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Orchestrazione Arte di combinare gli strumenti musicali in una composizione orchestrale.
Il lavoro di orchestrazione richiede una profonda conoscenza delle possibilità di ogni strumento. Oltre ai registri dei diversi strumenti, per orchestrare un pezzo occorre conoscere i punti di forza e le debolezze di ciascuno di essi. Un determinato passaggio, ad esempio, può essere eseguito dal clarinetto con una diteggiatura inusuale, o può richiedere all'arpa una serie di interventi diversi sui pedali. Agli strumenti a corda e agli ottoni può essere altresì concessa qualche battuta di arresto se gli esecutori devono applicare o togliere la sordina. Alcune tecniche di orchestrazione sono assimilabili attraverso testi teorici, ma la migliore qualità di orchestrazione può esser raggiunta lavorando in stretta collaborazione con gli strumentisti, vale a dire con la pratica della direzione, ed effettuando un'attenta analisi della partitura. Orchestrare un lavoro composto per un diverso strumento (o un complesso di strumenti) richiede un senso estetico capace di conservare lo stile dell'originale e allo stesso tempo di metterne in luce struttura e meccanismi interni.
Prima del Seicento, di norma gli esecutori elaboravano la strumentazione di un pezzo nel corso della prova. Verso il 1600, i compositori iniziarono ad assegnare specifici strumenti alle varie parti. L'evoluzione e l'approdo a una forma standard dell'orchestra (1600-1750 ca.) introdussero le convenzioni di orchestrazione. Agli archi erano attribuite quattro parti, due superiori ai violini, e il basso ai violoncelli e ai contrabbassi, mentre la viola occupava la parte intermedia, parti arricchite e rafforzate da una coppia di oboi o di flauti, più un fagotto. La coesione armonica era garantita dal basso continuo (la linea del basso più gli accordi del clavicembalo o dell'organo); trombe e timpani comparivano sporadicamente. A partire dalla metà del XVIII secolo, vennero aggiunti il clarinetto e il corno. I tromboni entrarono in uso qualche decennio più tardi. Alla fine del secolo il basso continuo cadde in disuso e si affermò la tendenza a una trama sonora fatta di brevi frasi frammentate e sviluppate dalle singole sezioni strumentali. Ludwig van Beethoven diede rilievo e indipendenza alla viola e sperimentò l'uso dell'ottavino e del trombone; fu inoltre tra i primi a sfruttare le capacità solistiche del corno. I compositori romantici concepirono i loro lavori direttamente in termini di timbri orchestrali. Compositori come Hector Berlioz, Nikolaij Rimskij-Korsakov e Richard Wagner usarono in modo sempre più vario strumenti a fiato tecnicamente perfezionati, traendone sonorità sia potenti sia delicate. Molta musica strumentale della fine dell'Ottocento, come quella di Gustav Mahler, richiedeva orchestre di grandi dimensioni e una complessa strumentazione. Nel XX secolo, compositori francesi come Claude Debussy e Maurice Ravel diedero grande enfasi agli effetti timbrici consentiti dall'orchestra moderna. Igor Stravinskij ruppe spesso con la tradizione, assegnando la melodia agli ottoni, o trasferendo la funzione percussiva agli archi. La varietà degli strumenti a percussione crebbe, vennero introdotte risorse timbriche inedite e nuove tecniche furono applicate a molti strumenti (ad esempio usando per la percussione il corpo del violino). Gli strumenti elettronici e i sintetizzatori ampliarono la varietà di suoni a disposizione dei compositori.
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