![]() Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Arte romana, scelti dalla redazione di Encarta Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Arte romana |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 3 di 4
Struttura articolo
Tiberio (14-37 d.C.) fece costruire il primo palazzo imperiale sul Palatino (Domus Tiberiana) e inaugurò la tradizione delle grandi ville fuori dalla capitale, per l’ozio e il ritiro del sovrano, scegliendo Sperlonga e Capri (Villa Jovis). Claudio (41-54 d.C.) promosse importanti opere pubbliche: oltre all’acquedotto che da lui prese il nome (Acqua Claudia), realizzò il porto e i magazzini di Ostia. Una ripresa delle tendenze più stravaganti e originali nell’arte si ebbe sotto Nerone (54-68 d.C.). L’imperatore fece costruire in città un’immensa residenza, la Domus Aurea (64-68 d.C.), con palazzi, padiglioni, giardini, vasche, che inglobava il tempio del predecessore (Claudium). Per la decorazione e l’arredo del palazzo fece portare a Roma numerose opere d’arte greca, esposte accanto a una statua colossale del Sole. La pittura ritornò all’illusionismo delle costruzioni prospettiche e teatrali, ormai puramente fantastiche (quarto stile pompeiano).
Il successore Vespasiano rimediò agli eccessi di Nerone rendendo pubblica l’area della Domus Aurea e costruendo il Colosseo (75-80 d.C.), il primo anfiteatro stabile della città e il più grande del mondo antico. Fece inoltre realizzare il tempio della Pace (74 d.C.), preceduto da una grande piazza porticata dove espose le opere d’arte appartenute a Nerone. Grandi opere furono commissionate anche da Domiziano, che eresse un arco sulla via Sacra per il fratello Tito divinizzato (81 d.C.), ornato di rilievi, e fece costruire dall’architetto Rabirio il nuovo palazzo imperiale sul Palatino: grandioso complesso splendidamente decorato e ricco di opere d’arte, distinto in una parte pubblica, la Domus Augustana, e in una residenziale privata. Inoltre, avviò la realizzazione del penultimo dei fori imperiali, detto Transitorio o di Nerva (dal nome del successore), che racchiudeva il tempio di Minerva. A partire da quest’epoca, la pittura conobbe un progressivo declino, difficile tuttavia da ricostruire a causa della mancanza dei documenti.
Con Traiano l’impero raggiunse la massima espansione: molti monumenti furono realizzati per celebrare i successi militari dell’imperatore, come il trofeo di Adamklissi (nell’odierna Romania) e la Colonna Traiana, entrambi dedicati alla conquista della Dacia. Tra le opere pubbliche del periodo ricordiamo il porto di Traiano di Ostia (100-112 d.C.) e, a Roma, le terme sul colle Oppio e il complesso dell’immenso foro di Traiano (l’ultimo di quelli costruiti a Roma, compiuto intorno al 113 d.C.), che comprendeva una piazza, la basilica Ulpia, i mercati, la Colonna Traiana e le biblioteche, opera dell’architetto Apollodoro di Damasco. Quanto alla scultura, la decorazione della Colonna Traiana e dell’arco trionfale di Benevento (114 d.C.) rappresentano il vertice dell’arte del rilievo storico, opera di un artista ignoto chiamato convenzionalmente Maestro delle imprese di Traiano. Nelle province furono fondate diverse città, come Timgad (Algeria), esempio di accurata pianificazione urbanistica, ed eretti molti archi trionfali dedicati a Traiano. Nel corso del suo regno Adriano visitò gran parte dell’impero: ovunque promosse opere monumentali, come templi, archi, porte, acquedotti, magazzini. Ad Atene fece completare l’Olympieion pisistrateo e realizzare un arco trionfale e una biblioteca (130 ca. d.C.). A Roma fece erigere il nuovo mausoleo imperiale (Mole Adriana, poi Castel Sant’Angelo) e due templi, il Pantheon (ricostruito completamente nel 120-125 ca. d.C.) e il tempio di Venere e Roma, in stile greco asiatico (130 ca. d.C.). La sua opera più significativa fu Villa Adriana, presso Tivoli: residenza lussuosissima, dalle ardite soluzioni architettoniche e ricca di opere d’arte. La scultura dell’epoca fu improntata a un forte classicismo, anche se il genere del ritratto presentò