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Introduzione; I primi libri per ragazzi; La nascita della letteratura per l’infanzia; Il Romanticismo e la letteratura per ragazzi; La letteratura d’avventure; Fiabe moderne e libri educativi; Le riviste statunitensi per bambini e i loro collaboratori; I libri illustrati; Il primo dopoguerra; Il secondo dopoguerra
Letteratura per l’infanzia Insieme dei testi composti espressamente per i bambini, destinati a essere letti direttamente da loro oppure letti o recitati ad alta voce da adulti. Nella letteratura per ragazzi si trovano prevalentemente testi narrativi, ma esistono anche altri generi, in particolare la poesia e la saggistica divulgativa. È tuttavia soltanto dal XVII secolo che la letteratura per i bambini e per i ragazzi si è costituita come un genere letterario dai connotati ben riconoscibili.
Fino a due o tre secoli fa, nella società occidentale non c’era chiara coscienza della differenza fra l’infanzia e le altre età della vita: in un certo senso, l’infanzia non esisteva, proprio perché non aveva un’identità sociale ben riconoscibile. A maggior ragione perciò non esisteva una letteratura per ragazzi propriamente detta, ma solo testi letterari, destinati originariamente a un pubblico di adulti, che venivano usati anche per l’infanzia, talvolta rimaneggiati o adattati, in forma orale o scritta. Di fatto, la materia prima della letteratura per i bambini era in gran parte derivata dalla tradizione orale dei racconti popolari, delle fiabe, delle leggende, dei miti per quanto riguarda la narrativa, e delle filastrocche giocose e delle ninne nanne per quanto riguarda la poesia. Nella cultura italiana medievale e moderna un ruolo importante fu rivestito anche dalla tradizione orale delle vite dei santi e dello stesso Nuovo Testamento, con l’adattamento popolare delle vicende della vita di Cristo. Nelle isole britanniche invece la tradizione dominante, trasmessa di generazione in generazione, consisteva in racconti e poemi più elaborati legati ai miti della cultura celtica o anglosassone: ad esempio le ballate popolari sugli eroi delle leggende locali, o i racconti cantati dai bardi itineranti, come Taliesin, in onore degli antenati mitici. I primi libri concepiti espressamente per l’infanzia furono modesti “abbecedari” di poche pagine oppure opere didattiche ispirate dalla Bibbia o dagli autori delle letterature greca e latina. Furono in genere eruditi di formazione ecclesiastica, come Adelmo, Alcuino o Beda il Venerabile, a comporre, già fra il VII e l’VIII secolo, antologie e manuali di latino destinati alle scuole monastiche. Ma fu solo con l’avvento della stampa, nel XV secolo, che si registrò un incremento significativo della produzione libraria destinata all’infanzia: produzione che cominciò anche a svincolarsi dalla rielaborazione di opere passate, per cominciare ad attingere alla materia della storia recente e della contemporaneità. Nel loro complesso però le opere per i bambini e gli adolescenti mantennero una prevalente destinazione pedagogica. Grande fortuna ebbe in tutta Europa uno dei libri realizzati dal primo stampatore inglese, William Caxton: il Book of Courtesye (1477, Libro di Cortesia), raccolta di poemi rimati che definisce le regole di comportamento per il bambino saggio. Nel 1485 lo stesso Caxton stampò La morte d’Artù di Thomas Malory, diventato poi la base per i successivi adattamenti delle leggende arturiane. Il libro ebbe grande successo fra i bambini dell’Occidente europeo, benché si possa ragionevolmente supporre che il pubblico di Malory fosse formato più da adulti che da bambini. Molto diffuse in tutta l’area delle letterature romanze, ma anche in Germania e nelle isole britanniche, furono le versioni delle favole di Esopo e del Romanzo di Renart, celebre raccolta di racconti in versi che ha per protagonista Renart la Volpe, simbolo dell’intelligenza e dell’astuzia, opposto a Ysengrin il Lupo, simbolo della forza bruta. Nel corso del XVI secolo apparve nelle isole britanniche anche un particolare “abbecedario” dedicato ai bambini, il cosiddetto Hornbook (“Libro di corno”). Si trattava di una pagina stampata coperta da un sottilissimo foglio trasparente di corno, montato su una cornice quadrata di legno, con una sorta di maniglia su un lato per permettere ai bambini di impugnarlo agevolmente. Il “Libro di corno” veniva usato per l’istruzione elementare e conteneva di solito l’alfabeto, il Credo, i numeri romani e altre simili informazioni di base. Nel corso del XVII secolo si diffuse largamente la lettura di libretti, di 16 o 32 pagine non rilegate, che venivano venduti porta a porta da venditori ambulanti, e che contenevano di solito testi della letteratura popolare, dai rimaneggiamenti dei romances medievali alle ninne-nanne. Uno degli sviluppi più significativi nella letteratura per i bambini fu l’impiego di illustrazioni. Il più antico libro illustrato che si conosca è l’Orbis sensualium pictus (Il mondo figurato delle cose sensibili ), pubblicato in latino nel 1658 dall’educatore protestante moravo John Amos Comenius. Il libro fu tradotto quasi ovunque: non solo in Europa (Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Spagna), ma anche in Asia (se ne conoscono edizioni in arabo, turco, persiano e mongolo). Ancora per tutto il XVII e il XVIII secolo i grandi successi per l’infanzia furono rappresentati