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Argentina

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Argentina: bandiera e innoArgentina: bandiera e inno
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7.10

La caduta di Perón

Il 16 giugno 1955 alcuni dissidenti dell’aeronautica argentina diedero vita a un tentativo di rivolta antiperonista, fallito per la scelta dell’esercito di rimanere fedele al governo. La vicenda si ripeté tre mesi dopo, ma questa volta il pronunciamento militare mostrò una base di consenso più estesa, così che, dopo tre giorni di guerra civile (che costarono la vita a circa 4000 persone), Perón fu costretto a dimettersi e a riparare in esilio prima in Paraguay, quindi in Spagna. Nel frattempo, il 20 settembre, il maggiore Eduardo Lonardi aveva assunto le funzioni di presidente provvisorio dell’Argentina, promettendo al paese la pronta restaurazione di un regime democratico.

7.11

I presidenti provvisori

Il governo Lonardi cadde in meno di due mesi, vittima a sua volta di un colpo di stato guidato dal generale maggiore Pedro Eugenio Aramburu. Motivo ufficiale del golpe fu la riluttanza di Lonardi a reprimere il peronismo, specialmente tra le file dell’esercito e della classe lavoratrice. Aramburu abrogò la Costituzione del 1949 ristabilendo quella liberale del 1853, che proibiva la rielezione del presidente. Un tentativo di rivolta peronista fu annientato nel giugno del 1956, con migliaia di arresti e l’esecuzione di 38 simpatizzanti dell’ex presidente in esilio.

Le votazioni per l’elezione di un’assemblea costituente ebbero luogo in luglio: il Partito radicale del moderato Ricardo Balbín ebbe la maggioranza dei consensi, seguito dal Partito radicale intransigente di Arturo Frondizi. I peronisti, messi al bando come partito, votarono scheda bianca.

7.12

I presidenti eletti

L’assemblea costituente inaugurata a Santa Fe nel mese di settembre adottò nuovamente la Costituzione del 1853, dopo il ritiro dai lavori dei radicali intransigenti. Le successive elezioni presidenziali del febbraio 1958 furono vinte da Frondizi, sorretto anche da peronisti e comunisti, mentre i radicali intransigenti si assicurarono la maggioranza dei seggi in Parlamento.

Nonostante le agitazioni sindacali e il continuo aumento del costo della vita, un certo grado di stabilità interna, sia sociale che economica, fu raggiunto nei mesi successivi anche grazie al ricorso a ingenti prestiti internazionali (tra i quali spicca quello di oltre un miliardo di dollari ottenuto nel 1960 dagli Stati Uniti). La popolarità di Frondizi calò tuttavia notevolmente, come mostrò, nelle elezioni del marzo 1962, il 35% dei consensi raccolti dai peronisti, nuovamente ammessi alla corsa elettorale. Nonostante proibisse a cinque esponenti peronisti di assumere l’incarico di governatore provinciale conquistato elettoralmente, il presidente fu destituito dai vertici delle forze armate, che lo accusarono di scarsa fermezza contro il movimento peronista. A succedergli fu chiamato il presidente del Senato José María Guido, che però lasciò il potere di fatto ai militari.

Peronisti e comunisti furono nuovamente esclusi dalle elezioni presidenziali del luglio 1963, che portarono alla nomina del candidato moderato Arturo Illía. Questi annunciò un programma di ricostruzione nazionale e di regolazione degli investimenti stranieri: l’introduzione di minimi salariali, di scarsi controlli governativi su prezzi e beni, nonché la regolamentazione delle agitazioni sindacali.

7.13

Il ritorno di Perón

Nelle elezioni del 1965 le liste peroniste conquistarono molti seggi, pur conservando il partito governativo di Illía una maggioranza di 71 seggi nella Camera dei deputati. Le agitazioni dei lavoratori, indotte dalla difficile situazione economica, proseguirono per tutto l’anno successivo, mentre i peronisti continuavano a ottenere successi nelle elezioni amministrative. Risultato di questa situazione fu il colpo di stato del giugno 1966: una giunta militare prese il potere; dopo Juan Carlos Onganía e Roberto Marcelo Levingston, fu il generale Alejandro Augustín Lanusse, che assunse l’incarico nel 1971, ad avviare il rientro nel regime civile. Nel 1972, tuttavia, il paese fu colpito da una nuova ondata di violenze, scioperi, rivolte studentesche e atti di terrorismo, alimentati dall’ulteriore aggravarsi della crisi economica.

I peronisti vinsero largamente le elezioni del marzo 1973, e il loro candidato presidenziale Héctor Cámpora assunse l’incarico il 25 maggio successivo. Immediatamente vi fu un intensificarsi degli atti di terrorismo di matrice fascista, ma altrettanto violenti scoppiarono gli scontri entro lo stesso partito di maggioranza, diviso tra moderati e radicali progressisti; il giorno del rientro di Perón a Buenos Aires (20 giugno), una manifestazione di protesta degenerò provocando 380 vittime.

Un mese più tardi Cámpora si dimise, e in settembre un nuovo pronunciamento popolare riportò Perón alla presidenza con più del 61% dei consensi; la sua terza moglie Isabelita Perón venne eletta vicepresidente e quando, il 1° luglio 1974, il suo consorte morì, andò al potere. Durante il suo governo, le condizioni politiche ed economiche del paese peggiorarono drammaticamente, mentre lo scatenarsi del terrorismo di sinistra e di destra giunse a provocare oltre 700 morti nel solo anno 1975. Fallito un primo tentativo di golpe militare nel dicembre di quell’anno, nel marzo successivo una giunta guidata dal luogotenente generale dell’esercito Jorge Rafael Videla assunse i pieni poteri, sciolse il Parlamento e impose la legge marziale, governando da allora per decreto.

7.14

Il regime militare e la guerra delle Falkland

Nei mesi immediatamente successivi al colpo di stato militare, il terrorismo continuò a dilagare; Videla lanciò allora la sua campagna di terrore contro gli avversari politici, basata su arresti, torture e assassinii di massa. La situazione economica rimase caotica; Videla fu sostituito dal maresciallo Roberto Viola (nel marzo 1981), a sua volta deposto meno di un anno dopo dal generale Leopoldo Galtieri. Il governo di quest’ultimo riuscì a raccogliere il paese attorno a sé nell’aprile 1982, occupando le isole Falkland (Islas Malvinas per gli argentini), ma dopo la breve guerra delle Falkland la Gran Bretagna recuperò le isole, screditando senza appello il dittatore, che fu sostituito dal generale Reynaldo Bignone.

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