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Storia e storiografia

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Storici dell’Ecole des AnnalesStorici dell’Ecole des Annales
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3.2

La storiografia latina

Il prestigio del greco come lingua letteraria ed erudita era tale che le prime opere storiche romane furono scritte in greco. Catone fu il primo a scrivere la storia romana in latino e altri seguirono il suo esempio. Sallustio, influenzato dall’opera di Tucidide, sviluppò uno stile brillante in cui a riflessioni di carattere etico si accompagnava un’acuta penetrazione psicologica. La sua analisi politica avrebbe a lungo esercitato un grande influsso sulla storiografia. Nella stessa epoca Cicerone, pur non essendo uno storico, definì gli ideali predominanti della storiografia in termini di eleganza stilistica e di modelli morali tradizionali, applicati agli eventi della vita pubblica. La scrittura della storia latina proseguì in questo solco con Livio, Tacito e Svetonio.

Nel corso del IV secolo, con la conversione dell’imperatore Costantino, il cristianesimo acquisì uno statuto legale, esercitò un influsso sempre crescente sull’impero romano e arricchì la storia con argomenti e approcci nuovi. Eusebio di Cesarea scrisse una storia ecclesiastica (324 ca.), tracciando l’evoluzione della Chiesa dalle origini, segnate dalle persecuzioni dei martiri, sino ai fasti della propria epoca. Questo genere di storia radicalmente nuovo ignorava le restrizioni della tradizione classica riguardo al soggetto e allo stile. Eusebio descrisse la vita religiosa, gli scritti e le idee di persone che non svolgevano alcuna funzione politica; accolse un gran numero di prove scritte e prese in considerazione i principali quesiti dell’esistenza umana. Questa mescolanza di storia laica e religiosa con un’interpretazione morale su scala più ampia aveva il suo unico precedente nel Vecchio Testamento, dove il rapporto tra Dio e il genere umano era visto in termini storici come un’alleanza tra Jahve e Israele operante per secoli nella storia degli ebrei. Costruito su questo fondamento, anche il cristianesimo conteneva significative implicazioni per l’interpretazione della storia dell’umanità: si basava sul ricongiungimento tra il regno divino e quello umano per un periodo storicamente ben delimitato, la vita di Gesù Cristo, e sviluppava quindi dottrine che si misuravano con il significato religioso del tempo storico, individuando l’elemento divino nella storia. Nel V secolo lo scrittore cristiano Paolo Orosio reinterpretò la storia romana da un punto di vista assai polemico, e sant’Agostino, nel suo De civitate Dei (413-426), immaginò relazioni molto più complesse e sottili tra la storia cristiana e quella secolare.

3.3

La storiografia nel Medioevo

Con la caduta dell’impero romano d’Occidente nel V secolo d.C., le tradizioni dell’educazione classica e della cultura letteraria, di cui faceva parte la storiografia, furono disgregate e indebolite. Il saper leggere e scrivere divenne una prerogativa professionale del clero, che si dedicò al compito di preservare e diffondere una cultura religiosa dotta. Molti monasteri conservavano cronache o annali, spesso frutto del lavoro anonimo di generazioni di monaci, che si limitavano a registrare gli eventi, anno dopo anno, senza il minimo tentativo di rielaborazione critica o letteraria. Tuttavia i risultati cui erano giunti gli storici del passato, conservati nelle biblioteche dei monasteri, tennero in vita un modello storiografico più ambizioso, e autori come Gregorio di Tours cercarono di attuarlo. L’Historia ecclesiastica gentis anglorum (731) del Venerabile Beda, un monaco inglese, riuscì a integrare la storia ecclesiastica e quella secolare, gli eventi naturali e quelli sovrannaturali in una narrazione vivace e rigorosa.

Il rinnovato fervore della vita intellettuale e letteraria del Basso Medioevo si riflette nelle opere storiche del monaco inglese Guglielmo di Malmesbury, del tedesco Ottone di Frisinga e del normanno Orderic Vitalis. Anche se gli storici del tardo Medioevo erano in gran parte ecclesiastici e scrivevano in latino, le tradizioni della storiografia secolare furono tenute in vita dai cronisti che scrivevano in volgare. Jean de Joinville registrò le imprese del suo re, Luigi IX di Francia, durante la settima crociata; Jean Froissart descrisse le gesta dei cavalieri francesi e inglesi durante la guerra dei Cent’anni; tra il Duecento e il Trecento i cronisti fiorentini Dino Compagni, Giovanni, Matteo e Filippo Villani celebrarono la grandezza della loro città.

