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Linguistica

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Ferdinand de SaussureFerdinand de Saussure
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Introduzione

Linguistica Studio scientifico della lingua: riguarda i suoni, la grammatica e il lessico delle singole lingue, così come le relazioni fra queste o i tratti comuni a tutte le lingue o a loro gruppi. Si occupa anche degli aspetti culturali, sociali e psicologici della comunicazione.

Le lingue possono essere analizzate in modi diversi: si può scegliere di studiarle in un momento della loro esistenza, ad esempio prendendo in esame il francese di Parigi negli anni Cinquanta (approccio sincronico); oppure si può seguirne l'evoluzione storica attraverso il tempo, ad esempio studiando il latino dalle sue fasi arcaiche fino alla trasformazione nelle lingue romanze (approccio diacronico). Gli studi di linguistica possono essere teorici o applicati: la linguistica teorica si occupa della costruzione di teorie e modelli che descrivano le lingue o ne spieghino la struttura e l'uso; la linguistica applicata trasferisce i risultati dello studio teorico all'insegnamento delle lingue, alla compilazione di dizionari o alla teoria della comunicazione.

Tutti gli approcci prevedono lo studio dei suoni (fonetica e fonologia), delle sequenze dei suoni (morfologia e formazione delle parole), dei rapporti fra le parole nella frase (sintassi), del lessico e dei significati delle frasi (semantica).

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Origini della linguistica

La riflessione sulla lingua è presente, anche se con accezioni diverse, in tutte le culture. Esistono testi di 'linguistica' provenienti dalle più antiche civiltà urbane, quelli dei sumeri, degli egizi, degli accadi (almeno dal 1200 a.C.); molto sviluppata fu la linguistica cinese dal VII secolo a.C. in avanti. Si distinsero, ormai in tempi vicini a noi, le riflessioni linguistiche degli ebrei, particolarmente inclini alla metafisica, e degli arabi, volti al commento e all'interpretazione del testo sacro.

Per questi tipi di indagine, come per la tradizione greca e latina, spesso non è possibile porre una vera distinzione fra linguistica e filologia: sembra che la riflessione sulla lingua sia nata dall'esigenza di interpretare correttamente i testi sacri, quando ci si rese conto, nelle varie civiltà, che la lingua con cui erano scritti non risultava più ben comprensibile. Un'origine analoga ebbe anche la fiorente riflessione indiana, iniziata nel IV secolo a.C. dal grammatico Pànini, e più di ogni altra vicina ai moderni concetti di linguistica, logica e filosofia del linguaggio.

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La linguistica moderna e le sue evoluzioni specialistiche

Fu proprio la conoscenza del sanscrito da parte dell'Occidente, avvenuta alla fine del Settecento, a porre le basi per una fondazione scientifica della linguistica. Si iniziò così un'opera di comparazione sistematica delle lingue (a partire dalle lingue indoeuropee) e una loro classificazione secondo criteri rigorosi, basati soprattutto sullo studio delle corrispondenze fonetiche e morfologiche (vedi Glottologia). Parallelamente iniziò lo studio sistematico dei dialetti. Per tutto l'Ottocento la linguistica, assorbita dalle scoperte e dalle acquisizioni – valide ancora oggi – del metodo comparativo, fu una disciplina piuttosto compatta e orientata verso lo studio diacronico, ossia storico, della lingua.

Nel XX secolo, e in particolare grazie all'opera di Franz Boas, Ferdinand de Saussure e la scuola linguistica di Praga, la disciplina si sviluppò secondo una serie di orientamenti diversi: l'analisi diacronica venne ulteriormente sviluppata e perfezionata, e soprattutto fu affiancata dall'analisi sincronica, che si propone di studiare la lingua nel suo stato attuale e nel suo funzionamento reale. Lo strutturalismo nacque proprio in linguistica, con la considerazione che le lingue costituiscono meccanismi complessi, in cui ogni parte è legata a tutte le altre e non è modificabile o eliminabile senza che l'intera struttura ne risenta. Si consideri, ad esempio, un fenomeno apparentemente poco importante come il fatto che in latino le consonanti finali fossero pronunciate sempre più debolmente; ciò produsse, nei secoli, una situazione per cui il soggetto non si distingueva più dal complemento oggetto, rendendo poco efficace il sistema latino delle declinazioni per indicare i complementi: di qui il passaggio dal sistema delle declinazioni a quello delle preposizioni, che caratterizza le lingue romanze.

Negli Stati Uniti Franz Boas e Edward Sapir, nell'ambito della linguistica descrittiva, elaborarono raffinate metodologie per identificare i suoni o le unità grammaticali delle lingue prive di tradizione scritta (ad esempio le lingue indiane d'America), in modo da giungere a una descrizione scientifica dei vari linguaggi. Basandosi sul loro lavoro, Leonard Bloomfield propose un'analisi comportamentale del linguaggio, che evitasse il più possibile considerazioni semantiche, ossia sul significato. In relazione a questo tipo di ricerche e contro alcune affermazioni radicali e discutibili degli allievi di Bloomfield, Noam Chomsky elaborò, a partire dagli anni Cinquanta, la grammatica generativa.

In Europa la riflessione di Saussure e della scuola di Praga non diede origine a una scuola linguistica unitaria e si crearono interessi e orientamenti diversi: particolarmente importanti sono la scuola glossematica di Copenaghen, rappresentata da Louis Trolle Hjemlslev e Viggo Brøndal, per il suo rigore formale, la sua coerente impostazione concettuale e le sue applicazioni nel campo della semiologia; e il cosiddetto funzionalismo, di André Martinet e di Michael Halliday, orientamento che pone l'accento sulla funzione comunicativa della lingua e sul ruolo del parlante. Anche la dialettologia si è rivelata una disciplina assai vivace, banco di prova sulle lingue vive delle teorie e metodologie speculative (in particolare, ultimamente, della grammatica generativa).

Fra le discipline della linguistica moderna ci sono inoltre: la sociolinguistica; la pragmatica; la psicolinguistica, che unendo i campi di indagine della linguistica e della psicologia studia, fra l'altro, le modalità di acquisizione del linguaggio nei bambini, la percezione del parlato, i legami fra linguaggio e cervello e le patologie del linguaggio come ad esempio l'afasia; l'etnolinguistica, che si occupa dei rapporti fra linguaggio, cultura e visione del mondo delle popolazioni o dei gruppi, ed è imparentata con l'antropologia; la geografia linguistica, che riassume in sé caratteristiche della grammatica storica, dello strutturalismo, del funzionalismo e dell'etnolinguistica.

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