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Struttura articolo
Per arte dell’età imperiale si intende la produzione artistica dei secoli da Augusto a Costantino. Fino all’età di Traiano l’impero visse un lungo periodo di pace all’interno, accompagnato dalla progressiva espansione territoriale oltre i confini; quindi patì una grave crisi politica, economica e militare, che si concluse con un’ultima fase di ripresa dell’istituzione imperiale. A questo quadro storico corrisposero vari momenti dello sviluppo artistico: l’arte dei primi due secoli si espresse attraverso un linguaggio elaborato nella tarda repubblica, fortemente impregnato di classicismo, pur con accenti originali soprattutto in campo urbanistico e architettonico. I modelli creati a Roma vennero esportati in tutto il vastissimo territorio dell’impero e adattati alle singole tradizioni locali. Dalla fine del II secolo si posero le premesse per l’arte tardoantica, che con l’età della tetrarchia trovò la sua affermazione anche in ambito ufficiale.
La fine della guerra civile (30 a.C.) inaugurò un periodo di pace e stabilità che durò quasi un secolo. Il lungo regno di Augusto (29 a.C. - 14 d.C.) permise il consolidamento della nuova situazione politica, favorendo il formarsi di un’arte in grado di esprimere i nuovi valori legati all’istituzione imperiale.
Ottaviano Augusto promosse un radicale rinnovamento della città di Roma, a partire dal restauro di tutti i principali templi, proseguendo con la ripresa e conclusione di imprese iniziate dal padre adottivo (come il foro di Cesare e il Teatro di Marcello), per arrivare alla costruzione di nuovi monumenti, come il tempio del Divo Giulio nel foro romano e quello di Apollo Sosiano, le terme di Agrippa, il Pantheon, il complesso del foro di Augusto. Anche in altre regioni d’Italia e nelle province più lontane si ebbe un’intensa attività edilizia, con la costruzione di grandi edifici pubblici come teatri, templi, mura, archi trionfali, acquedotti: ne sono testimonianza i numerosi monumenti che ancora sopravvivono nell’Italia Settentrionale (ad Aosta, Torino, Susa, Rimini), nella Francia meridionale (ad Arles, Nîmes, Orange, Vienne), in Spagna (a Merida, Tarragona), in Grecia (ad Atene, Corinto).
Il recupero del linguaggio e dell’equilibrio classici caratterizzano il monumento fondamentale della scultura dell’epoca, l’Ara Pacis Augustae (13-9 a.C.), interamente rivestita di rilievi di soggetto allegorico-mitologico, storico-politico e decorativo, che rappresentano una sorta di repertorio iconografico augusteo. Anche lo stile del ritratto dell’imperatore risentì del nuovo corso della scultura: se l’immagine giovanile era ancora di derivazione ellenistica, quella matura (Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani) riprendeva puntualmente il Doriforo di Policleto, di epoca classica. I ritratti dei membri della famiglia imperiale si esemplarono su quello di Augusto, attenuando e quasi annullando i tratti individuali a favore di un’accentuata somiglianza.
Un ritorno all’ordine avvenne anche nella pittura, con il passaggio dal secondo al terzo stile pompeiano e il ridimensionamento dell’illusionismo prospettico a favore di un’unità compositiva e cromatica (decorazioni delle Case di Augusto e di Livia sul Palatino e della villa della Farnesina). Anche le arti minori rispecchiarono la stessa tendenza alla compostezza e alla raffinatezza classica: capolavori del periodo augusteo e immediatamente successivo sono i grandi cammei come la Gemma Augustea (Kunsthistorisches Museum, Vienna) e opere di artigianato di lusso come il celebre Vaso Portland in vetro-cammeo (British Museum, Londra) e le argenterie di Boscoreale e della Casa del Menandro a Pompei.
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