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Introduzione; Opere; Metodi d’indagine; Metafisica; Logica; Fisica, o filosofia naturale; Biologia; Psicologia ; Etica e politica; Retorica; Poetica; Influenza di Aristotele
In logica, Aristotele enunciò regole di inferenza che, se rispettate, non avrebbero mai condotto da premesse vere a conclusioni false (regole di validità). Gli elementi fondamentali dell’inferenza in questione sono sillogismi: proposizioni che, se considerate una in relazione all’altra, generano necessariamente una determinata conclusione. La scienza è il risultato della costruzione di sistemi più complessi di ragionamento. Nelle sue opere logiche Aristotele fece una distinzione tra dialettica e apodittica. Egli sostenne che la dialettica esamina gli argomenti unicamente in merito ai criteri di coerenza; l’apodittica procede invece deduttivamente a partire da principi che si fondano sull’esperienza e su una scrupolosa osservazione.
In astronomia, Aristotele concepì un universo finito di forma sferica, con la Terra posta in un centro costituito da quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. Nella fisica aristotelica ognuno di questi elementi occupa un luogo particolare, determinato in base alla sua pesantezza relativa, o, come diciamo oggi, al suo “peso specifico”. Ognuno di essi si muove secondo la sua natura in linea retta – la terra verso il basso, il fuoco verso l’alto – verso il suo luogo specifico, dove raggiungerà lo stato di quiete; sulla Terra il moto locale, pertanto, è sempre lineare e ha sempre termine. I cieli, invece, ruotano incessantemente per loro natura secondo un complesso moto circolare e devono, pertanto, essere costituiti da un quinto elemento diverso dagli altri, denominato aither (“etere”). Essendo un elemento superiore, l’aither è incapace di qualunque altro mutamento che non sia un mutamento di luogo con moto circolare.
In zoologia, Aristotele si riferì a un determinato sistema di generi naturali (“specie”), ciascuno dei quali si riproduce in conformità al proprio tipo, tranne nel caso di alcune eccezioni. I cicli tipici di vita sono epicicloidali: si ripete il medesimo modello, ma attraverso una successione lineare di individui. Questi processi sono dunque collocati a metà tra il movimento circolare e costante dei cieli e il semplice movimento lineare degli elementi terrestri. Le specie costituiscono una scala graduata che si estende dal semplice (vermi e mosche al gradino più basso) al complesso (esseri umani al gradino più alto), pur nell’impossibilità di qualsiasi evoluzione.
Per Aristotele la psicologia era lo studio delle funzioni dell’anima. Sottolineando che “forma” (l’essenza o gli elementi invarianti caratteristici di un oggetto) e “materia” (il comune e indifferenziato substratum delle cose) non possono esistere l’una senza l’altra, Aristotele definì l’anima come “quella particolare funzione del corpo che è costituita in modo tale da poter svolgere le operazioni vitali”. La dottrina di Aristotele è una sintesi tra la concezione più arcaica, secondo la quale l’anima non può esistere indipendentemente dal corpo, e la concezione platonica dell’anima come entità separata e immateriale.
Le scienze pratiche come la politica o l’etica assunsero invece lo status di “scienze” unicamente per analogia, come dimostrano le nozioni aristoteliche di “natura umana” e “realizzazione di sé”: l’appartenenza alla natura umana comporta per ognuno la capacità di assumere abitudini che, tuttavia, dipendono dalla cultura e dalle scelte individuali; tutti gli uomini desiderano la “felicità”, una piena realizzazione delle loro potenzialità, ma questo fine può essere conseguito in molteplici modi. Nell’Etica nicomachea Aristotele afferma che il vero bene, e con esso la vera felicità, è il fine delle azioni dell’uomo e consiste nell’attività dell’anima in accordo con la virtù. L’anima è costituita da due parti, la parte razionale e la parte appetitiva, cioè “che desidera”; quest’ultima è priva di ragione, ma dalla ragione può essere diretta. Vengono così definiti due tipi di virtù: le virtù dianoetiche, proprie dell’anima razionale, e le virtù etiche, che consistono nel dominio della ragione sull’anima desiderante. La virtù etica è data dalla capacità di scegliere il “giusto mezzo” tra due estremi, che sono viziosi l’uno per difetto e l’altro per eccesso (ad esempio, il coraggio è il giusto mezzo tra la vigliaccheria e la temerarietà). Le virtù etiche sono la temperanza, il coraggio, la liberalità, la mansuetudine, la magnanimità e, soprattutto, la giustizia. Le virtù dianoetiche, proprie dell’anima razionale, sono la scienza, l’arte, la saggezza, l’intelligenza e la sapienza. L’amicizia, cui sono dedicati i libri VIII e IX, è strettamente legata alla virtù e considerata il principale fondamento dei legami sociali. Nel decimo e ultimo libro Aristotele afferma che il sommo bene per l’uomo coincide con la sapienza, che è la più alta delle virtù dianoetiche e che culmina nella vita contemplativa. In politica, ovviamente, si possono trovare molte forme del vivere umano associato; quale sia quella conveniente dipende da circostanze contingenti e mutevoli. Aristotele non considerò la politica come una ricerca del modello ideale di comunità politica, ma piuttosto come un esame del rapporto fra esempi concreti di comunità politica da una parte e leggi, costumi e caratteristiche ideali dello Stato dall’altra. Così, benché avesse accettato l’istituzione a lui contemporanea dello schiavismo, egli moderò la sua approvazione insistendo sul fatto che i padroni non dovrebbero abusare della loro autorità, poiché gli interessi dei padroni e quelli degli schiavi sono i medesimi. La biblioteca del Liceo conteneva una raccolta di 158 Costituzioni sia greche sia di altri stati, tra le quali la Costituzione degli ateniesi scritta dallo stesso Aristotele, della quale nel 1890 fu scoperta una copia scritta su papiro. L’opera è stata di grande aiuto a vari storici nella ricostruzione di molte fasi della storia di Atene.
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