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Rousseau, Henri (Laval 1844 - Parigi 1910), pittore francese, tra i principali rappresentanti dello stile naïf; la sua pittura, caratterizzata da una resa semplificata della figura umana, dalla stesura del colore in campiture nitide e piatte, da un timbro sempre misterioso ed enigmatico, fu ammirata da vari artisti a lui contemporanei o delle nascenti avanguardie, tra cui Robert Delaunay, Georges Seurat, Pablo Picasso, Georges Braque, Giorgio de Chirico, Salvador Dalí.
Dopo un'infanzia e un'adolescenza difficili, segnate dalle difficoltà economiche, si arruolò diciannovenne nell'esercito, per sfuggire alla casa di correzione cui lo destinava la giustizia in seguito a un piccolo furto. Nel 1868, morto il padre, si trasferì a Parigi, dove nel 1871 trovò impiego presso gli uffici del Dazio. Iniziò quindi a dipingere, da autodidatta, avvalendosi dei consigli di due pittori accademici, Félix-Auguste Clément e Jean-Léon Gérôme. Espose una prima volta al Salon des Champs-Elysées ma, dopo la stroncatura della critica ufficiale, nel 1886 si iscrisse alla Société des Artistes Indépendants (nata solo due anni prima), con la quale partecipò in seguito a numerosi Salon. Nel 1893 lasciò l’impiego (da cui derivò il soprannome, peraltro impreciso, di “Doganiere”) per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Nonostante la diffidenza del pubblico, gli osservatori più attenti ai fermenti artistici e culturali della fine del secolo apprezzarono la pittura apparentemente ingenua di Rousseau, che ignora il rigore della prospettiva geometrica e costruisce mondi immaginifici con volumi e figure svincolate da obblighi mimetici, inseriti in composizioni sovente di taglio monumentale. Tra i soggetti ricorrono, nei primi anni di attività, paesaggi fantastici popolati di personaggi in costume (Sera di carnevale, 1886, Museum of Art, Philadelphia) e vedute di Parigi (L'isola di Saint-Louis vista dal porto di Saint-Nicolas, 1888); quindi, dagli anni Novanta, prevalgono foreste rigogliose e i cosiddetti “ritratti-paesaggi”.
La famosa serie delle “giungle” (Sorpresa!, 1891, National Gallery, Londra; Il leone affamato, 1905, collezione privata; L'incantatrice di serpenti, 1907, Musée d'Orsay, Parigi), in cui la ricca vegetazione tropicale nasconde animali feroci o figure umane isolate, fu forse ispirata dai racconti dei soldati reduci dalla campagna francese in Messico a sostegno dell'imperatore Massimiliano, che Rousseau udì ad Angers nel 1867. Ma tali dipinti vanno letti anche alla luce della moda dell'esotico, che interessò ad esempio la pittura di Eugène Delacroix e di Jean-Auguste-Dominique Ingres, e della tendenza primitivista di cui fu massimo interprete Paul Gauguin.
Quanto ai ritratti-paesaggi, genere di cui Rousseau si riteneva inventore, si tratta di originali rappresentazioni in cui il soggetto, reso attraverso accurata descrizione fisionomica e ricchezza di dettagli, appare entro uno scenario ricco e importante, che gode di un rilievo ben maggiore di quello di un semplice sfondo (Ritratto di Pierre Loti, 1891, Kunsthaus, Zurigo; Ritratto di donna, 1895, Louvre, Parigi; La musa ispira il poeta, in due versioni, 1908-09, Museo Puškin, Mosca; 1909, Kunstmuseum, Basilea).
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