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Cavallo di Troia

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Ricostruzione del cavallo di TroiaRicostruzione del cavallo di Troia

Cavallo di Troia Nella mitologia greca, l’espediente che permise ai greci di vincere la guerra di Troia. Morto Achille e falliti tutti i tentativi di espugnare Troia, i greci avevano poche speranze di conquistare la città. L’indovino Calcante suggerì allora di ricorrere a un sotterfugio: Epeo fu incaricato di costruire un gigantesco cavallo di legno, dall’interno cavo e con una porticina nascosta su un fianco, mentre, sull’altro fianco venne incisa un’iscrizione che dedicava la statua ad Atena come dono propiziatorio per il ritorno in patria dei greci.

Nel ventre del cavallo presero posto i guerrieri più valorosi, tra cui Menelao, Ulisse e Neottolemo. Giunta la sera, i greci diedero fuoco al campo e simularono la partenza, lasciando l’enorme simulacro ligneo abbandonato sulla spiaggia. Il mattino seguente i troiani uscirono dalle mura, e qualcuno propose di portare il cavallo nella cittadella per consacrarlo alla dea Atena. Si opposero strenuamente a questa idea sia Cassandra, che però non fu creduta, sia Laocoonte, il sacerdote di Apollo, che, subodorato l’inganno, scagliò una lancia contro il ventre del cavallo – facendolo risuonare e dimostrando così che era vuoto – e consigliò quindi di darlo subito alle fiamme. Ma i suoi concittadini non vollero sentire ragioni, tratti in inganno dalle menzogne di un prigioniero greco, Sinone: costui, infatti, aveva dichiarato che la statua era stata costruita come dono votivo ad Atena, e che era così grande per evitare che i troiani la portassero all’interno della città. Se avessero profanato la statua, infatti, Atena avrebbe distrutto Troia, ma se l’avessero sistemata sulla cittadella, Troia avrebbe dominato su tutta l’Asia.

Laocoonte cercò ancora di protestare, ma in quella due serpenti marini uscirono dal mare e avvilupparono nelle loro spire i figli del sacerdote. Questi corse in loro aiuto, ma tutti e tre furono trascinati tra i flutti e vi trovarono la morte. Il prodigio convinse i troiani, che festeggiarono la presunta vittoria portando il cavallo nella città. Quando tutti furono addormentati, Elena, convinta in precedenza da Ulisse ad aiutare i greci, dette il via libera ai guerrieri nascosti nel cavallo, mentre Sinone, accendendo un falò sul punto più alto delle mura di Troia, avvertiva la flotta, nascosta poco lontano. I guerrieri greci si riversarono fuori dal cavallo, aprirono le porte della città ai compagni, e fecero strage dei troiani addormentati, mettendo a ferro e fuoco la città.

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