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    La Repubblica Ceca, detta anche Cechia, in ceco Česká republika, è uno stato dell' Europa centro-orientale che confina a sud-est con la Slovacchia, a sud con Austria, a ovest ...

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Repubblica Ceca

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Repubblica Ceca: bandiera e innoRepubblica Ceca: bandiera e inno
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7.1

La divisione della Cecoslovacchia

La Cecoslovacchia uscì dal blocco comunista, immediatamente prima del suo definitivo crollo, tra l’estate del 1989 e la primavera del 1990, attraverso un rapido processo di democratizzazione sostenuto dai paesi occidentali e definito “Rivoluzione di velluto”. Nel dicembre 1989 vennero infatti nominati il dissidente Václav Havel alla presidenza della federazione e Marian Calfa alla guida di un governo di transizione. Nei due anni seguenti, all’interno del governo federale crebbe il conflitto tra la leadership ceca, risoluta ad attuare una radicale riforma economica e politica dello stato, e quella slovacca, più favorevole a cambiamenti graduali, nel timore che l’introduzione di provvedimenti accentuatamente liberisti potesse provocare un deterioramento della situazione della Slovacchia, meno industrializzata e più dipendente dall’intervento dello stato.

I tentativi dell’Assemblea federale di giungere a un compromesso tra le istituzioni federali e quelle delle due repubbliche non ebbero alcun esito e le elezioni legislative svoltesi nel giugno 1992 sancirono la profonda spaccatura tra le parti occidentale e orientale della Cecoslovacchia, una schierata con il Partito democratico civico (ODS, nato dal Forum civico di Havel) di Václav Klaus, l’altra con il Movimento per una Slovacchia democratica di Vladimir Mečiar. In luglio, opponendosi alle riforme economiche sostenute dai cechi nel Parlamento federale, il Parlamento di Bratislava proclamò la sovranità della Repubblica Slovacca. In novembre, malgrado una forte opposizione nel paese e senza ricorrere a una consultazione referendaria, il Parlamento federale fissò al successivo 31 dicembre la fine dello stato nato nel 1918.

La Cecoslovacchia si separò consensualmente il 1° gennaio 1993 nelle due entità statali di Repubblica Slovacca e Repubblica Ceca. Alla fine dello stesso mese Havel fu eletto alla presidenza della Repubblica Ceca e Klaus diventò capo del governo.

La Repubblica Ceca proseguì nella politica di liberalizzazione del mercato iniziata dalla Cecoslovacchia – non senza creare conflitti all’interno della società – e ottenne l’associazione del paese all’Unione Europea. All’inizio del 1994 il governo di Praga firmò un accordo di pace con i paesi occidentali, atto preparatorio all’ingresso del paese nell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord (NATO).

Le elezioni legislative del 1996 videro prevalere, seppure di poco, il Partito civico democratico (ODS) di Klaus sul Partito socialdemocratico (CSSD) di Miloś Zeman; Klaus assunse la guida di un governo minoritario di coalizione. Nel gennaio 1997 i governi ceco e tedesco firmarono una dichiarazione di scuse per gli arbitri commessi dai due paesi durante la seconda guerra mondiale (vedi Questione dei Sudeti).

7.2

Crisi economico-politica

A partire dal 1997 il paese fu investito da un’acuta crisi economica e politica. I risultati rivendicati dai governi conservatori si rivelarono infatti del tutto effimeri; gli investimenti esteri e i proventi delle privatizzazioni di importanti industrie erano stati utilizzati in buona parte per alimentare un vasto sistema clientelare e assicurare la sopravvivenza di obsolete imprese statali legate a esponenti del governo. Le riforme annunciate da Klaus stentarono a decollare, mentre importanti membri del governo furono coinvolti in casi di corruzione. A novembre un ennesimo scandalo finanziario provocò le dimissioni di Klaus e la scissione dell’ODS, dalla quale nacque una nuova formazione, l’Unione della libertà (US).

Nel 1998 Havel fu riconfermato alla presidenza della Repubblica. Nelle elezioni legislative anticipate di giugno l’ODS fu battuto dai socialdemocratici del CSSD. Privo di una maggioranza in Parlamento, Zeman, il leader del CSSD, formò un governo di coalizione con lo stesso ODS sulla base di un accordo chiamato “d’opposizione”. Nel marzo 1999 la Repubblica Ceca entrò ufficialmente a far parte della NATO, insieme con altri due paesi ex comunisti, l’Ungheria e la Polonia. L’intervento militare della NATO in Kosovo fu tuttavia sostenuto molto tiepidamente dal governo ceco.

