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Turkmenistan

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Turkmenistan: bandiera e innoTurkmenistan: bandiera e inno
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5

Ordinamento dello stato

Già membro dell’Unione Sovietica, il paese è indipendente dal 29 ottobre 1991 e nel dicembre dello stesso anno ha aderito alla Comunità di stati indipendenti (CSI). Il sistema istituzionale e politico ereditato dal sistema sovietico è rimasto pressoché intatto, assumendo però tratti personalistici e autocratici con Saparmurad Niyazov, dal 1991 al 2006 primo e unico presidente del nuovo stato.

Secondo la Costituzione del 1992, il paese è una repubblica presidenziale a partito unico (il Partito democratico del Turkmenistan, erede del Partito comunista). Il presidente, che è anche capo del governo, viene eletto a suffragio universale ogni cinque anni; Niyazov nel 1999 fu però nominato presidente a vita. L’Assemblea legislativa (Mejlis) è costituita da 50 membri eletti a suffragio universale ogni cinque anni. La pena di morte è stata abolita nel 1999.

6

Storia

Nel corso della sua storia il Turkmenistan, parte dell’ampia regione del Turkestan, fu più volte invaso da persiani, macedoni e arabi, che vi diffusero la religione islamica tra il VII e l’VIII secolo.

6.1

Una storia di dominazioni

La regione venne popolata nei secoli IX e X da popolazioni turche provenienti dall’Asia centrale (vedi Turcomanni), che solo intorno al XV secolo iniziarono a costituirsi come gruppo distinto, senza tuttavia dar vita a nessuna entità politica.

Dominata dall’impero mongolo di Gengis Khan nel XIII secolo e dall’impero di Tamerlano nel XIV secolo, tra il XVII e il XIX secolo la regione fu contesa dallo scià di Persia, dal canato di Khiva e dai signori feudali afghani. Nel 1879 fallì un primo tentativo russo di appropriarsi della regione, che cadde tuttavia nel 1881, dopo violentissimi combattimenti che causarono circa 150.000 morti, sotto il dominio dell’impero russo.

6.2

La repubblica socialista

Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, un composito movimento nazionalista turkmeno tentò invano di rovesciare l’autorità imperiale. Dopo la rivoluzione russa dell’ottobre 1917 i nazionalisti turkmeni si opposero alle armate bolsceviche, ma nel 1918 la regione fu annessa alla Repubblica autonoma socialista sovietica del Turkestan.

Durante la guerra civile seguita alla rivoluzione, con l’aiuto delle forze britanniche e delle Armate bianche i nazionalisti turkmeni riuscirono ancora a contrastare i bolscevichi e per un breve periodo a istituire uno stato indipendente, ma furono di nuovo sconfitti e la regione fu annessa nuovamente alla Repubblica del Turkestan. Nel 1924, nel quadro della revisione amministrativa dell’Asia centrale, divenne quindi repubblica autonoma con il nome di Repubblica socialista sovietica del Turkmenistan; nel 1925 entrò a far parte dell’URSS.

La resistenza turkmena alle autorità sovietiche durò tuttavia ancora a lungo e fu sconfitta solo nel 1936 grazie a una durissima repressione e a massicce deportazioni, che colpirono in particolare le classi dirigenti politiche e religiose. Nella seconda metà del Novecento il paese visse un intenso sviluppo industriale e agricolo, incentrato nei settori degli idrocarburi e del cotone.

6.3

Indipendenza e autoritarismo

Nell’ottobre del 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Turkmenistan proclamò l’indipendenza e nel 1992 divenne membro delle Nazioni Unite. La struttura politica rimase tuttavia praticamente intatta e il potere ben saldo nelle mani del presidente Saparmurad Niyazov, già segretario del Partito comunista. Questi impose al paese un regime autocratico, basato sul culto della personalità, non concedendo nessuno spazio alle opposizioni né procurando di assicurare alla società turkmena livelli minimi di libertà sociale e politica; nel 1994 Niyazov ottenne il prolungamento del suo mandato fino al 2002.

Proclamata la neutralità, Niyazov recise i legami con la Russia, cercando in seguito di esportare il gas naturale (di cui il paese è potenzialmente uno dei maggiori produttori al mondo) verso i mercati europei e asiatici. Fatto oggetto di severe critiche da parte dei paesi occidentali per le violazioni dei diritti umani nel paese, a partire dal 1999 Niyazov si riavvicinò alla Russia. Nello stesso anno si fece nominare presidente a vita, annunciando il ritiro dalla vita politica al compimento dei settant’anni (2010). Con il pretesto di preservare la tradizione turkmena dalle influenze occidentali, Niyazov colpì ogni espressione non allineata alla cultura di regime, chiudendo università, conservatori, biblioteche, librerie e compagnie di teatro e di balletto.

Nel 2002, dopo un oscuro un attentato (attribuito all’opposizione in esilio dell’Unione delle forze democratiche del Turkmenistan, ma da questa considerato una montatura dello stesso regime), Niyazov accentuò ulteriormente la repressione e i tratti autoritari e personalistici del suo governo. Nello stesso anno fece cambiare i nomi dei mesi, dedicandone uno a se stesso, uno alla madre e uno alla sua opera Ruhnama (“Il libro dell’anima”), la quale, pubblicata in due tomi tra il 2001 e il 2004, diventò la condizione necessaria non solo per avanzare di carriera nell’amministrazione statale, ma anche per superare gli esami nella scuola e ottenere licenze di commercio.

Nel 2005, entrati in contrasto con il presidente, diversi alti esponenti del governo e dello stato furono accusati di corruzione e condannati a severissime pene detentive.

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