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  • Lingue slave - Wikipedia

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  • Lingue slave orientali - Wikipedia

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Lingue slave

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Lingue slave Sottofamiglia delle lingue indoeuropee. Le lingue slave sono attualmente parlate da più di 250 milioni di persone in Europa orientale e centrale, nella maggior parte della penisola balcanica e in Asia settentrionale (vedi Slavi). Hanno tratti di affinità con le lingue baltiche, tanto che alcuni studiosi le raggruppano entrambe in una sottofamiglia balto-slava.

Le lingue slave moderne sono divise in tre rami: slavo orientale, che comprende russo (o grande russo), ucraino (detto anche piccolo russo o ruteno), bielorusso (o russo bianco); slavo meridionale, a sua volta suddiviso in un gruppo orientale, che comprende bulgaro e macedone, e in un gruppo occidentale comprendente serbo-croato e sloveno; slavo occidentale, ripartito in un gruppo cecoslovacco (ossia ceco, slovacco e altri idiomi, quali boemo e moravo), in un gruppo lechitico (comprendente il polacco e i vari dialetti casciubi, resti dell'antico pomeranico), e infine in un gruppo sorabo o lusaziano, cioè alto e basso sorabo (o vendico).

Alcune lingue slave moderne sono scritte con i caratteri dell'alfabeto latino adattati con alcuni segni diacritici, e sono parlate prevalentemente da popolazioni cattoliche. Altre lingue slave (russo, ucraino, bielorusso, macedone e bulgaro) usano varie forme di alfabeto cirillico, come risultato dell'influsso della Chiesa ortodossa orientale. La lingua serbo-croata è detta serbo quando viene scritta da serbi in alfabeto cirillico, e croato quando è scritta da croati in alfabeto latino. La lingua che per prima venne scritta in alfabeto cirillico, usata come lingua liturgica, viene detta antico bulgaro, paleoslavo o antico slavo ecclesiastico. Per quasi tutto il Medioevo il paleoslavo fu la lingua della letteratura ecclesiastica e di documenti ufficiali e diplomatici.

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