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Guerra

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1

Introduzione

Guerra Conflitto armato che oppone, in combattimenti di vasta portata, più stati o più popoli. Alla base di una guerra vi possono essere motivazioni diverse, di solito dipendenti da più fattori (economici, politici, religiosi ecc.) spesso inestricabilmente intrecciati. Molti conflitti, anche in epoca contemporanea (come ad esempio nel Ruanda e nella Iugoslavia), si sono sviluppati anche a causa di contrasti etnici e razziali. Quando il conflitto esplode tra gruppi compresi in una stessa nazione o in uno stesso stato, si parla di “guerra civile”.

Nella storia dell’umanità, la guerra ha fatto ben presto la sua comparsa, accompagnando le vicende di gran parte delle società e degli stati. La strategia militare (dal modo di armarsi a quello di condurre una battaglia) nel corso dei secoli ha subito un’enorme evoluzione, determinata dagli sviluppi tecnologici e scientifici, nonché da quelli politici, sociali e culturali. Dall’epoca medievale, l’attività bellica è stata progressivamente regolata, dando vita, nel tempo, a una normativa che oggi costituisce la base di numerosi trattati e di un diritto internazionale.

A partire dall’antichità, l’uomo ha affrontato l’argomento della guerra in migliaia di opere letterarie, teatrali, pittoriche, musicali ecc. Da un punto di vista politico-filosofico, la guerra può essere considerata come il tentativo e la tecnica di soluzione dei conflitti che la politica (e quindi il dialogo, la mediazione, la diplomazia) non è riuscita a comporre; se da una parte è quindi l’antitesi della politica, dall’altra è – come suggerisce Karl von Clausewitz – la sua “continuazione ... con altri mezzi”.

2

Dall’antichità al Medioevo

Nelle prime fasi della storia dell’uomo, le guerre si manifestarono tra gruppi sociali che perseguivano obiettivi diversi e contrastanti, di norma legati al territorio e alle sue risorse; condotte con strumenti e strategie primordiali, erano essenzialmente mirate a scacciare il gruppo rivale dal territorio conteso e a stabilirvi il controllo. Un importante cambiamento nel modo di attrezzarsi alla guerra e nella definizione degli obiettivi si ebbe con l’apparizione delle città-stato. A partire dal Medioevo si fece strada la riflessione sulla legittimità della guerra.

2.1

Comparsa degli eserciti

I primi eserciti della storia comparvero in Medio Oriente, nella cosiddetta “mezzaluna fertile” (la regione che si estende dal Golfo Persico al Mediterraneo), nel IV millennio a.C. I più potenti eserciti del vicino oriente furono quello assiro e successivamente quello persiano. Entrambi schieravano in campo cavalieri, fanti e arcieri. L’introduzione del carro da guerra nel 1800 a.C. condusse a una rivoluzione nell’arte militare. Le città-stato greche utilizzavano una fanteria dotata di armamento pesante (scudo, lancia, spada) e organizzata in schiere serrate, le falangi, efficaci nell’urto frontale ma difficili da manovrare. Alessandro Magno impiegò le falangi, la fanteria leggera e la cavalleria in una potente forza d’attacco e nel giro di pochi anni distrusse l’esercito persiano, creando il più grande impero fino allora esistito.

I romani superarono largamente i loro predecessori nell’arte della guerra. I fanti delle legioni dell’impero romano disponevano di un armamento ridotto (scudo, gladio, giavellotto) ed erano suddivisi in tre schiere (hastati, principes, triarii) dai compiti diversi (primo assalto, sostegno, rinforzo). Perfettamente addestrate, disciplinate e in grado di compiere lunghe marce di trasferimento, le legioni romane estesero il dominio di Roma sull’Europa e sul bacino del Mediterraneo, conservandolo fino al V secolo d.C., quando l’impero romano d’Occidente cedette sotto l’urto di successive invasioni barbariche.

L’Europa fu in parte riunificata solo nell’VIII secolo d.C. sotto l’impero carolingio. Risale a quel periodo l’adozione delle staffe, che consentivano ai guerrieri di brandire più saldamente spada e lancia contro il nemico. Dalla caduta dell’impero romano, anche l’arte militare aveva subito una battuta d’arresto, mentre in Oriente i bizantini avevano sviluppato sofisticate tattiche e sperimentato efficacemente l’impiego di arcieri a cavallo.

Nel Medioevo la fanteria subì il predominio della cavalleria, la cui capacità offensiva venne tuttavia presto contenuta dall’introduzione di nuove armi. Durante la guerra dei Cent’anni (1337-1453) gli inglesi impiegarono infatti con successo l’arco lungo e nello stesso periodo la fanteria leggera venne munita di balestre, meno rapide degli archi ma più potenti e con una gittata maggiore.

2.2

La “guerra giusta”

Nella Grecia antica e nell’impero romano prevaleva l’idea che fosse compito dei popoli evoluti sottomettere, con ogni mezzo, i popoli barbari, considerati inferiori. In questa visione il nemico era privo di ogni diritto; i popoli vinti potevano legittimamente essere spogliati di tutto e asserviti.

Nei secoli successivi si sviluppò una profonda riflessione etica e filosofica sulla liceità della guerra, soprattutto tra ebrei e cristiani. Per molto tempo, questi ultimi considerarono illecita la guerra, poiché contraria al principio dell’amore universale tra gli uomini. In seguito, prima con Agostino e poi con Tommaso d’Aquino, in ambito cristiano si precisò invece la distinzione tra guerra illecita e “guerra giusta”; questa rispondeva a precise condizioni: essa non solo doveva rispondere a una “giusta causa” ed essere guidata dalle “giuste intenzioni” di imporre ordine e giustizia (e quindi non motivata da scopi economici o di dominio politico), ma doveva anche essere promossa da un’autorità sovrana riconosciuta (“giusto titolo”).

Nel Medioevo venne introdotta una distinzione tra conflitti armati “privati”, combattuti ad esempio tra feudatari, e guerre tra stati. Sotto l’influenza della Chiesa, venne elaborato un codice di cavalleria rivolto soprattutto a tutelare la popolazione civile e a garantire i diritti dei vinti. Queste regole non si applicavano di solito agli “infedeli”, contro i quali vennero lanciate diverse crociate. Dal XIV secolo, le regole in precedenza stabilite vennero travolte dalla comparsa nei conflitti di altri protagonisti, i condottieri e le compagnie di ventura, che ignoravano i codici della cavalleria; peraltro, la distinzione tra soldati e popolazione civile venne resa molto ardua dall’esplosione di violentissime guerre di religione.

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