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Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Le lingue ufficiali sono l’inglese e il maori (vedi Lingue polinesiane), anche se la popolazione è prevalentemente anglofona. Le religioni maggiormente professate sono quelle cristiane di confessione anglicana (25%), presbiteriana (18%) e cattolica (16%). La maggioranza dei maori appartiene alle Chiese cristiane di Ratana e di Ringatu. Sono inoltre presenti nel paese minoranze di ebrei, indù e confuciani.
L’istruzione è obbligatoria tra i 6 e i 16 anni di età, ma i bambini possono iniziare gli studi a partire dai 5 anni e la scuola pubblica è gratuita fino ai 19 anni. Nel 1995 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era del 99%. Fra i principali atenei si annoverano le università di Otago (1869) e di Auckland (1882). Le raccolte librarie del paese sono più di duemila; tra esse si citano la Biblioteca nazionale di Wellington, la Biblioteca pubblica di Auckland e la Biblioteca universitaria di Otago. Gli archivi governativi sono conservati a Wellington. Musei e gallerie d’arte hanno sede nelle città più importanti. Il museo e la galleria di Auckland vantano buone collezioni. La Pinacoteca di Wellington è nota soprattutto per i dipinti di artisti australiani e neozelandesi. Il Museo nazionale della città conserva importanti reperti di etnologia e storia naturale (vedi Arte maori; Arte dell’Oceania).
La Nuova Zelanda è divisa in diciassette regioni: Auckland, Bay of Plenty, Gisborne, Hawke’s Bay, Manawatu-Wanganui, Northland, Taranaki, Waikato e Wellington nell’Isola del Nord; Canterbury, Marlborough, Nelson, Otago, Southland, Tasman e West Coast nell’Isola del Sud. Le regioni sono a loro volta ripartite in 79 distretti. La capitale politica e amministrativa è Wellington, porto di rilevante attività. L’altro porto del paese, Auckland, è il più popoloso agglomerato urbano e ospita gran parte delle attività industriali del paese; altri centri di rilievo dell’Isola del Nord sono Hamilton, Rotorua e Manukau; Christchurch e Dunedin sono le maggiori città dell’Isola del Sud.
Negli ultimi trent’anni l’economia neozelandese, precedentemente basata sull’agricoltura, si è orientata progressivamente verso l’industria e il settore terziario; una voce importante è costituita dal turismo (2,38 milioni di arrivi nel 2005). Dalla metà degli anni Ottanta il governo ha gradualmente abbandonato il protezionismo economico iniziale, in favore di una politica di apertura e deregolamentazione allo scopo di incentivare la crescita economica, controllando l’inflazione e riducendo il deficit e il debito pubblico. Questi obiettivi appaiono ora raggiunti o prossimi al compimento, anche se le riforme economiche e la deregulation hanno provocato un aumento della disoccupazione. Nel 2005 il prodotto interno lordo del paese era di 109.291 milioni di dollari USA, pari a 26.663,60 dollari pro capite.
Solo il 7% del territorio neozelandese è coltivato; il settore primario fornisce il 9,5% del PIL annuo, occupando l’7% della forza lavoro. Le fattorie neozelandesi sono tra le più produttive al mondo e l’allevamento resta un’importante fonte di ricchezza. Nel 2005 erano presenti nel paese 9.609.000 bovini, 341.465 suini, 20,3 milioni di polli e altri volatili, 39.928.000 di ovini. La produzione agricola è basata sulle colture cerealicole (frumento, orzo, mais); importanti sono altresì i pomodori, le patate, l’avena, la colza, il tabacco e la frutta come gli agrumi o il kiwi; di quest’ultimo la Nuova Zelanda è il maggiore esportatore mondiale. Un altro settore in via di sviluppo è la viticoltura. La produzione di carne e di lana e l’industria lattiero-casearia rimangono le attività più importanti per l’economia neozelandese, formando un terzo degli utili derivati dalle esportazioni.
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