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    Guerra di Troia Nella mitologia greca, guerra di una coalizione di popoli greci contro la città di Troia, o Ilio, narrata nell’Iliade, poema epico di.

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Guerra di Troia

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Maschera di AgamennoneMaschera di Agamennone
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Introduzione

Guerra di Troia Nella mitologia greca, guerra di una coalizione di popoli greci contro la città di Troia, o Ilio, narrata nell’Iliade, poema epico di Omero. Il mito potrebbe fare riferimento a uno scontro effettivamente avvenuto fra i greci del tardo periodo miceneo (vedi Micene) e gli abitanti della Troade, una regione dell’Anatolia che attualmente fa parte della Turchia. Gli scavi archeologici iniziati nel 1870 da Heinrich Schliemann hanno dimostrato che Troia venne distrutta da un incendio verso il 1260 a.C., epoca cui anche la tradizione faceva risalire la guerra, e che la distruzione potrebbe essere stata il risultato di un tentativo di saccheggiare il prospero centro o di porre fine al suo controllo commerciale sullo stretto dei Dardanelli.

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Le cause della guerra

Secondo il mito, le origini della guerra stavano nella disputa provocata dal cosiddetto “pomo della discordia”, una mela d’oro con la scritta “alla più bella” che venne lanciata da Eris, dea della discordia, fra i convitati al matrimonio del re dei mirmidoni, Peleo, con la ninfa Teti. Le tre dee Era, Atena e Afrodite affidarono a Paride, figlio del re di Troia Priamo, il compito di attribuire il frutto alla più meritevole. Consegnando la mela ad Afrodite, dea dell’amore, Paride si assicurò il favore della dea e l’amore della bella Elena, moglie di Menelao re di Sparta; con l’aiuto di Afrodite, Paride rapì Elena e la condusse a Troia.

Poiché i troiani rifiutavano di restituire Elena, i greci – che Omero chiama achei – organizzarono contro Troia una spedizione capeggiata da Agamennone, re di Micene e fratello di Menelao; alla spedizione parteciparono con mille navi i più valenti guerrieri greci, tra i quali Achille, Patroclo, Aiace d’Oileo e Aiace Telamonio, Nestore, Ulisse e Diomede.

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L’assedio

Come aveva predetto l’indovino Calcante, l’assedio alla città durò dieci anni, durante i quali non solo si scontrarono gli eserciti achei e troiani con i loro alleati, ma anche le divinità dell’Olimpo che parteggiavano per l’una o per l’altra fazione. Nel decimo anno di conflitto Achille ritirò le sue truppe dal combattimento a causa di una lite con Agamennone. Senza la sua guida i greci cominciarono a subire sconfitte, finché Patroclo indossò la corazza di Achille e li condusse alla vittoria, respingendo i troiani entro le mura della città; tuttavia, Patroclo venne ucciso da Ettore, figlio primogenito di Priamo ed erede al trono. Per vendicare la morte dell’amico, Achille scese nuovamente in campo e uccise il valoroso principe troiano. Dopo la sconfitta troiana, l’unico figlio di Ettore, Astianatte, venne gettato dalle mura della città; Andromaca, sua sposa, fu data in schiavitù a Neottolemo, figlio di Achille. Dopo la morte di Neottolemo, Andromaca (che gli aveva dato tre figli) sposò Eleno, fratello di Ettore e re dell’Epiro.

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Il cavallo di Troia

Troia venne infine vinta con l’inganno: i greci costruirono un enorme cavallo di legno, lo stiparono di guerrieri armati e, fingendo di ritirarsi, lo abbandonarono sulla spiaggia come un dono votivo agli dei. I troiani, tratti in inganno dalla menzogna di Sinone, spia dei greci, lo introdussero entro le mura: durante la notte i guerrieri uscirono dal cavallo e aprirono le porte della città all’esercito greco, che la conquistò e l’incendiò. Furono pochi i troiani che sfuggirono alla strage: tra questi fu Enea che, insieme ad altri sopravvissuti e dopo le avventurose peregrinazioni narrate nell’Eneide di Virgilio, sbarcò in quella che oggi è l’Italia e diede origine alla stirpe latina.

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