3.4

La storiografia nell’Umanesimo e nel Rinascimento

L’intensificarsi degli studi sulle letterature greca e latina e il rinnovato studio della retorica, che caratterizzarono la vita intellettuale dell’Italia del XV secolo, influenzarono gli studi storici, promuovendo un approccio laico e realistico alla storia sia antica sia moderna. Leonardo Bruni, studioso delle opere di Tacito, riesaminò la storia della Roma repubblicana e imperiale e quella di Firenze, sua città d’origine, alla luce dell’esperienza romana. Nel XVI secolo le opere di Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini tornavano a collocare la storia politica in un mondo delimitato da leggi e aspirazioni umane. Questa scissione tra il materiale storico ecclesiastico e quello laico risulta evidente in tutti quei luoghi dell’Europa che furono influenzati dalla cultura rinascimentale.

3.5

Gli studi antiquari e la storiografia dell’Illuminismo

La scrittura della storia nella tradizione classica aveva enfatizzato le capacità letterarie e la reinterpretazione della storia a discapito della ricerca sulle fonti. Dal XVI secolo in avanti, molti studiosi in tutta Europa si dedicarono alla laboriosa e sistematica raccolta delle fonti della propria storia religiosa e nazionale. In Francia i benedettini, e in particolare Jean Mabillon e Bernard de Montfaucon, intrapresero l’esame e la pubblicazione delle fonti della storia ecclesiastica. Ludovico Muratori raccolse le fonti della storia italiana, Paolo Sarpi scrisse la storia del concilio di Trento, Gottfried Leibniz compilò gli annali della Germania medievale e l’austriaco Joseph Eckhel definì il campo della numismatica. In Inghilterra Sir William Dugdale, il vescovo Thomas Tanner e Thomas Hearne raccolsero documenti e iscrizioni e compilarono annali medievali. Questi sono solo alcuni esempi dei molti eruditi che, con il loro lavoro scrupoloso, preservarono le fonti della conoscenza storica e definirono i principali ambiti della ricerca critica, quali la diplomatica, la numismatica e l’archeologia.

L’attenzione al particolare e al metodo, che rappresentava la massima realizzazione dell’erudizione, era però la stessa che separava gli antichisti, quanto a metodo e ispirazione, dagli sviluppi della storiografia del XVIII secolo: la storia filosofica ispirata dagli ideali dell’Illuminismo. Voltaire diede nuovo vigore alle tradizioni letterarie della storiografia con l’entusiasmo del suo razionalismo dissacrante. Egli non tenne conto dell’interesse preponderante dei classici per la politica e incluse tutti gli aspetti della civiltà in una storiografia di portata intellettuale molto vasta, manifestando insofferenza nei confronti del dettaglio erudito. Gli storici dell’Illuminismo quali Montesquieu, David Hume, William Robertson e Condorcet portarono avanti questo ardito concetto filosofico della storia e, come Voltaire, prestarono scarsa attenzione alle prove. Lo storico britannico Edward Gibbon seppe conciliare un profondo rispetto per la ricerca erudita con lo slancio illuministico e un particolare talento letterario nella realizzazione di Declino e caduta dell’impero romano (1776-1788). Al modello storiografico illuminista si oppose la filosofia della storia di Giambattista Vico, basata su una concezione “ciclica” del divenire.

3.6

Il XIX secolo

Grazie all’opera e all’influsso di Leopold von Ranke, la storia acquisì la propria identità di disciplina accademica indipendente, con un proprio metodo critico di ricerca che richiedeva una preparazione rigorosa. Ranke insistette sull’obiettività spassionata come requisito essenziale dello storico e fece della consultazione delle fonti contemporanee una regola dell’interpretazione storica. Egli in sostanza promuoveva il vaglio critico delle fonti al di là delle scoperte degli antichisti, ritenendo che le circostanze storiche in cui operava lo scrittore costituissero la chiave per la valutazione dei documenti. Questa combinazione dell’approccio neutrale (almeno come ideale regolativo) con la tesi secondo la quale tutti gli osservatori sono il prodotto di un tempo e di un luogo specifici, e che per ciò stesso non possono che registrare i fatti in modo almeno parzialmente soggettivo e condizionato, preludeva alla rottura dell’antico apparentamento della storia con le arti letterarie, allineandola con la moderna ricerca scientifica. Molti storici moderni scorgono le basi intellettuali della loro disciplina in questo sviluppo delle università tedesche del XIX secolo, che influenzò la cultura storica in tutta l’Europa e in America.

L’interesse francese per la storia della civiltà fu mantenuto da François Guizot, mentre Fustel de Coulanges applicò alla storia medievale i nuovi metodi scientifici. Con l’aiuto dei colleghi e degli studenti dell’Università di Oxford, William Stubbs ricostruì la storia inglese sulla base di un esame minuzioso delle fonti. George Bancroft fu il primo importante compilatore della storia degli Stati Uniti e, al suo tempo, le università americane erano sempre più aperte all’influsso dei metodi tedeschi. Nel XX secolo la storia si è saldamente attestata nelle università europee e americane come disciplina che si basa su metodi esatti e si serve in modo produttivo dei documenti di archivio e delle nuove fonti di prova.

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