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Bartók, Béla

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Béla BartókBéla Bartók

Bartók, Béla (Nagyszentmiklós, Transilvania 1881 - New York 1945), compositore ungherese. Studiò composizione a Bratislava e presso l’Accademia musicale di Budapest, affermandosi ben presto come concertista. Presso la medesima istituzione insegnò pianoforte dal 1907 al 1934.

Nel 1919 fece parte del direttorio musicale istituito dallo stato repubblicano guidato da Béla Kun, contribuendo a importanti riforme in ambito educativo nel proprio paese. Nel 1940, a causa dell’evolversi della situazione politica che portò l’Ungheria ad avvicinarsi alla Germania nazista, si trasferì negli Stati Uniti, dove svolse in modo discontinuo attività concertistica e didattica alla Columbia University, vivendo in gravi ristrettezze economiche fino al momento della morte.

Lo stile compositivo giovanile di Bartók affondò le proprie radici nella tradizione colta occidentale, in particolare nell’estetica tardoromantica, di cui si hanno tracce significative nel poema sinfonico Kossuth (1904), che rivela le affinità del compositore ungherese con Richard Strauss. Successiva fu invece la presa di coscienza del valore estetico del canto popolare ungherese: la sua interiorizzazione passò attraverso lo studio delle correnti estetiche dei primi del Novecento, nelle quali Bartók trovò piena collocazione.

In anni caratterizzati dall’espressionismo stravinskiano, prima delle profonde innovazioni dodecafoniche di Arnold Schönberg, Bartók scelse una via personale di ricerca che lo portò alla creazione di composizioni perfettamente incasellate tra i lavori innovativi di quel periodo. L’opera in un atto Il castello di Barbablù (1911; prima esecuzione nel 1918), l’Allegro barbaro (1911) per pianoforte, i Quartetti per archi n. 1 e n. 2, i balletti Il Principe di legno (1914) e Il mandarino meraviglioso (1919), delimitano gli orizzonti espressivi di Bartók nei primi anni della maturità: ricerca timbrica, allargamento (se non addirittura dissoluzione) della tonalità e attenzione per le complessità ritmiche.

I successivi Quartetti n. 3 e n. 4 (1927-28), la Musica per archi, celesta e percussione (1936), la Sonata per due pianoforti e percussione (1937) e il Concerto per orchestra (1943) parlano un linguaggio maturo e straordinariamente evoluto, improntato a scelte che segnano un cambiamento sostanziale nelle strutture, nei trattamenti melodici, armonici e nelle dimensioni timbriche dei materiali musicali.

Brillante concertista, oltre che insegnante di pianoforte, Bartók ha lasciato nei sei volumi dell’opera Mikrokosmos (1935), 150 brani pianistici in ordine di difficoltà crescente che, oltre ad essere un vero e proprio compendio della sua evoluzione stilistica, rappresentano una tappa fondamentale nella didattica musicale e pianistica.

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