un’innovazione interessante, con la rappresentazione dell’imperatore con la barba, secondo l’uso degli intellettuali greci. Con i successori Antonino Pio, Marco Aurelio e Commodo proseguì l’attività di edilizia monumentale a Roma e nelle province: nell’Urbe venne eretto un tempio dedicato ad Adriano divinizzato (Hadrianeum); a Ostia furono realizzate le terme del foro e grandi magazzini; ad Atene Erode Attico fece costruire lo stadio e l’odeon ai piedi dell’Acropoli; a Cartagine vennero erette le grandiose terme di Antonino Pio. La scultura ufficiale dell’epoca è rappresentata a Roma dalla statua equestre bronzea di Marco Aurelio sul Campidoglio, dalla base della Colonna di Antonino Pio (161-162 d.C., Musei Vaticani) e dalla colonna di Marco Aurelio (180-193 d.C.), opere che anticipano il linguaggio artistico tardoantico attraverso soluzioni tecniche e formali innovative (gerarchizzazione delle figure, uso della linea di contorno, prospettiva ribaltata ecc.). Tra le opere più notevoli realizzate fuori dalla capitale ricordiamo il ninfeo di Erode Attico a Olimpia (fontana monumentale, decorata da sculture che ritraggono i membri della famiglia imperiale) e il grande monumento di Efeso per la vittoria sui Parti (rilievi a Vienna, Ephesos-Museum). In questo periodo ebbe grande impulso la produzione dei sarcofagi in marmo, decorati con rilievi di soggetto mitologico, lavorati sia in Oriente (Atene, Asia Minore), sia a Roma, e diffusi per tutto l’impero.
Gli imperatori della dinastia dei Severi promossero importanti interventi monumentali nella capitale e in Africa. A Roma venne ampliato il complesso dei palazzi imperiali e ai suoi piedi venne innalzato il Septizonium (203 d.C.), grandioso ninfeo con fontane e sculture. Furono realizzate le terme di Caracalla (212-216 d.C.) e poco più tardi quelle di Alessandro Severo (227 d.C.). I rilievi dell’arco di Settimio Severo nel foro romano (203 d.C.) e quelli dell’arco degli Argentari (204 d.C.) mostrano in modo evidente caratteri che anticipano il linguaggio artistico tardoantico, quali la frontalità delle figure e la sovrabbondanza della decorazione. Questi tratti stilistici si riscontrano anche nel principale monumento celebrativo africano, l’arco dei Severi di Leptis Magna, interamente rivestito di decorazioni marmoree. Nella stessa città, patria di Settimio Severo, venne attuata una grandiosa risistemazione urbanistica, con l’aggiunta di un grande porto collegato tramite un’imponente via colonnata al complesso del foro, nel quale spiccavano la nuova basilica e il tempio della dinastia. L’arte del mosaico conobbe nuova fortuna in Africa, dove fu adottato un uso vivace dei colori e si imposero grandi composizioni figurate, sia di carattere mitologico, sia con scene di vita quotidiana. La scuola mosaicistica africana rimase molto vitale fino all’epoca tardoantica, facendo sentire il suo influsso anche in Italia (ad esempio nella decorazione pavimentale della villa di Piazza Armerina in Sicilia).
Durante l’anarchia militare e per tutto il periodo che precedette l’avvento di Diocleziano si succedettero numerosi sovrani, che regnarono talvolta per brevissimo tempo. Vennero dunque a mancare una committenza imperiale forte e continua e insieme i mezzi economici per realizzare grandi imprese monumentali. Tra le opere più significative figurano quelle volute da Aureliano (270-275 d.C.), che a Roma costruì nuove mura e fece erigere il tempio del Sole, divinità orientale aggiunta al pantheon romano. Nella scultura, i ritratti degli imperatori furono connotati da un forte realismo, fino a Gallieno (260-268 d.C.), sotto il quale si assistette invece a una rinascenza classicistica. La produzione dei sarcofagi in marmo perdurò con pezzi di altissimo pregio, come i sarcofagi di Acilia (235 d.C.) e il sarcofago Ludovisi (250 ca. d.C.; entrambi al Museo nazionale romano); nei rilievi che adornavano i sarcofagi per la committenza privata comparvero nuovi temi, come ritratti di filosofi o scene bucoliche.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |