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Avesta

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Avesta Raccolta di libri sacri dello zoroastrismo (o mazdeismo), venerati anche dagli attuali seguaci dell'antico culto persiano fondato da Zoroastro e noti come parsi, che vivono in piccole comunità in Iran, India e Pakistan. L'Avesta, che possediamo incompleta, si compone di cinque parti: spiccano in esse le Gatha, inni e canti attribuiti allo stesso Zoroastro e compresi nello Yasna, principale documento liturgico dello zoroastrismo completato dalla Visprat, contenente un calendario delle celebrazioni. La Vendidad o Videvdat, di redazione più tarda (epoca sassanide, III-VII secolo d.C.), costituisce il fondamento della legge zoroastriana; il Khvartak Apastak (piccola Avesta) raccoglie testi minori, come gli Yasht, 21 inni dedicati ad angeli ed eroi.

Fiorita sei secoli prima dell'era cristiana, la religione rappresentata dall'Avesta potrebbe essere stata il culto praticato dagli Achemenidi, la dinastia cui appartennero i re Ciro il Grande, Dario I e Serse I (VI-V secolo a.C.). Dopo la conquista della Persia da parte di Alessandro Magno nel IV secolo a.C., gli adepti diminuirono e molti libri sacri andarono perduti; infine, nel VII secolo d.C. il culto venne quasi distrutto dai musulmani, durante la loro vittoriosa invasione. La maggior parte dei seguaci di Zoroastro dovette allora accettare il Corano; altri, invece, fuggirono in India portando con sé ciò che rimaneva degli scritti sacri. Pochi fedeli rimasero in Persia e, benché perseguitati, continuarono a praticare la loro religione. A questi due gruppi si deve la conservazione dell'Avesta nella sua forma attuale.

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