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Simbolismo (letteratura) Movimento poetico fiorito in Francia nell’ultimo ventennio del XIX secolo in opposizione al realismo e al naturalismo, da un lato, e per saturazione del parnassianesimo, dall’altro. Esprimendo la fase più intellettuale del decadentismo, i simbolisti teorizzavano una pratica letteraria che fosse insieme una riflessione sulla poesia, sulla sua funzione conoscitiva e sui modi impiegati per produrla. Orientati verso la ricerca di una bellezza assoluta, essi tentarono di ricavare dallo scenario della realtà una rete di “simboli”, per poi ridefinire il mondo e la sua essenza misteriosa, accentuando le aspirazioni del linguaggio a farsi musica, per mezzo di associazioni e allusioni simboliche che inseguivano le tracce della bellezza nei legami ritmici delle parole. Il loro procedere attraverso i simboli e attraverso le capacità evocative loro connesse era indice di una tensione metafisica verso una bellezza atemporale: essa, intesa anche come purificazione interiore, finiva poi per coincidere con la poesia stessa. I simbolisti, quindi, perseguendo una poesia che in ultima istanza aveva per oggetto la poesia stessa, sondarono il fondo misterioso e segreto della realtà per individuare i legami nascosti tra le cose e instaurare un percorso ritmico e conoscitivo insieme. Al poeta era assegnato il compito di decifrare e tradurre, e non già di raccontare (da qui le ragioni del distacco dei simbolisti dalle variegate e intense esperienze del realismo). Per affrontare questo compito era necessario che il poeta si liberasse dalle convenzioni imposte dalla tradizione; ciò spiega l’uso del verso libero, applicato e teorizzato in particolare da Gustave Kahn.
I maestri del simbolismo furono gli stessi dei poeti decadenti: Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé; quest’ultimo fu anche la figura più rappresentativa del gruppo. Per individuare meglio l’ambito storico del gruppo dei simbolisti, si può fare riferimento alla pubblicazione dei loro testi teorici, cioè il Manifesto del simbolismo, pubblicato da Jean Moréas nel 1886 su “Le Figaro”, e, sempre dello stesso anno, il Trattato della parola di René Ghil, anche se i programmi restarono alquanto aleatori. Il movimento fu accompagnato e sostenuto da alcune riviste: “La revue wagnérienne”, 1885; “Le symbolisme”, 1886; “La plume”, 1889; “Le Mercure de France”, 1890, che sarebbe diventato l’organo ufficiale del simbolismo; “La revue blanche”, 1891.
Il termine “simbolismo” indica anche la lunga tradizione della poesia europea che prese avvio dall’esperienza francese. Oltre a Baudelaire, i precursori di questa tradizione furono, in forma più indiretta, lo statunitense Edgar Allan Poe e i tedeschi Novalis e Friedrich Hölderlin. Il simbolismo attecchì subito in Gran Bretagna con Gerard Manley Hopkins e Algernon Charles Swinburne e, in seguito, influì su Thomas Stearns Eliot. In Russia si richiamarono al simbolismo Valerij Jakovlevič Brjusov, Vjačeslav Ivanovič Ivanov, Aleksandr Blok e Andrej Belyj. In area di lingua francese il simbolismo continuò con Emile Verhaeren, Georges Rodenbach, Maurice Maeterlinck, fino a Paul Claudel e a Paul Valéry. In Germania esercitò un profondo influsso su Stefan George, Rainer Maria Rilke e Gottfried Benn; in Spagna su Antonio Machado e Juan Ramón Jiménez; e in ambito latinoamericano su Rubén Darío. In Italia, dove influenzò Giovanni Pascoli e il D’Annunzio del Poema paradisiaco e in seguito agì su Arturo Onofri e sul “maledettismo” di Dino Campana, la lezione più coerente e sistematica del simbolismo fu ripresa dall’ermetismo.
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