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Governo Insieme delle istituzioni che partecipano all’attività di direzione politica di uno stato; in questo significato il termine è spesso sostituito dall’espressione “forma di governo” o da quella, più generica, di “regime politico”. In un’accezione più ristretta, governo è lo specifico organo costituzionale – formato da un presidente del Consiglio dei ministri, o primo ministro, e dai ministri – che concentra gran parte del potere di indirizzo politico oltre che di esecuzione delle decisioni pubbliche; in questo significato alcune lingue,come l’inglese, utilizzano il termine cabinet (“gabinetto”).
L’idea di governo, strettamente connessa a quella di regime politico, ha origini antiche; forme di governo diverse si ebbero già nell’antico Egitto, tra i sumeri, in Assiria, in Persia, in Cina, in Macedonia, ad Atene, a Sparta, a Corinto. La riflessione sulla forma di governo in Occidente cominciò con Platone e con Aristotele, la cui tripartizione (monarchia, aristocrazia e democrazia) ha influenzato tutto il pensiero politico occidentale. Già i filosofi greci avevano individuato le possibili degenerazioni delle tre forme: del regime monarchico nella tirannia, dell’aristocrazia in oligarchia e della democrazia in olocrazia (cioè nell’esercizio del potere da parte del popolo nella sua totalità). Il regime dove il potere politico è detenuto invece dai capi religiosi, come nei primi califfati islamici, è detto teocrazia. Le basi di una dottrina costituzionale, diventata poi l’impianto di quella moderna, secondo cui la carta fondamentale dello stato stabilisce i modi e i limiti della sovranità statale di fronte ai quali anche il regime di governo deve adeguarsi, furono gettate durante la Roma imperiale. Sotto il Sacro romano impero e durante il Medioevo prevalse invece una concezione della sovranità frammentata, facente capo all’imperatore (incoronato però dal papa) e discendente in modo piramidale fino ai sudditi, ma senza istituzioni di controllo o di garanzia. L’idea della sovranità dal basso, per consenso tacito o esplicito dei governati, riemerse in piccole comunità cittadine come quelle rafforzatesi nella Lega anseatica o nei Comuni italiani. In Europa, dal XVI secolo in poi, lo sviluppo economico, i frutti della Riforma e il crollo del predominio cattolico nella politica contribuirono alla nascita degli stati nazionali. Essi iniziarono a stabilirsi come monarchie dinastiche e assolute, la cui sovranità risiedeva interamente nella persona del sovrano: la dottrina dell’assolutismo è ben sintetizzata nel famoso motto di Luigi XIV re di Francia, “l’état, c’est moi” (“lo stato sono io”). Altri punti di svolta che portarono invece a un sempre maggiore controllo parlamentare sulla corona furono la Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688, la guerra d’indipendenza americana, iniziata nel 1775, e la Rivoluzione francese, a partire dal 1789; nello stesso periodo si affermano nella pratica politica le concezioni sull’origine della sovranità dal basso, sul contratto sociale e sulla legittimazione consensuale della sovranità. Il principio di autodeterminazione, il suffragio universale (vedi Movimento per il suffragio femminile) e le garanzie costituzionali, affermatisi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, sono ora, almeno formalmente, presenti in quasi tutti i regimi vigenti. Essi non garantiscono tuttavia uniformità tra i regimi di governo oggi esistenti, hanno anzi offerto la base a regimi inediti come la prima dittatura del proletariato realizzata nell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, né sono esenti da gravi difetti quali il problema della revisione costituzionale, l’effettivo controllo dell’elettorato sugli eletti, la validità della coincidenza tra stato e nazione, spesso problematica e fonte di conflitti.
I governi si dividono innanzitutto in monarchici e repubblicani. Questa distinzione, tuttavia, con l’instaurarsi delle monarchie costituzionali ha perso parte del suo rilievo, mentre nel dibattito tra gli studiosi del XX secolo crescente importanza è stata attribuita alla distinzione tra governi democratici e dittatoriali.
Secondo un altro criterio i governi possono essere centralisti o federali. I paesi federali, come gli Stati Uniti d’America o la Confederazione Elvetica, comprendono unioni di stati in cui l’autorità di un governo centrale è costituzionalmente limitata dai poteri delle unità che la costituiscono.
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