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Georgia

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Georgia: bandiera e innoGeorgia: bandiera e inno
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6.4

Avvicinamento all’Occidente

Nel febbraio 1994, il governo georgiano rafforzò la cooperazione con la Russia, concedendole l’uso di tre basi militari; ad aprile, una tregua pose temporaneamente fine al conflitto in Abhasia. Nel corso dello stesso anno, facendo leva sul ruolo geopolitico del paese, all’incrocio di importanti rotte petrolifere, Shevardnadze si rivolse alle potenze occidentali per ottenere aiuti economici; aderendo in contropartita al programma Partnership for Peace della NATO, Shevardnadze stabilì una prima distanza da Mosca.

Nell’agosto 1995 la Georgia adottò una nuova Costituzione, diventando una repubblica presidenziale. Scampato a un attentato nello stesso mese, Shevardnadze fu rieletto a novembre alla presidenza conquistando nel contempo una schiacciante maggioranza nel Parlamento. Grazie agli aiuti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, l’economia del paese riprese a marciare.

Con il patrocinio di Mosca, nell’agosto 1997 Tbilisi firmò una dichiarazione di pace con i separatisti abhasi, concedendo alla provincia un’ampia autonomia, ma la tregua resse solo per pochi mesi. Scampato nel febbraio 1998 a un nuovo attentato, Shevardnadze accusò la Russia di esserne l’ispiratrice. In maggio i ribelli abhasi lanciarono una nuova offensiva contro le forze georgiane, riconquistando cospicue parti dei territori contesi della provincia.

Nel 1999 la Georgia divenne membro del Consiglio d’Europa. Lo stesso anno il governo georgiano firmò un accordo di cooperazione con la Turchia, l’Azerbaigian e il Kazakistan per la costruzione di un oleodotto strategico; l’accordo, mirato a diminuire la dipendenza economica dalla Russia, costituì un ulteriore raffreddamento delle relazioni tra Tbilisi e Mosca, la quale conservò tuttavia un importante ruolo politico-militare nella controversia che opponeva la Georgia all’Abhasia.

Nell’ottobre 1999 il partito di Shevardnadze, l’Unione dei cittadini per la Georgia, si aggiudicò le elezioni legislative riaffermando il controllo sul Parlamento georgiano. Le elezioni presidenziali dell’aprile 2000, vinte da Shevardnadze, furono contrassegnate da molte irregolarità, suscitando aspre polemiche nel paese. In giugno il paese aderì all’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO). In agosto, un primo contingente militare russo di 5000 soldati si ritirò dal paese.

Nel marzo del 2001, l’annuncio di elezioni locali in Abhasia causò una nuova crisi tra il governo centrale e la provincia. Nei mesi successivi le trattative con i nazionalisti abhasi portarono alla firma di un nuovo accordo, in seguito al quale le Nazioni Unite estesero il mandato della missione UNOMIG (United Nations Observer Mission in Georgia), operante dal 1993. La situazione politica interna georgiana andò tuttavia peggiorando di mese in mese, raggiungendo il culmine nel novembre del 2001, quando Shevardnadze rimosse l’intero governo. Nella primavera del 2002, causando un ulteriore strappo nelle relazioni con Mosca, il presidente georgiano firmò un accordo con Washington, accogliendo nel paese un primo contingente militare statunitense con il compito ufficiale di contrastare la penetrazione del terrorismo di matrice islamica tra i secessionisti abhasi.

6.5

La “rivoluzione delle rose”

Nel novembre 2003, al culmine di una grave crisi economica, il paese venne chiamato alle urne per il rinnovo della quota uninominale dei seggi del Parlamento. Lo scrutinio, svoltosi in un clima di irregolarità, fu oggetto di nuove critiche delle opposizioni, che invitarono la popolazione a scendere in piazza e richiedere le dimissioni di Shevardnadze. La protesta, chiamata anche “rivoluzione delle rose”, proseguì per quindici giorni fino al 23 novembre, quando, sottoposto a forti pressioni interne e internazionali, Shevardnadze fu costretto a dimettersi.

Le nuove elezioni presidenziali, svoltesi nel gennaio 2004, videro la vittoria di Mikhail Saakashvili, leader del Movimento nazionale, il principale partito dell’opposizione, con il 96,3% dei suffragi. Sostenuto dagli Stati Uniti e risolutamente filoccidentale, il Movimento nazionale si aggiudicò anche le elezioni per il rinnovo della quota proporzionale del Parlamento del marzo 2004, conquistando, con 135 dei 235 seggi, l’ampia maggioranza del Parlamento. Nello stesso mese, per contrastare un tentativo di secessione attuato dal leader locale Aslan Abashidze, Saakashvili ordinò il blocco economico della repubblica autonoma di Ajaria, assumendo in seguito il governo della provincia. A giugno si intensificò anche il conflitto con l’Ossezia meridionale e ad agosto le forze dell’esercito georgiano si scontrarono con quelle della provincia ribelle. Nel gennaio 2005 il presidente Saakashvili propose un nuovo accordo di autonomia alla provincia, che venne tuttavia respinto dalla leadership indipendentista osseta, che ribadì la richiesta di piena indipendenza.

Nel febbraio 2005, al primo ministro Zurab Zhvania, morto, apparentemente per una fuga di gas, in un appartamento di Tblisi, successe il ministro delle Finanze Zurab Noghaideli. A maggio la Georgia accolse la visita del presidente statunitense George W. Bush. Nello stesso mese il governo di Tblisi sottoscrisse un accordo con quello di Mosca per il ritiro completo delle truppe russe dal paese entro il 2008.

6.6

Contrasti con la Russia

A partire dal gennaio 2006, le relazioni tra Georgia e Russia subirono un ulteriore degrado. Dopo l’interruzione della fornitura di gas ed elettricità dovuta a un sabotaggio delle linee (attribuito a Mosca dal governo di Tblisi), nella primavera la Russia sospese l’importazione di vino e acqua minerale dalla Georgia accampando pretesti igienici. A luglio il governo georgiano chiese il ritiro delle truppe russe del contingente di pace delle Nazioni Unite nell’Ossezia meridionale; nello stesso mese venne formalmente inaugurato l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan. A settembre, in seguito all’arresto di un cittadino russo accusato di spionaggio da parte delle autorità di Tblisi, Mosca sospese alcune linee di trasporto tra i due paesi ed espulse migliaia di immigrati georgiani; a ottobre richiamò il suo ambasciatore a Tblisi, interrompendo tutte le linee di comunicazione: stradali, ferroviarie, telefoniche e postali. In Russia si sollevò nel contempo una campagna razzista contro gli immigrati georgiani, molti dei quali lasciarono il paese. A novembre, infine, la compagnia russa GAZPROM annunciò il raddoppio del prezzo delle forniture di gas alla Georgia, i cui effetti negativi furono tuttavia evitati grazie a un accordo con l’Azerbaigian.

Nel settembre 2006 la Georgia intensificò i suoi rapporti con la NATO, impegnandosi a realizzare le riforme in vista di un definitivo ingresso nell’alleanza.

6.7

Sviluppi recenti

Nell’autunno del 2007, le gravi accuse di corruzione e di violazione dei diritti umani rivolte dall’ex ministro della Difesa al presidente Saakashvili sollevano un’ondata di proteste in tutto il paese. A novembre viene dichiarato lo stato d’emergenza.

Nel gennaio 2008 Saakashvili viene confermato alla presidenza in elezioni anticipate la cui regolarità è contestata dalle opposizioni.

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