soprattutto da libri destinati agli adulti, che tuttavia potevano essere validi anche per un pubblico di bambini: è il caso del Viaggio del pellegrino (1678-1684) di John Bunyan. Un destino simile spettò al Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe: la storia di un naufrago audace e ingegnoso, nata come una sorta di manifesto narrativo del liberalismo e dell’individualismo borghesi, divenne anche uno dei massimi capolavori della letteratura per ragazzi. Gli stessi primi due libri dei Viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift, che affascinavano i lettori adulti soprattutto per la loro forza satirica, divertivano allo stesso tempo il pubblico infantile per la novità e libertà dell’invenzione fantastica. Analoga sorte toccò al Barone di Münchhausen (1785) nato dalla paradossale ironia di Rudolf Raspe. In Francia, il primo grande successo della letteratura infantile fu rappresentato con ogni probabilità dalle Storie o racconti del tempo passato con un’aggiunta di moralità (1697) di Charles Perrault, una raccolta di fiabe tradizionali meglio conosciuta come I racconti di Mamma Oca: tra le fiabe più note di questo libro vi sono La bella e la bestia, La bella addormentata, Barbablù, Cenerentola. Quest’ultima però, come non pochi altri racconti di Perrault, era tratta a sua volta da Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (1634-1636, Il racconto dei racconti ovvero l’intrattenimento dei bambini), meglio conosciuto come Pentamerone, di Giambattista Basile, una raccolta di fiabe che è un autentico capolavoro della letteratura infantile di tutti i tempi e che in seguito sarebbe stata anche fonte d’ispirazione per i fratelli Grimm. Scritto in dialetto napoletano, per di più in uno stile assai ricco e barocco, il Pentamerone ebbe una circolazione relativamente limitata. Più in generale, in Italia lo sviluppo di una vera e propria letteratura per ragazzi avvenne soltanto durante il XIX secolo, in parte per lo scarso sviluppo dell’editoria, ma anche e soprattutto a causa degli altissimi livelli di analfabetismo. Si calcola che ancora all’epoca dell’unificazione, intorno al 1860, la percentuale di analfabeti nella popolazione della penisola fosse superiore all’80%: una situazione che ovviamente rendeva assai difficile la diffusione di una produzione editoriale riservata esclusivamente al pubblico dei bambini e dei giovanissimi.
Lo sviluppo di una letteratura dedicata espressamente ai bambini e ai ragazzi fu molto più precoce nei paesi di lingua inglese. Intorno al 1750 la bottega di John Newbery, situata a Londra nei pressi della cattedrale di Saint Paul, attirava, all’uscita dalla messa, i bambini della borghesia londinese, che vi scoprivano i volumi della “biblioteca giovanile”: erano libretti a basso prezzo, con la copertina di carta, contenenti perlopiù storie brevi, filastrocche, indovinelli, aforismi e testi divulgativi, stampati su carta pregiata, scritti da letterati sensibili alle esigenze del pubblico infantile e illustrati da disegnatori di talento, il più noto dei quali fu Thomas Bewick. John Newbery intuiva l’emergere di un pubblico nuovo, al quale bisognava offrire una nuova materia di lettura che in rapporto all’età e alle competenze fosse di buona qualità. Tuttavia, fino alla fine del XVIII secolo non esistette nella letteratura infantile una chiara distinzione fra l’intrattenimento e l’istruzione: la maggior parte dei racconti e delle poesie scritti per i bambini erano in realtà destinati a comunicare informazioni utili o consigli morali. Con ogni probabilità la letteratura infantile cominciò a diventare meno didattica solo con il diffondersi di una maggiore libertà religiosa, in relazione con lo spirito egualitario della Rivoluzione francese e della Rivoluzione americana. Un ruolo fondamentale nello sviluppo di una più precisa percezione delle caratteristiche specifiche della letteratura per l’infanzia rivestì il romanzo Emilio, o dell’educazione (1762) di Jean-Jacques Rousseau, destinato a diventare un classico della letteratura pedagogica di tutti i tempi: vi si mostrava per la prima volta che la mente di un bambino non è soltanto la mente di un adulto in miniatura, ma va considerata secondo le dinamiche e gli atteggiamenti a essa propri.
Un decisivo progresso nella storia della letteratura per ragazzi si verificò negli anni del Romanticismo. In particolare, il rinnovato interesse per il folclore arricchì la produzione per bambini di miti, fiabe e leggende. Il lavoro più significativo in questo senso è con ogni probabilità quello compiuto dai due fratelli tedeschi Jakob Ludwig e Wilhelm Karl Grimm, entrambi filologi, che raccolsero fiabe della tradizione popolare nei volumi conosciuti nel loro complesso come Le fiabe dei fratelli Grimm (1812-1822), che furono presto tradotti in tutto il mondo e che comprendono fiabe famosissime come Hansel e Gretel, Biancaneve e i sette nani, Cappuccetto rosso, Pollicino. Più elaborate e sovente autonome creazioni letterarie svincolate dalla tradizione furono le fiabe del danese Hans Christian Andersen, che uscirono prima in rivista e poi vennero via via raccolte in numerosi volumi, pubblicati fra il 1835 e il 1872 e comprendenti, fra le altre, La sirenetta, Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia, Il soldatino di stagno, Il vestito nuovo dell’imperatore.
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