sia costituito da un numero infinito di sostanze individuali, o “monadi”. Questa concezione è pluralistica quando è riferita all’esistenza di numerose entità tutte diverse fra loro, ed è monistica quando afferma che ogni monade è un centro di attività rappresentativa che racchiude in sé l’intero universo.
Nell’ambito della filosofia moderna, alcuni filosofi hanno sostenuto che la realtà può essere conosciuta soltanto con un metodo d’indagine basato sull’esperienza, evitando cioè di postulare l’esistenza di entità spirituali non percepibili dai sensi. Questo approccio, che può essere considerato una nuova forma di metafisica, è denominato empirismo. Un’altra scuola di pensiero ha affermato invece che, anche se esistesse una realtà ultima, essa sarebbe totalmente inaccessibile per la conoscenza umana, la quale, limitandosi agli stati mentali, è necessariamente soggettiva. La conoscenza, pertanto, non è rappresentazione di una realtà esterna, ma semplicemente un riflesso delle mutevoli percezioni umane. Questa concezione è nota come scetticismo.
Gli elementi principali delle dottrine sopra esposte si ritrovano in larga misura nell’opera di Immanuel Kant. La sua filosofia è agnostica, poiché nega che si possa conoscere la realtà ultima; è empirista, poiché afferma che tutta la conoscenza deriva dall’esperienza ed è vera relativamente agli oggetti dell’esperienza attuale e possibile; ed è razionalista, poiché conserva il carattere a priori dei principi strutturali di tale conoscenza empirica.
Questi principi sono universali e necessari nel loro riferimento all’esperienza, giacché nella concezione di Kant la mente applica sia le forme pure del senso esterno e interno (spazio-tempo) sia le categorie dell’intelletto ai dati dell’esperienza sensibile, e queste categorie sono logicamente anteriori all’esperienza, anche se si manifestano unicamente nell’esperienza. Questa priorità logica rispetto all’esperienza rende “trascendentali” tali principi strutturali: essi, cioè, sono la condizione di possibilità dell’esperienza attuale e possibile.
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