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Gerolamo

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Antonello da Messina: San Gerolamo nello studioAntonello da Messina: San Gerolamo nello studio
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Introduzione

Gerolamo In latino Eusebius Hieronymus (Stridone, Dalmazia 347 - Betlemme 420), santo, padre e dottore della Chiesa, studioso della Bibbia; la sua opera più importante è la Vulgata, ovvero la traduzione della Bibbia in latino.

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La vita

Nato da una famiglia cristiana, studiò a Roma presso le scuole di Elio Donato e Mario Vittorino, ritirandosi poi nel deserto siriaco dove visse da asceta e approfondì lo studio delle Scritture. Nel 379 venne ordinato sacerdote; trascorse in seguito tre anni a Costantinopoli con il padre della Chiesa orientale, san Gregorio Nazianzeno. Nel 382 tornò a Roma e divenne segretario di papa Damaso I, esercitando un notevole influsso su molti seguaci e procurandosi qualche attrito col clero romano.

Nel 386 si stabilì a Betlemme, dove Paola, una nobile romana sua seguace (in seguito proclamata santa), aveva fondato quattro conventi, tre per le suore e uno per i monaci, quest'ultimo retto dallo stesso Gerolamo. Qui Gerolamo proseguì le letture e gli studi biblici e ingaggiò una controversia non solo con gli eretici Gioviniano e Vigilanzio e con gli adepti del pelagianesimo, ma anche con il monaco e teologo Tirannio Rufino e con sant'Agostino. Il conflitto con i pelagiani costrinse Gerolamo a nascondersi per due anni. Morì subito dopo il rientro a Betlemme.

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L’attività patristica

Conoscitore del latino, del greco e dell’ebraico, Gerolamo fu uomo di grande cultura e parimenti versato nella tradizione biblica e in quella classica, poiché oltre ai testi sacri amò profondamente, non senza qualche senso di colpa, Virgilio, Cicerone, Persio, Svetonio e altri autori pagani della letteratura latina e greca. Nei Chronica, una sorta di storia universale che traduce e integra quella di Eusebio di Cesarea, e nella raccolta di biografie De viris illustribus, Gerolamo denota una forte dipendenza da Svetonio, mentre il modello ciceroniano influenza il suo Epistolario, peraltro ricco di spunti originalissimi. La sua grande cultura biblica e teologica emerge invece nei numerosi scritti polemici, scritti per contrastare con mordace aggressività diverse manifestazioni di eresia.

Un discorso a parte merita la sua opera di traduttore in latino della Bibbia; e ciò non solo per l’ampiezza e la qualità del lavoro svolto, ma anche perché la Vulgata da lui redatta è stata considerata nei secoli dalla chiesa cattolica il testo ufficiale delle Sacre Scritture.

Papa Damaso affidò nel 382 a Gerolamo la revisione della Itala, una traduzione latina già esistente di Antico e Nuovo Testamento, prodotto frammentario dell’opera di diversi traduttori in diverse fasi cronologiche, mancante quindi di uniformità stilistica e di omogeneità contenutistica. Gerolamo produsse anzitutto una nuova versione del Nuovo Testamento, lavorando invece alla revisione del Vecchio Testamento nei numerosi anni del successivo periodo di permanenza a Betlemme. Qui collazionò infatti la precedente traduzione latina con quella greca dei Settanta e con gli originali ebraici e aramaici, dando origine a un’opera di impianto grandioso che venne accettata non senza polemiche, ma che nel tempo si affermò poi autorevolmente.

Il rigore filologico gli consentì di avvicinare lo stile della nuova traduzione latina all’originale ebraico, del quale, quando possibile, Gerolamo rispettò anche l’ordine delle parole, che conteneva secondo lui una valenza sacrale. La sua vasta cultura classica e soprattutto la lettura di Cicerone gli avevano inoltre fornito un amplissimo e raffinatissimo lessico, che usò nella Vulgata in sapiente mescolanza con termini di latino “popolare” propri della lingua delle antiche comunità cristiane. Fu proprio la presenza di componenti tra loro tanto diverse a rendere la sua traduzione qualcosa di così duraturo nel tempo, anche se alcuni libri biblici furono tradotti in modo meno accurato e sicuramente più frettoloso di altri.

Non sempre originale e in certi punti addirittura acritico, e in ogni caso eccessivamente dipendente dal metodo allegorico-interpretativo di Origene, è invece il commento da lui accluso a buona parte della Bibbia; qualche interesse meritano però le Quaestiones Hebraicae, che mirano a mettere in luce la sua ricostruzione filologicamente corretta del testo del libro della Genesi.

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