Per fronteggiare la grave situazione economica e finanziaria del paese Zeman varò un drastico programma, comprendente la chiusura di imprese improduttive, il congelamento degli stipendi degli impiegati statali, il taglio delle pensioni e la privatizzazione di una serie di banche prossime al fallimento. L’impopolarità dei provvedimenti adottati fece perdere a Zeman molti consensi e alla fine del 1999, nel decimo anniversario della “rivoluzione di velluto”, il paese fu percorso da un’ondata di proteste. Le elezioni per il rinnovo parziale del Senato del novembre 2000 registrarono il successo di una coalizione centrista (Coalizione dei quattro), mentre il CSSD ottenne solo uno dei 27 seggi in palio.

Tra la fine del 2000 e gli inizi del 2001 si sviluppò una singolare disputa tra il governo e i giornalisti della televisione di stato. Questi ultimi entrarono infatti in sciopero contro la nomina di un nuovo direttore generale, ritenuta funzionale a una strategia di controllo del servizio televisivo pubblico. Grazie al massiccio sostegno dell’opinione pubblica ceca, che animò decine di manifestazioni in difesa dell’indipendenza dell’informazione, la disputa si risolse con le dimissioni del neodirettore e con la vittoria dei giornalisti.

7.3

L’ingresso nell’Unione Europea

Nonostante la sua fragilità, l’“accordo di opposizione” tra il CSSD e l’ODS assicurò al paese un periodo di stabilità politica e favorì la ripresa economica; il Parlamento approvò inoltre un serie di leggi mirate ad armonizzare la legislazione ceca con le norme in vigore nell’Unione Europea.

Le legislative del giugno 2002 registrarono la sostanziale tenuta del CSSD che, con il 30,2% dei suffragi, ottenne 70 dei 200 seggi della Camera dei rappresentanti, e la sconfitta dell’ODS di Klaus, che conquistò il 24,5% dei voti (perdendo circa 5 punti) e 58 seggi. Modesto fu il risultato della Coalice (la coalizione centrista tra cristiano-democratici e liberali), che raccolse il 14,3% dei voti e 31 seggi, mentre i comunisti del KSCM guadagnarono 8 punti raggiungendo il 18,5% dei suffragi (41 seggi). Il leader del CSSD Vladimir Spidla formò un nuovo governo, in cui entrarono anche i cristiano-democratici e i liberali.

Nell’agosto 2003 Praga e la Boemia meridionale furono colpite da devastanti inondazioni che provocarono ingenti danni economici, diverse vittime e la distruzione di oltre mille abitazioni. Allo scadere del secondo mandato di Václav Havel, nel febbraio 2003, il Parlamento ceco elesse, al terzo turno, Václav Klaus, il candidato della minoranza, alla presidenza della Repubblica. A giugno, un referendum approvò con il 77,33% dei voti (ma si recò alle urne solo il 55% dell’elettorato) l’ingresso del paese nell’Unione Europea, ufficializzato il 1° maggio 2004.

7.4

Sviluppi recenti

A Vladimir Spidla, dimessosi in seguito alla sconfitta del CSSD nelle elezioni europee del giugno 2004, succede alla guida del governo il compagno di partito Stanislav Gross.

Coinvolto in uno scandalo finanziario, Gross si dimette nell’aprile 2005 e viene sostituito alla guida del governo da Jiřrí Paroubek. Le elezioni legislative di giugno 2006 delineano un quadro politico estremamente instabile. Con il 35% dei voti e 81 seggi, l’ODS conquista il primo posto, seguito dal CSSD (32,3% dei voti e 74 seggi). Retrocedono i comunisti del KSCM, che ottengono il 12,8% dei voti e 26 seggi. Mirek Topolanek dell’ODS forma un governo di coalizione che dura solo fino a ottobre. A gennaio si insedia un nuovo governo di coalizione, guidato ancora da Topolanek, che ottiene a stento la fiducia del Parlamento.

Nel giugno 2007, l’annuncio del governo riguardante l’avvio di un negoziato con gli Stati Uniti per l’installazione di basi missilistiche nel paese solleva un’ondata di proteste.

Nel febbraio 2008 Václav Klaus è confermato alla presidenza della Repubblica.

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