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Introduzione; Il mondo antico; Dal Medioevo all'età moderna; La diffusione delle libertà civili; I diritti umani in Europa; Questioni internazionali
Diritti e libertà civili Principi fondamentali su cui si regge ogni società democratica. I diritti civili sono in sostanza doveri ai quali lo stato deve adempiere per la tutela dei propri cittadini, garantendo loro un'eguale protezione giuridica ed eguali opportunità e, più in generale, garantendo loro una partecipazione attiva alla vita pubblica indipendentemente da razza, religione o sesso. Le libertà civili delimitano invece la sfera d'interferenza dello stato nella vita dei cittadini. Tra le garanzie fondamentali delle libertà civili vi sono il diritto alla libertà di parola e di religione, e la garanzia di un giusto processo. Poiché i diritti civili promuovono l'uguaglianza e le libertà civili proteggono la libertà, diritti e libertà interagiscono e talvolta confliggono: per questo il compito di una società è quello di fare in modo che i diritti e le libertà di un individuo non interferiscano o limitino i diritti e le libertà di un altro individuo o della collettività.
La concezione secondo cui ogni uomo possiede diritti e libertà inalienabili è parte della storia della democrazia e viene affermata già dai filosofi greci. Socrate, ad esempio, scelse di morire piuttosto che rinunciare alla libertà di esprimere il proprio pensiero. In seguito, i filosofi stoici formularono una dottrina dei diritti dell'individuo, basata sulla teoria del diritto naturale, che venne diffusa a Roma da Cicerone. Durante l'età medievale i concetti di diritto e libertà civili non si imposero nelle società gerarchiche feudali: le teorie di san Tommaso d'Aquino contengono tuttavia il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali e la prima formulazione di una dottrina della disobbedienza civile, che consiste nel resistere ai poteri iniqui.
L’affermazione dei diritti e delle libertà civili fu ostacolata per molti secoli dalla persistenza di dottrine che riconoscevano al potere temporale una diretta investitura divina (vedi Diritto divino) o che assegnavano al sovrano un’autorità illimitata, non sottoposta ad alcun tipo di controllo. La prima limitazione del potere del sovrano fu introdotta in Inghilterra con la Magna Charta del 1215. La Magna Charta non introdusse la democrazia o l'uguaglianza; fu una sorta di contratto tra il re e la nobiltà, che definiva i loro rapporti e stabiliva il principio secondo il quale anche il re era sottoposto a una legge e non era invece al di sopra di essa. Nel continente europeo il conflitto tra autorità e libertà si manifestò in materia religiosa. Durante la Riforma protestante una questione centrale fu quella della libertà di culto. La persecuzione delle eresie e i tribunali dell'Inquisizione, soprattutto in Spagna, furono il simbolo dell'intolleranza religiosa: solo alla fine del XVIII secolo l'ideale della tolleranza in materia di fede si affermò nella civiltà occidentale. Per effetto delle rivoluzioni (inglese, americana e francese) gli ideali di libertà furono incorporati nella struttura dello stato. In Inghilterra l'esito della lotta tra il Parlamento (che allora non era un'istituzione democratica nel senso moderno) e la monarchia degli Stuart portò al successo della Gloriosa Rivoluzione del 1688. L'ultimo re della famiglia Stuart, Giacomo II, fu deposto dopo un tentativo di restaurare la monarchia assoluta. Gli succedette Guglielmo III d'Orange-Nassau che nel 1689 accettò il Bill of Rights. Ciò garantì un governo costituzionale e portò all'elaborazione della dottrina della supremazia assoluta del Parlamento nazionale, poiché i poteri della monarchia vennero gradualmente limitati dalla legge e dalla consuetudine. Il sistema della monarchia costituzionale fu elaborato dal filosofo inglese John Locke, i cui scritti influenzarono profondamente i pensatori delle colonie americane e gli altri esponenti del pensiero liberale del secolo successivo.
I coloni inglesi importarono i concetti di potere sovrano limitato e libertà individuale nel Nuovo Mondo: i primi coloni erano esuli a causa delle persecuzioni religiose. Prima la Guerra d'indipendenza americana, poi quella francese furono ispirate dagli scritti che ponevano i fondamenti delle moderne ideologie liberali. Tra questi, le opere degli illuministi francesi Voltaire e Jean-Jacques Rousseau, del filosofo italiano Cesare Beccaria, del filosofo inglese Jeremy Bentham, dello scrittore angloamericano Thomas Paine e dello statista americano Thomas Jefferson. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino in Francia e il Bill of Rights (contenuto nella Costituzione degli Stati Uniti) diedero una sistemazione formale ai principi liberali che informano le moderne democrazie.
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